Domenica terza di quaresima - Dio è sempre Padre anche quando ci sferza Gv 2, 13-25

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Noi abbiamo la triste possibilità di cambiare anche le cose più belle in una bottega. Abbiamo un istinto indomabile di mercificare ogni cosa, ogni sentimento più bello, ogni realtà anche profonda: il primo ad essere messo in vendita dicono è stato l’amore, o meglio il corpo distribuito a brandelli per denaro. Siamo stati fatti per essere un dono l’uno per l’altra, invece diventiamo una merce. Poi abbiamo mercificato la paternità e la maternità, la nascita: possiamo prendere in affitto un utero per far fare un figlio, andiamo alla banca del seme a comperare un padre; poi abbiamo fatto bottega della vita affettiva: oggi si può comperare una zia o una nonna per riempire il vuoto di affetti di una casa o dei figli; e di conseguenza abbiamo mercificato anche il rapporto con Dio.

Che cosa mi dai se ti prego Dio per farti avere una grazia? Signori avete avuto fortuna quest’anno con i vostri greggi, con i vostri affari? Guardate che dovete pagare, altrimenti l’anno prossimo la grandine è assicurata, le locuste vi mangeranno tutto, dall’aviaria non avrete scampo. Guardate che bel capretto vi potete acquistare per placare Dio di tutte le malefatte che avete combinato. Era la scena che apparve davanti a Gesù quel giorno vicino alla pasqua in cui era salito al tempio. La casa di Dio scambiata per un mercato. E’ l’immagine di ogni dimora di Dio, che è la nostra vita, scambiata in oggetto di mercificazione.

E Gesù butta all’aria tutto, attirandosi le ire non solo dei commercianti, ma soprattutto di coloro che ricavavano guadagno dai loro affari. Ogni posto vendita del tempio è come ogni posto vendita delle nostre fiere; il suolo pubblico lo chiedi e lo paghi se vuoi vendere. La mia casa è la casa della preghiera, è il luogo in cui puoi ascoltare la Parola di Dio e non comperare benedizioni; è lo spazio della lode e della gratitudine, non del contrattare le tue pigrizie Il tuo corpo è tempio dello Spirito Santo, non lo puoi vendere, la vita è dono gratuito di Dio, non la puoi barattare né vendere, né comperare; la terra è di tutti, l’aria e l’acqua sono beni indispensabili per la vita, sono di Dio e da Dio regalati alla vita degli uomini. No! voi li vendete.

Mio padre non è quello che voi dite, non sta dietro l’altare a vedere se gli animali che gli offrite sono zoppi, ma vi guarda il cuore. E gli scoppiò dentro questa certezza. Il Regno è qui, è dietro l’angolo. E’ proprio qui, un investimento unico di tutte le forze del creato che mio Padre ha pensato da sempre. Il Padre è disposto a tutto pur di inaugurarlo e io mi ci metto dentro, costi quel che costi. Se volete stare con me dovete lasciare i vostri loculi, e buttarvi nella vita. Vi sembrerà di fare poco, di essere solo una goccia nell’oceano. Mio Padre fa il Regno con le gocce.

Sta diventando decisivo per la vita di Gesù quell’Eccomi, manda me a tentare di parlare al cuore dell’uomo che ha chiuso ogni orecchio alla tua parola. So che il tuo amore di Padre sta rincorrendo gli uomini, sta decifrando ogni minima disponibilità al tuo piano di amore, sta chiamando uomini e donne a dire un sì generoso alla tua grazia.

So che ogni giorno torni in soffitta a guardare se dal viale alberato di ogni tua casa spunta il figlio che ti ha abbandonato per quattro lenticchie. Ti sento supplicare quell’altro che invece ti sta addosso, ma non gli importa niente di te. So che se anche una madre si dimenticasse di suo figlio, tu non ti puoi  dimenticare di nessuno.

Gesù ha la lucidità della visione dei fatti che è caratteristica di ogni giovane, in un paio di anni si era fatta anche una giusta conoscenza delle ragioni del declino della religione dei padri e aveva trovato le cause oltre che nel cuore di tutti, assopito e ingabbiato dall’egoismo, anche nella mentalità dei creatori di cultura, di quel tempo, i farisei. Questo gesto del tempio non è un momento di follia o di perdita di controllo. Andate a leggere il capitolo 23 Matteo, dove lancia i suoi guai:: ipocriti, guide cieche, talebani, sepolcri imbiancati, sguatteri di lavandini sbrecciati, serpenti, razza di vipere, buttamassi dalle autostrade della vita.

Si firmava la sua condanna, ma aveva nel cuore il Regno di Dio che non può subire continuamente scippi di perbenismo, qualunque esso sia. Non gridava allo scandalo, ma alla possibilità di prendere coscienza di sé e degli altri, del male che ti rende schiavo e che non ha certo bisogno di silenzio complice per essere vinto, ma soprattutto di un affidamento a Dio Padre per goderne l’infinito amore, che al terzo giorno avrebbe rinnovato il tempio per eccellenza: il corpo, la vita,  di Gesù