San Pietro e San Paolo

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Chi sono io per te? E’ una domanda forte che ci viene fatta sempre nella vita. Te lo domanda chi ti vuole bene, chi condivide con te la vita e ti risveglia al senso vero delle tue decisioni, ti rimanda all’incandescenza delle prime scelte, ai motivi che ti fanno essere quello che sei. Lo domandano i malati al medico, i lavoratori al datore di lavoro, i giovani agli adulti e spesso lo domandate voi ai figli, quando vi sembra di non essere più genitori, ma portinai di un albergo.

Lo domanda Gesù a Pietro e la domanda risuona oggi nella nostra coscienza: Chi è Gesù per me? Quanto è entrato nella mia vita? Come orienta i miei pensieri, le mie decisioni, le mie scelte?” Credere in Gesù è diventato per me un mestiere o mi prende ancora la vita, le risorse, i pensieri, il cuore?

A Paolo la domanda arriva come un fulmine a ciel sereno: perché mi perseguiti, perché continui a cancellarmi dalla tua vita? Perché giochi a nasconderti, a fuggire, a non fare i conti veramente con te, nella profondità della tua coscienza?  Smettila di fare il fanatico, il talebano. Ti stai nascondendo dietro una maschera, dietro il tuo ruolo, ma io voglio parlare con te.

A queste domande segue una professione di fede, un affidamento radicale a Dio. Pietro sa chi è Gesù, lo scoprirà sempre di più e si affida, Paolo cambia vita e si lascia trasformare dall’interno. Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.

E qui nasce la Chiesa. Da una professione di fede, che è affidamento senza sconti e senza maschere a Dio e da uno sguardo misericordioso di Gesù alla nostra vita.

Popi la vita continua con i suoi ritmi, le sue leggi e le sue eccezioni alle leggi, i suoi beni e le sue sofferenze, i fatti limpidi e chiari e quelli assurdi e incomprensibili. Lì nella vita si gioca il nostro tempo, si vivono le nostre molteplici relazioni.

E ogni giorno stiamo a registrare cadute e aspettare perdono.

Infatti di una grande certezza non si può dubitare: Dio n on ci abbandona, Dio è fedele, Dio libera, salva, accoglie, sostiene.

Lo ha provato Pietro, che viene liberato di peso, con la sensazione di vivere un sogno, quindi con l’unica forza di Dio; lo ha sperimentato Paolo che viene condotto per mano sui mari del mondo allora conosciuto e condotto a Roma tra un naufragio e l’altro, tra una scorta di guardie e l’altra, nel massimo di una schiavitù che poteva sembrare offesa a Dio e impedimento al suo piano e invece fu il binario sicuro della forza di Dio.

Se ci affidiamo a Dio Lui non ci abbandona, Lui sa quale è la sete dell’uomo e come attraverso di noi garantire la sua presenza.

L’esperienza che state vivendo in Azione Cattolica è nella scia di questi elementi fondamentali, è la scia dell’apostolo, dell’apostolato, del servizio al vangelo. E’ in presa diretta con le domande di Gesù ed è in una sintonia progettata con Pietro e Paolo, con gli apostoli, con il papa, con i suoi successori.

Siete convocati a a Roma, nella città dell’annuncio e del martirio, della fede e della sequela. Qui vi sentite ancora oggi risuonare nella coscienza le domande di Gesù, perché qui Pietro e Paolo hanno vissuto le risposte e ci hanno regalato la fede, perché anche noi la portiamo ovunque. Quando si fa un incontro a Roma leggiamolo sempre così, sempre un ritorno alle sorgenti e una risposta a una chiamata.