“Testimoni di Ac” al tempo della pandemia/6

Noi delle strade

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di Marcello Magliozzi* - A Bologna sono i giorni del lockdown come nel resto di Italia. Lavoro da poco più di un anno in Caritas diocesana e sono giorni frenetici, di fronte alle emergenze Caritas è sempre in prima linea.
Arrivano tanti messaggi tra le mille urgenze, per necessità alimentari: tante famiglie rimangono senza spesa, prima andavano in parrocchia e trovavano i volontari che distribuivano le sportine, ora non c’è nessuno.
Spesso sono volontari anziani, non è proprio il caso che in questo periodo proseguano il servizio.
Come Caritas diocesana prevediamo di allestire un magazzino di scorta dove radunare un po’ di donazioni che stanno arrivando da negozi e supermercati. Manca da capire come distribuirle. Sono ormai da più di vent’anni aderente all’Azione cattolica e se devo pensare a cosa mi ha dato e cosa continua a darmi è la capacità di creare rete e la certezza di trovare persone disponibili a darsi una mano, come una vera famiglia.

Chiamo don Tommaso Rausa, l’assistente giovani dell’Ac della mia città e in poche ore si crea l’alleanza giusta e un gruppo di giovani dell’associazione si rende disponibile da subito a fare i corrieri per portare i pacchi alimentari a casa delle famiglie.
Nello stesso periodo l’Azione cattolica diocesana decide, per ovvi motivi, di annullare i campi estivi.
La voglia di fare di questi giovani mi fa capire però che si potrebbe pensare a qualcosa di alternativo e mi conferma anche che chi si lamenta delle nuove generazioni ha uno sguardo riduttivo.
Come Caritas diocesana riflettiamo sulla necessità di far assaporare ai giovani la bellezza del volontariato e del donare il proprio tempo a chi ha più bisogno.
L’estate sta arrivando, una estate senza campi, ma se facessimo dei campi in città?
Mi risento con gli amici dell’Azione cattolica, decidiamo di coinvolgere anche la Pastorale giovanile diocesana e insieme inventiamo una proposta di campi estivi cittadini, per giovani.

Così, nel mese di luglio, dal lunedì alla domenica, dalla mattina alla sera, una decina di giovani per settimana si sono ritrovati per condividere, mantenendo le distanze, una settimana di servizio in alcuni luoghi della città: un gruppetto andava alla mensa dei poveri, un gruppetto all’opera Padre Marella storica realtà di solidarietà della nostra città, un gruppetto presso qualche parrocchia ad aiutare a fare distribuzione alimentare e così via. La sera ci si ritrovava per mangiare qualcosa insieme a distanza di sicurezza e a seguire un incontro formativo per riflettere sul valore alto della Carità.

È stata un’esperienza bella, spesso si va a cercare lontano il modo per stare insieme e per mettersi a servizio, abbiamo riscoperto la nostra città, le nostre strade ma soprattutto le nostre povertà, che non sono solo quelle vicino a noi ma anche quelle che ci abitano.
La proposta di campo l’abbiamo intitolata “Noi delle strade” come il libro di Madelein Delbrel: per riscoprire la bellezza dell’ordinarietà e del vivere tra le proprie strade, incontrando la propria gente e mettendosi a servizio del prossimo più prossimo. Facendo a tutti gli effetti Azione, a servizio della propria Chiesa e della propria città.
Quando si dice che anche le fatiche e sofferenze del nostro tempo vanno colte come segni, per trasformarli in qualcosa di bello, che le occasioni anche brutte, possono diventare opportunità, ne abbiamo avuto prova.

L’Azione cattolica tra le tante cose mi ha insegnato a tenere sempre presente l’urgenza di leggere i “segni dei tempi”, questo è stato un piccolo segno in un tempo tanto complesso, un piccolo seme gettato in un terreno tanto arido ma speriamo con tutto il cuore che nonostante tutto, porti molto frutto: frutti di Fede, di Speranza e di Carità, che possano diventare la vera cura del nostro tempo.

*Operatore della Caritas di Bologna, già vicepresidente diocesano giovani di Ac e presidente parrocchiale di Ac