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Verso la XVIII Assemblea nazionale di Ac

Un “noi” sempre più grande

Siamo ormai immersi nel cammino che ci sta portando alla XVIII Assemblea nazionale che celebreremo dal 25 al 28 aprile dopo aver incontrato con tutta l’associazione papa Francesco in Piazza San Pietro. Stiamo vivendo il cammino assembleare dentro il più ampio cammino sinodale che anche attraverso le nostre riflessioni e scelte vorremmo aiutare a tradursi in concretezza favorendo l’apertura a orizzonti di speranza. Abbiamo cercato di concretizzare nei nostri cammini particolari la traccia di riflessione, verso un “noi” sempre più grande, in sinossi alle indicazioni per la fase sapienziale del cammino sinodale che i nostri vescovi ci anno consegnato negli scorsi mesi.

Un cammino iniziato qualche mese fa

Quello iniziato qualche mese fa è stato un cammino in cui l’associazione ha cercato di ascoltare tutti i soci valorizzando l’unitarietà e la partecipazione anche ai simpatizzanti e a coloro che si sono un po’ allontanati dall’associazione, provando anche ad aprire il cammino ad altre aggregazioni con cui costruire alleanze sul territorio, nel desiderio di rispondere alla richiesta di papa Francesco di prenderci cura della costruzione di «noi sempre più grande».

Con questa riflessione desideriamo prenderci cura di questo nostro tempo e della vita comune di tutti, attraversare le sfide che siamo chiamati a vivere cercando di leggerne insieme i segni e provare a dare risposte alle domante “giuste” come già gli orientamenti di questo triennio ci invitavano a fare. È anche un cammino nel quale desideriamo ribadire con franchezza all’associazione e con propositività alla Chiesa e alla società come la vita associativa oggi possa essere capace di corrispondere alle sfide pastorali, culturali e sociali che stanno caratterizzando questo cambiamento d’epoca.

Il cammino assembleare: verso un “noi” più grande

Il nostro cammino assembleare sta cercando di essere un cantiere di formazione spirituale e progettazione associativa e lo fa partendo da tre punti che abbiamo individuato come basilari: parola e discernimento, ascolto e dialogo, missione e generatività.

Queste dimensioni sono fondamentali per essere Ac in questo tempo, sono i modi che abbiamo per stare nel mondo e le chiavi di lettura di tutto ciò che facciamo o che siamo chiamati a fare, le “lenti” necessarie per fare discernimento prima di fare scelte operative


La Parola ci aiuta nel discernimento e nella capacità di essere accoglienti e inclusivi. L’ascolto della Parola e il discernimento alla luce dello Spirito ci condurranno a intraprendere percorsi per essere aperti alle novità e alle potenzialità di bene e di inclusione: se lasciamo che lo Spirito “danzi” in mezzo a noi sapremo rappresentare una metafora vivente di Chiesa che accoglie e ama.

Questo sarà possibile attraverso l’ascolto e il dialogo che diventano per noi laici di Ac un atteggiamento contemplativo fondamentale con cui abitare il tempo e nel quale saper sentire la voce del Signore e prenderci cura dei fratelli che ci sono affidati.

Lo stile che in tutto questo siamo chiamati a vivere è quello della missione e della generatività consapevoli che una missione che si fa generativa educa alla responsabilità, al dialogo e all’incontro, ci fa essere significativi nel contesto sociale, ci invita a coinvolgere più persone possibili nell’«organizzare la speranza» (don Tonino Bello) verso una conversione pastorale profonda.

Altre aree di impegno

A partire da queste chiavi di lettura ci sono le aree di impegno che sentiamo prioritarie oggi e che vorremmo leggere alla luce di questi punti di partenza: persone e comunità, comunione e responsabilità, formazione e cultura, spiritualità e sinodalità.

Pensando alla comunità e alle persone che la costituiscono nostro compito è quello di creare relazioni significative che ci permettano di aiutare le nostre parrocchie a essere volto della comunità credente nel territorio. In questo rinnoviamo l’impegno a sostenere la vita comunitaria e lo slancio missionario perché la Chiesa sia casa per tutti.

Prendersi cura gli uni degli altri

Come discepoli missionari il nostro modo di vivere è caratterizzato dalla correlazione di comunione e responsabilità che ci chiama a vivere la responsabilità non come un ruolo passeggero ma come méta e che diviene uno stile che ci rende più responsabili anche altrove, in ogni ambiente di vita, rendendo viva un’associazione di persone che si prendono cura le une delle altre.

Vivendo pienamente ogni ambiente di vita siamo pronti a confrontarci con le istanze sociali e culturali del nostro tempo, cercando di condividere degli strumenti concreti e accessibili, utili a cercare delle risposte ai bisogni effettivi del territorio in un contesto frammentato, fragile e in continuo cambiamento.

Non in fondo ma alla base di tutto questo c’è il bisogno di coltivare la spiritualità laicale. Desideriamo che l’Ac sia un luogo in cui, attraverso la cura costante della fede e l’affidamento profondo all’azione allo Spirito, ogni persona riesca a trovare i mezzi che permettano di guardare agli ostacoli, non come limiti, ma come sfide di crescita e testimonianza. In questo senso, la stagione sinodale che stiamo attraversando è particolarmente proficua perché ci abitua a fare l’esercizio di camminare insieme sotto la guida dello Spirito. 

Questi ingredienti, insieme alla generosità di tanti soci nel mettersi a disposizione con spirito di gratuità nei diversi servizi di responsabilità per il prossimo triennio, caratterizzano questo cammino assembleare che vorremmo consegnare a papa Francesco e a tutta la Chiesa in A Braccia aperte, l’incontro nazionale del prossimo 25 aprile. 

*segretario generale di Ac

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