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La riflessione del card. Mario Grech al momento di preghiera ecumenico

Non c’è sinodalità senza ecumenismo. Non c’è ecumenismo senza sinodalità

«Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio». (Is. 60,4) 

Miei cari sorelle e fratelli, 

È un privilegio riflettere con voi sulla chiamata dello Spirito Santo a ciascuno di noi in questo momento di pellegrinaggio della Chiesa. 

La vostra attenzione alla persona umana come maggiore risorsa e il vostro impegno a stabilire relazioni umane che onorino il contributo di ciascuno rivelano che, in molti modi, avete anticipato profeticamente la sinodalità a cui lo Spirito Santo sta invitando la Chiesa nel nostro tempo. Come ci ha ricordato Papa Francesco, «la sinodalità è uno stile, è un camminare insieme, ed è quanto il Signore si attende dalla Chiesa del terzo millennio». 

Isaia: Contemplare le opere meravigliose di Dio 

Per aiutarci a riflettere sul rapporto tra una Chiesa sinodale missionaria e il nostro impegno nel dialogo ecumenico, avete scelto un bellissimo testo di Isaia 60 in cui il profeta ci chiama: «Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio» (Is 60,4). 

Come sapete, la prima sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, tenutasi nell’ottobre 2023, è stata preceduta dalla veglia di preghiera ecumenica Together /Insieme Con questa veglia, che ha costituito «un segno chiaro e credibile della volontà di camminare insieme nello spirito dell’unità della fede e dello scambio di doni», la Chiesa cattolica ha comunicato il messaggio che non c’è sinodalità senza ecumenismo, e non c’è ecumenismo senza sinodalità (cfr. Relazione di Sintesi 7 b). Il vostro desiderio di «impegnarci ad essere sempre più capaci di tessere relazioni buone con tutte le altre aggregazioni ecclesiali» (Documento Assembleare [DA], p. 14) riflette appieno l’invito sinodale alla Chiesa cattolica ad approfondire il suo impegno per l’ecumenismo ad ogni livello. 

Le Nazioni, i tuoi figli e le tue figlie vengono da te 

Dopo averci invitato ad “alzarci” e a prendere coscienza di essere stati “vestiti di luce”, il profeta Isaia ci invita ad «Alzare gli occhi intorno e guardare». E cosa vediamo? Assistiamo ad uno splendore che ci riempie di stupore e di meraviglia per la sua bellezza e perché sappiamo intuitivamente che supera le nostre capacità: «Tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio» (Is 60,4). Questo tempo di guerra diffusa ci fa apprezzare il fatto che queste persone che vediamo venire in gran numero verso di noi vengono in pace, davvero una meraviglia. 

È certamente legittimo pensare alla venuta di queste persone come al frutto della nostra partecipazione alla missione della Chiesa. Allo stesso tempo, sarebbe indispensabile considerare che la loro venuta non è frutto del nostro lavoro o del nostro genio. I molti che vengono da lontano non sono attirati dal nostro sforzo, per quanto generoso o dedicato. Piuttosto, sono attratti dalla luce di Cristo in noi. Il nostro battesimo costituisce ognuno di noi come un caso unico di Cristo-luce (cfr. Gv 8,12) che risplende nel e per il mondo. Coloro con cui condividiamo la vita vedono questa luce in noi, che per opera dello Spirito Santo siamo diventati espressione della sua Luce (cf. Mt 5,14); ne sono affascinati, illuminati e riscaldati al punto da essere spinti ad avvicinarsi a questa luce. Vedono la meravigliosa trasformazione che questa luce produce e desiderano questa trasformazione. Qui siamo invitati a vedere un’altra meraviglia che Dio ha operato e di cui diamo testimonianza: la trasformazione in Cristo-luce operata in noi è così reale e così profonda che tutti coloro che ci circondano ne sono attratti. 

Riflessione ecumenica 

«Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). Gesù è la luce; noi siamo luce. Gesù si identifica talmente tanto con i battezzati che ci chiama con il suo nome – ci chiama “luce”. Attraverso il nostro battesimo, Gesù comunica in modo potente e intimo la gloria della sua luce risorta in modo tale che noi che riceviamo questa luce non solo abbiamo questa luce, madiventiamo questa luce. Diventiamo luce in Lui. «Proprio il Battesimo, che è al principio della sinodalità, costituisce anche il fondamento dell’ecumenismo» (RdS 7 b). Così la Relazione di Sintesi della prima Assemblea affermava che «l’ecumenismo è anzitutto una questione di rinnovamento spirituale ed esige anche processi di pentimento e di guarigione della memoria» (RdS 7 b). In questa luce, permettetemi di sottolineare un altro aspetto del testo profetico su cui stiamo riflettendo. Isaia non si limita a dire che “le nazioni” si raduneranno e verranno da te; dice che “i tuoi figli” e “le tue figlie” si raduneranno e verranno da te da lontano. Quando ricordiamo che tutti i battezzati sono stati incorporati a Cristo, al suo Corpo, ricordiamo che tutti i battezzati sono figli e figlie della Chiesa. E se siamo tutti figli e figlie della Chiesa, siamo e dobbiamo mostrarci fratelli e sorelle gli uni degli altri. 

In questa prospettiva, siamo consapevoli che la veglia di preghiera ecumenica Together / Insieme è stato un momento in cui tutti coloro che hanno partecipato hanno testimoniato davanti al mondo la profonda trasformazione operata non solo in me dal mio battesimoma in noi dall’unico battesimo (cfr. Ef 4,5) che condividiamo; i partecipanti ivi hanno testimoniato la trasformazione nell’unica luce che è Cristo; un’unica luce, eppure espressa in molte fiamme particolari; un’unica luce che non è divisa dalle sue molteplici espressioni, ma piuttosto rafforzata (cfr. Exsultet). 

Come cristiani che condividono il comune battesimo in Cristo, sembriamo essere arrivati a un momento di kairos, cioè a una pienezza di comprensione grazie alla quale percepiamo che le ferite della comunione si oppongono direttamente alla vita battesimale che proclamiamo di aver ricevuto e di vivere. La nostra divisione compromette la missione della Chiesa perché la missione affidataci è una partecipazione alla missione stessa di Gesù di rivelare l’amore del Padre e di riconciliare tutte le cose al Padre. Chi ascolterà i cristiani predicare il Dio che è amore (cfr. 1 Gv 4,16) se i cristiani stessi non si rivelano amore reciproco? 

So che queste osservazioni troveranno un posto nei vostri cuori, perché nel vostro Documento Assembleare ho trovato la seguente affermazione: «Abbiamo la certezza che la nostra Associazione è chiamata a orientare alla missione non solo alcune direttrici di impegno, ma tutta se stessa» (DA, p. 13). In questo, l’Azione cattolica italiana è in perfetta sintonia con Papa Francesco quando sottolinea la centralità della missione della Chiesa in tutto ciò che essa è e fa. 

Non possiamo pretendere di partecipare alla missione riconciliatrice di Gesù se non lavoriamo consapevolmente e deliberatamente per la comunione tra noi. Non possiamo pretendere di essere impegnati nella missione della Chiesa se non lavoriamo per la riconciliazione ecumenica, come se la riconciliazione ecumenica fosse un’appendice periferica della missione della Chiesa. 

Questo potrebbe metterci in una situazione di stallo, perché la storia dimostra costantemente la nostra incapacità di riconciliarci tra di noi. Se, invece di concentrarci sull’impasse umana che spesso sperimentiamo, spostassimo il nostro sguardo sul volto di Cristo risorto, sperimenteremmo la verità della sua presenza come rivelata nel Salmo 22,4: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me». Solo in compagnia del Signore risorto, solo nell’abbandono a Lui, siamo in grado di camminare al di là della nostra incapacità umana per arrivare a vedere, lodare e testimoniare la trasformazione divinizzante operata in noi, in tutti noi battezzati. Una partecipazione fruttuosa e vivificante alla missione della Chiesa (cfr. Gv 15,16) sarà radicata nella nostra esperienza di essere accompagnati dal Signore, nella nostra esperienza di Cristo che vive la sua vita, morte e risurrezione in noi, in tutti i battezzati. Cosi, cresceremo come Chiesa sinodale nel momento in cui tutti i battezzati di ogni confessione testimonieranno in modo credibile e visibile la nostra partecipazione a questa luce unica e indivisa che è Cristo. Questo è l’invito fondamentale in questo momento di kairos ecumenico. E come papa Francesco vi ha detto il 25 aprile scorso, per camminare insieme: «c’è bisogno di uomini e donne sinodali, che sappiano dialogare, interloquire, cercare insieme. C’è bisogno di gente forgiata dallo Spirito, di “pellegrini di speranza”».

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