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Gli occhi si aprano alla speranza

La speranza rende audaci e ci fa costruttori di un futuro nuovo. Ci fa venire la voglia di salire sulla barca della storia per indirizzarne il corso. Pubblichiamo il testo dell’omelia di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, pronunciata nella celebrazione eucaristica in apertura del Convegno nazionale degli assistenti di Ac

Sulla barca della storia. Il ministero dell’Assistente come scuola di fraternità: è il titolo del Convegno nazionale degli Assistenti regionali, diocesani e parrocchiali di Ac che ha iniziato i suoi lavori lunedì pomeriggio a Roma. Al centro delle riflessioni il tema della fraternità, la vera e unica grande scommessa che oggi viene affidata alla generosità degli assistenti e all’ascolto dei laici. Solo un camminare insieme rende tutti veri discepoli di Cristo.

Pubblichiamo l’omelia di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, che idealmente ha aperto i lavori con una celebrazione liturgica martedì 17 gennaio. La fraternità è l’unica speranza che cambia il mondo.

«Cari sacerdoti e assistenti di Azione cattolica, Dio non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome con i servizi che avete reso e che tuttora rendete ai santi. Accompagnare, come voi fate, i nostri fratelli, i soci dell’Azione cattolica nel mai compiuto cammino del discepolato nell’educazione, cioè una fede matura e generosa, è un grande atto di carità che il Signore non dimentica. E un lavoro non sempre facile a favore dei santi.

E il vostro lavoro è un servizio, il nostro lavoro è un servizio, per adoperare ancora le parole della Lettera agli Ebrei, a favore della speranza.  Della speranza di un compimento senza fine, di una speranza che fa camminare e che mette insieme, associa, costruisce e incontra gli uomini e che sempre rifiorisce anche nell’aridità o stanchezza che talvolta ci coglie, nella pazienza e nella perseveranza. La speranza rifiorisce sempre. Ecco, forse possiamo avvertire attorno a noi un deficit di speranza e quindi di energia costruttiva; la liturgia ci aiuta invece ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta.

Abbiamo sentito il canto al Vangelo, abbiamo invocato il Padre perché illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. Che bella espressione “gli occhi del cuore”: perché l’ardore dell’impegno, il fuoco del cuore, dipende da questa speranza di verità, di felicità che illumina i nostri occhi. Il cuore ha occhi perché si nutre di ciò che contempla, l’amore si nutre di ciò che è contempla. Gli occhi del cuore si aprono su Gesù Cristo: è lui la nostra speranza, la certezza di un bene nel futuro, la ragione per cui facciamo tutto e quando ci raduniamo e per aiutarci a dire la nostra fede. Il nostro amore in Gesù Cristo, nostra speranza, è lui che ci dà l’energia perché il problema, spesso nostro ma anche di tanti amici, non è la mancanza di energie o la stanchezza, è un problema di visione che gli occhi si aprano alla speranza. 

Costruttori di un futuro nuovo

Vorrei dire che questa speranza che rende audaci ci fa costruttori di un futuro nuovo, ci fa venire voglia cioè di salire sulla barca della storia per indirizzarne il corso. In qualche modo nel misterioso disegno di Dio la traiettoria della storia dipende anche da noi, dalla nostra azione, dalla nostra visione delle cose, dalla generosità con cui vi stiamo dentro da protagonisti. Non subiamo per esempio il cambiamento, ma lo vogliamo, lo provochiamo. Il cristiano vuole cambiare la storia per renderla più degna dell’uomo e della sua vocazione altissima. 

il titolo di questo raduno ci richiama al fattore più importante per abitare nella barca della storia: è la fraternità che l’assistente deve sapere e poter sempre suscitare. La fraternità cristiana, in cui ciascun uomo possa essere chiamato per nome e abbracciato dentro la ricchezza della sua diversità di lingua, di popolo, di nazione, soprattutto i più poveri, quelli che più hanno bisogno. È questa fraternità che rende il volto della Chiesa un vero volto di madre, come augurò alla Chiesa italiana proprio papa Francesco a Verona: la Chiesa lieta, inquieta, e con il volto di madre. Questa fraternità è anche una profezia per il cambiamento del mondo perché nella misura in cui ciascun uomo, soprattutto chi più ha bisogno, viene amato e chiamato per nome, allora anche il mondo potrà essere così trasformato e ciascuno potrà sentirsi a casa. 

Il compimento di questa speranza, continua la Lettera agli Ebrei, richiede che ci si faccia imitatori di coloro che con la fede e la costanza divengono eredi delle promesse, imitatori di testimoni. Mi pare che assistere i nostri fratelli nel cammino della fede significa anche accompagnarli nell’imitazione dei testimoni della fede ed è la pazienza e quasi usare di farci noi stessi, come San Paolo, modelli da imitare. Ma non perché siamo bravi o perché abbiamo capacità da vantare, no, solo perché ci è stata usata tanta misericordia. L’unico nostro vanto è che abbiamo incontrato la grazia di Dio e che il suo amore ha trapassato la nostra vita e quasi ne vorremmo tanto quasi da trasferirvi. Abbiamo bisogno che il mondo, la Chiesa, tutti abbiamo bisogno di testimoni di persone che vivono ciò che annunciano, almeno nel desiderio, almeno nel tentativo, testimoni dei vitali modelli capaci di suscitare la gioia e la speranza nel futuro. 

L’uomo si riaccende davanti a un testimone

L’uomo si riaccende davanti a un testimone. Pensiamo in questi giorni all’impressione suscitata dalla figura di fratel Biagio a Palermo, ma tutti noi incontriamo quotidianamente figure che suscitano speranze, testimoni di carità e dell’amore che predica perché, come il Vangelo di oggi, ha ancora in sé l’amore di Dio e la sua bellezza sono sempre e diventano sempre compassione per gli uomini, amore sincero per ogni uomo. 

La fraternità si compie nell’ambito di relazioni importanti familiari. Permettetemi di augurarvi di essere voi stessi per le persone affidate alla vostra assistenza, nel solco del cammino dell’Azione cattolica, padri, amici e fratelli. Il Signore ve ne dia la grazia, il gusto e la gioia e quasi lavorando sulla immagine del convegno auguro che l’Azione cattolica sia questa barca buona su cui solcare la storia, una barca di fraternità per la gloria di Dio, per la nostra salvezza per la trasformazione del mondo».

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