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Contro l’individualismo imperante, costruiamo un “noi” fatto di Speranza, sinodalità, inclusivo e solidale, con in piedi nel Vaticano II e il volto di una Chiesa come popolo che cammina nella storia

Notarstefano. Il tempo della Speranza

Foto tratta dal sito della Segreteria generale del Sinodo
Foto tratta dal sito della Segreteria generale del Sinodo

«Viviamo in un tempo in cui prevale un senso di individualismo, spesso portato fino all’eccesso, dovuto da tanti fattori, non ultimo da una cultura economicista, che ha pervaso la vita sociale con l’enfatizzazione dei valori dell’utilità e della competizione e mettendo in ombra i valori della cooperazione e dell’amicizia sociale»: così Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Ac in un’intervista rilasciata a Simone Baroncia per l’agenzia di informazione ACI Stampa.
«Quindi – ha proseguito Notarstefano – quello della ricostruzione e del legame comunitario è un tema importante; però il “noi” non può essere una chiusura nel gruppo, ma deve essere qualcosa di inclusivo ed aperto. In questo cammino aiuta l’esperienza ecclesiale, che ci fa vivere la comunità non come qualcosa di esclusivo e di chiusura, ma che cresce attraverso il dialogo con l’altro e nell’esperienza dell’accoglienza dell’altro. È un’esperienza che si può vedere nella Chiesa sinodale e nel magistero di papa Francesco. Come associazione, crediamo che occorra dare anche una mediazione culturale a quest’esperienza».

Impariamo a costruire insieme le decisioni

Quindi, quanta “sinodalità” si sta sviluppando nella Chiesa?
«È un cammino. Credo che il Sinodo dei vescovi sulla sinodalità abbia introdotto stili e pratiche che, dal basso, stanno animando una conversione pastorale: penso allo stile della conversione spirituale, che è un modo di ripensare il nostro incontrarci a partire da un ascolto sincero dell’altro. Dobbiamo imparare a costruire insieme le decisioni: questa è la sfida che abbiamo davanti. Guardiamo con grande fiducia al cammino dei vescovi, ma guardiamo anche con grande fiducia al cammino delle Chiese italiane, perché le assemblee dei vescovi, che si terranno il prossimo novembre e a maggio del prossimo anno possano essere un’esperienza dove tutti concorrano a scegliere insieme su questioni cruciali che riguardano la vita della Chiesa. È una sfida che deve essere affrontata con grande fiducia, senza dimenticare il monito di papa Francesco: questa deve essere soprattutto un’esperienza spirituale; insieme sotto la guida dello Spirito Santo».

La sinodalità come postura essenziale della Chiesa

Presidente Notarstefano, secondo papa Francesco il processo sinodale è una delle “più preziose” eredità del Concilio Vaticano II. Che continuità c’è tra queste due esperienze?
«Abbiamo da un lato una partecipazione al Sinodo dei vescovi che ha una prospettiva universale; una dinamica di coinvolgimento che prevede un ascolto dal basso e che mette a tema la sinodalità come postura essenziale del cammino della Chiesa. Dall’altro, tutto ciò si intreccia con il cammino voluto dallo stesso papa Francesco, quando, al convegno di Firenze, ha chiesto a tutti di mettersi a servizio della Chiesa italiana secondo quella conversione pastorale descritta in quel potentissimo strumento che è la sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Debitore a sua volta dell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di papa san Paolo VI e che qualcuno ha definito una specie di “software di installazione” del Concilio Vaticano II.
I punti di contatto tra la stagione del Sinodo e quella del Concilio sono molteplici: direi anzitutto la pastoralità voluta da papa san Giovanni XXIII, che aveva in mente un Concilio che non fosse soltanto dogmatico bensì un gesto di amore verso il Signore e verso l’uomo. L’altro aspetto è quello dell’universalità: un progetto ampio, che ci offre il senso di una Chiesa come un popolo che cammina nella storia e che ha una grande diffusione in tutte le parti del pianeta, con intensità e realtà diverse, e una comune dimensione universale».

Il nostro tema è la Speranza

In questo “tempo sinodale”, quali saranno le linee guida dell’Azione cattolica italiana?
«L’Ac ha messo a tema per questo triennio 2024-2027 la Speranza, che è soprattutto giubilare. Quindi vorremmo sviluppare alcune linee di lavoro che riguardano l’associazione, che deve essere capace di aiutare le persone a rimettere al centro della propria vita l’esperienza cristiana attraverso uno stile sinodale. Questo stile si deve tradure anche nella vita sociale, attraverso la costruzione di reti impegnate nella costruzione del bene comune».
«Come Ac – ha concluso il presidente Notarstefano – abbiamo il desiderio di accompagnare le persone nelle sfide quotidiane, lavorando nel dialogo intergenerazionale. Vogliamo prenderci cura degli ambienti di vita, come l’università o il mondo del lavoro e delle professioni. Spazi in cui l’associazione è già presente con i propri movimenti, ma la cui attenzione vogliamo rilanciare attraverso proposte per la formazione culturale e spirituale».