Consiglio nazionale del 21-22 ottobre 2017

Versione stampabileVersione stampabile

San Paolo, come abbiamo appena sentito, ci assicura che le fede in Dio, che dà vita ai morti, ci fa eredi della promessa fatta da Gesù. Paolo aggiunge "noi siamo stirpe di Abramo, il quale saldo nella speranza contro ogni speranza, divenne padre di molti popoli". La maturità della fede di Abramo è legata alla sua speranza. E' la speranza che sostiene i suoi passi nel corso del suo lungo pellegrinaggio. E' un incedere il suo nella speranza. Carissimi amici, la fede rende figli, la carità fratelli, la speranza padri. La fede rende figli, che non hanno timore di riconoscere, come abbiamo sentito nel vangelo, il Signore davanti agli uomini. E se la meta della fede è la salvezza, la sua linea di partenza è la conversione. La carità rende fratelli, fa sentire che siamo tutti figli del Padre celeste. I figli scoprono di avere dei fratelli. E la sorgente della carità è la libertà da se stessi; e la sua foce, un delta, è la gratuità. Non si è liberi fino a quando non compiamo gesti limpidi nella gratuità. La speranza rende padri, adulti, ancorati a Dio, attenti alla voce dello Spirito, maestro interiore, che insegna ciò che bisogna dire al momento opportuno in ogni circostanza. Nemica della speranza è l'ansia: lo dice la liturgia in uno splendido inno: fugge l'ansia dai cuori, s'accende la speranza. Alleata della speranza è la serenità, e attendere come Abramo il compimento delle promesse di Dio, più grandi del suo nome. Sperare dunque rende padri, e sperare significa attendere, che è cosa ben diversa dall'aspettare. Tra attendere e aspettare c'è la stessa differenza che passa tra il complemento di moto a luogo e quello di stato in luogo: l'attendere è un moto a luogo. La speranza rende padri, oltre che pellegrini, come Abramo. Chi è più pellegrino di un padre, chi è più pellegrino di Dio? Carissimi fratelli, la fede rende figli, la carità fratelli, la speranza padre, adulti nella fede.