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Il nostro «sì» cambia la storia

Il saluto di papa Francesco all’Angelus, in Piazza San Pietro presente la Presidenza nazionale Ac: “Nella festa di Maria Immacolata, l’Azione Cattolica Italiana vive il rinnovo dell’adesione. Rivolgo il mio pensiero alle sue associazioni diocesane e parrocchiali, incoraggiando tutti ad andare avanti con gioia al servizio del Vangelo e della Chiesa”. Da «Avvenire». Nel giorno in cui si celebra la Giornata dell’adesione, il presidente nazionale dell’Ac invita tutti i membri dell’Associazione a cogliere il momento attuale come una preziosa occasione di ripartenza. «Costruiamo una comunità ecclesiale che cammina con tutti e un Paese che non lascia indietro nessuno e che scommette nella forza della democrazia»

Ci sono tante storie che hanno inizio con un “sì”. Tante belle storie sono generate dalla fiducia e dalla speranza, dal desiderio di mettersi in gioco e darsi da fare per realizzare una trasformazione, nella propria vita così come in quella delle persone che vogliamo bene, del mondo intero persino.

Il sì che ogni anno migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi, giovani e adulti rinnovano aderendo all’Azione cattolica è uno di quei sì trasformativi. Non è scontato né banale che in tutto il Paese vi siano associazioni che mentre si prendono cura della vita buona delle persone intrecciano relazioni generative e così offrono un servizio alle comunità ecclesiali e, insieme a queste, alla realtà civile di quei territori.

Una cura che si esprime spesso con uno stile preciso. Di nascosto, senza urlare, in modo sobrio e appassionato tipico di una realtà che fa dello stare insieme e del tenere insieme, del ricucire quello che si è slabbrato, la propria cifra.

E questo a maggior ragione oggi, in un tempo che chiede a tutti e a ciascuno un di più di generosità ma anche di speranza. L’idea di fondo, che vogliamo ribadire in questo 8 dicembre e che affidiamo all’intercessione di Maria Immacolata, è di non perdere l’occasione della ripartenza, di scommettere sull’Azione cattolica e sulla nostra Chiesa in Sinodo. Proprio il Sinodo rappresenta una grande opportunità per “ricominciare”, l’opportunità di avviarsi con coraggio a percorrere la strada di una profonda trasformazione delle comunità cristiane, il cui cuore è un’autentica conversione spirituale prima che pastorale. L’impegno dell’Azione cattolica per il Sinodo è testimoniato sia dalla dedizione di tanti soci e responsabili coinvolti come referenti diocesani e membri delle diverse équipe sinodali sia dalla postura sinodale che l’Associazione vive nella sua ordinarietà e che sta sperimentando anche nel bel cammino con le altre aggregazioni ecclesiali.

Un ‘segno del tempo’ come ci hanno detto i nostri giovani riuniti poche settimane fa insieme a Papa Francesco. Il Santo Padre che lo scorso anno ci aveva definito ‘palestra di sinodalità’, ai giovani ha ricordato l’importanza della parrocchia, come luogo da abitare e rendere vivo e attuale: una responsabilità grande, che ci chiede anche lo sforzo della creatività per cercare e intuire strade nuove per vivere oggi la forza istituente e vitale del Vangelo.

Infine, questo 8 dicembre diventa per tutti noi necessario dare voce al desiderio di pace del mondo intero. Tutti siamo chiamati ad essere cittadini responsabili, artigiani di pace e di amicizia sociale, pellegrini sulle orme dei testimoni di un’umanità riconciliata. La pace si costruisce dal basso: non è solo uno slogan e, come Associazione, da molti anni mettiamo al centro dei nostri cammini formativi il mese della pace. Tutti allo stesso tempo abbiamo bisogno di costruire insieme comunità accoglienti e inclusive. Specialmente in questa stagione di grave crisi economica e sociale serve promuovere una sicurezza non basata su muri di separazione, ma su legami di solidarietà, alleanze contro le povertà e reti per il bene comune.

Rinnoviamo il nostro “sì”, chiedendo a tanti di farlo insieme a noi, per prenderci sempre di più cura della vita buona di tutti. Accompagnare le persone, soprattutto chi soffre e ha sofferto di più questo tempo caratterizzato prima dalla pandemia e poi dalla guerra e dalla crisi, che colpisce principalmente i fragili, è il nostro proprio. Penso ai più piccoli: alle ragazze e ai ragazzi dell’Acr, che teniamo nel cuore, ai giovanissimi che hanno patito più di tutti l’isolamento, ai giovani che vivono la fragilità ma sono capaci di slanci di generosità e passione straordinari. Gli adulti che sono chiamati ad esserci, nella quotidianità della famiglia, del lavoro e del servizio, tessendo relazioni che fanno gustare la pienezza della vita. E agli adultissimi, che rappresentano la memoria e le radici di una Associazione che, a dispetto degli oltre 150 anni di vita, sa rinnovarsi ed essere sempre generativa.

Ci permettiamo anche di chiedere a tutti di rinnovare il proprio “sì” per una Chiesa che cammina con tutti dietro al Signore e sotto l’azione dello Spirito e per un Paese che non lascia indietro nessuno e che scommette nuovamente nella forza della democrazia per valorizzare la pluralità e governare la complessità.

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