LA STORIA DELL'AC

Home » Articoli » Oggi con tutte le ucraine, esempio di eroismo pacifico

Notarstefano su «Avvenire». Recuperare l’umanità e la dignità negate dai soprusi

Oggi con tutte le ucraine, esempio di eroismo pacifico

La celebrazione di questo 8 marzo, Giornata internazionale della donna, sia soprattutto nel loro nome, le donne di Ucraina, per il coraggio, la dignità, la pienezza di vita che hanno saputo testimoniare in questo anno di violenza e di stupro collettivo, perpetrato da chi si dice uomo ma ha perso ogni parvenza di umanità.

Che siano madri o figlie, sorelle o mogli tutte hanno negli occhi l’orrore di una guerra brutale, vigliacca, e le lacrime di un popolo che non chiedeva altro che vivere in pace nella propria terra, nelle proprie case. Riflettiamo su questo, specie noi maschi: ancora una volta è stato un uomo a dichiarare la guerra e le donne a pagarne per prime le conseguenze, le prime a morire insieme ai figli. Con esse celebriamo e siamo vicini a tutte le donne del mondo che lottano per non essere considerate titolari di una cittadinanza di seconda classe, per poter studiare, lavorare, curarsi, esprimersi liberamente, mostrare il volto e i capelli.

Quanta strada resta da fare. Quanta violenza anche tra le mura delle nostre case. Quanti silenzi. Quanta colpevole indifferenza. Quanti sguardi girati dall’altra parte. Quanto sfruttamento di donne trattate come oggetti e quante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; quanto arbitrio dell’uomo e quanta sottomissione, quanta privazione delle stesse libertà fondamentali. Ciò che accade in terra di Ucraina, e in ogni guerra, non è estraneo alla negazione di un principio sacrosanto: non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate tutte le forme di discriminazione e di sopraffazione che ledono la dignità personale inscritta dal Creatore in ogni essere umano.

Il pieno rispetto della dignità della donna, di tutte le donne, sia programma di governo del Paese e dell’Europa e, soprattutto, impegno di ciascuno. I diritti delle donne nel privato come nel pubblico non siano semplicemente dichiarati; la famiglia sia un luogo di reale corresponsabilità nei diritti e nei doveri; l’educazione familiare sia la prima occasione per una crescita paritaria nel pieno rispetto dell’integrità anche fisica della persona; la scuola aiuti a superare lo stereotipo dei ruoli e a considerare ogni differenza come risorsa da promuovere intervenendo anche sulle forme emergenti di devianza, di intolleranza e di bullismo; il mondo del lavoro sia aperto ad un accesso senza discriminazioni di genere specialmente nelle responsabilità; il mondo dei media offra un’immagine realistica e non riduttiva della figura della donna nella vita quotidiana e nella vita sociale; il continente europeo impari a respirare a due polmoni e a testimoniare accoglienza e solidarietà a partire dalle donne e dai bambini; nel Paese e nella Chiesa si sappia riconoscere e valorizzare sempre più la sapienza delle donne che anche oggi può aprire vie inedite di speranza, nella reale condivisione e corresponsabilità dell’impegno alla costruzione di un presente e di un futuro di pace.

Lo dobbiamo alle donne di Ucraina e a tutte le donne del mondo, al loro quotidiano pacifico eroismo. Lo deve, in particolare, l’Azione Cattolica alla nostra “Sorella maggiore”, Armida Barelli, per la cui beatificazione, avvenuta lo scorso 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano, il prossimo 22 aprile 2023 ringrazieremo papa Francesco, in Udienza nell’Aula Paolo VI insieme agli amici dell’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Come ha efficacemente riassunto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, la beata Armida Barelli (fondatrice nel lontano 1918 della Gioventù Femminile cattolica che dal 1931 sarà Gioventù Femminile di Azione Cattolica) «è stata una donna cattolica che ha anticipato i tempi, in un tempo in cui ai laici era riconosciuto ben poco spazio anche nell’azione liturgica della Chiesa; ha dato vita a iniziative che hanno anticipato il clima del Concilio Vaticano II», spendendo la sua vita «in molte battaglie sociali e politiche, come quella per l’affermazione dei diritti delle donne e per lo sviluppo di migliori politiche per il lavoro e la formazione». Una pioniera nella Chiesa e nella società italiana del suo tempo la cui opera si iscrive nelle pagine più luminose dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese.

Presidente nazionale dell’Ac. Articolo pubblicato sul quotidiano «Avvenire» dell’8 marzo 2023

Autore

Articolo precedente