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Il presidente nazionale di Ac oggi su Avvenire

Noi, artigiani di pace per un futuro di speranza

foto: M. Fusco/Fototeca Ac
foto: M. Fusco/Fototeca Ac

Siamo oggi in piazza San Pietro tutti insieme per esprimere la nostra gratitudine e affermare che questo è il tempo opportuno per riconoscersi e contribuire a un “noi più grande”.

Il nostro grazie è in primo luogo rivolto al Santo Padre Francesco, il nostro primo grande abbraccio è per lui e attraverso lui vogliamo abbracciare tutta la Chiesa universale che oggi nel mondo soffre e spera perché ci sia pace e giustizia per ogni persona che patisce la violenza insensata della guerra.

La gioia di stare insieme è davvero grande, ma non possiamo non sentire la sofferenza che attraversa la vita di tanti fratelli e sorelle che oggi subiscono la distruzione e la devastazione di conflitti che appaiono privi di una via di uscita alternativa ispirata al bene di tutti.

Il nostro stare insieme, la nostra vita associativa, la vita democratica che stiamo sperimentando in questi mesi di itinerario assembleare di Azione cattolica vuole essere un umile segno di tale via alternativa, di un artigianato di pace, di un esercizio di partecipazione e corresponsabilità in ascolto del messaggio di pace che in questi giorni ci viene da Gesù Risorto.

Sulla strada indicata da papa Francesco

Papa Francesco ci scalda il cuore, ci invita sempre ad andare avanti e trovare nuovi impegni per il futuro, con umiltà e mitezza. «La Chiesa è grata all’Associazione a cui appartenete», ci aveva ricordato qualche anno fa il Papa, «perché la vostra presenza spesso non fa rumore – lasciate che il rumore lo faccia lo Spirito, voi non fate rumore -, ma è una presenza fedele, generosa, responsabile.

Umiltà e mitezza sono le chiavi per vivere il servizio, non per occupare spazi ma per avviare processi. Sono contento perché in questi anni avete preso sul serio la strada indicata da Evangelii gaudium. Continuate lungo questa strada: c’è tanto cammino da fare!».

Ci siamo perché l’Ac…

Ecco perché oggi siamo qui, in piazza insieme a papa Francesco. Ci siamo perché l’Ac sa costruire, custodire e valorizzare legami buoni di vita fra le persone e per le persone.

Perché l’Ac è a servizio della Chiesa e del Paese, con le sue tante esperienze di condivisione e solidarietà diffuse in tutto il territorio nazionale e le attività di formazione delle coscienze.

Ci siamo perché siamo un’Ac “in uscita”, che riconosce la gioia missionaria del Vangelo in ogni tempo, anche il più complesso.

Dalla parte degli scartati

E, come abbiamo voluto affermare con il nostro Progetto formativo aggiornato, vogliamo riconoscere che il primato della vita oggi rimette al centro la sfida esigente della formazione di coscienze credenti, di laici adulti capaci di abitare lo spazio pubblico sapendo che prendere posizione vuol dire essere dalla parte degli scartati, dei più fragili e di tutti i poveri.

Il primato della vita

Il primato della vita ci sprona a cercare di dare forma bella e concreta al grande progetto di Dio che si dischiude davanti a noi ogni giorno nella complessità quotidiana, fatta di contraddizioni e di conflitti, là dove le relazioni a volte sono difficili ma non smettono mai di essere occasioni di costruzione di un “noi più grande”.

In questo nostro abbraccio vogliamo ricordarci che la costruzione del bene richiede l’attivazione e l’animazione di percorsi fraterni, di alleanza di bene, di cammini solidali e di dialoghi aperti e franchi: vogliamo essere un’Ac capace di non fare mai preferenza di persone, perché sappiamo che il Vangelo è per tutti, e la vita buona che da esso nasce e rinasce continuamente è un dono che deve essere offerto a tutti.

Una “visione di futuro” che chiede anche un grande lavoro quotidiano, una tessitura di amicizie sociali, di cura e di accompagnamento nella quotidianità che riconosce la preziosa pratica della democrazia partecipativa nei territori; quel “ricominciare dal basso”, proprio là dove la politica con la “P” maiuscola soffre e lascia territori sconfinati dove l’ingiustizia e la rabbia sociale crescono. Riscopriamo il bene comune avendo cura dell’“altro”, degli altri.

Siamo profondamente grati a papa Francesco e, insieme a tutte le Ac del mondo, gli chiediamo di continuare a promuovere e incoraggiare il cammino di conversione intrapreso attraverso il Sinodo.

Vogliamo continuare a essere una “palestra di sinodalità”, e riconosciamo il percorso sinodale già iniziato, sia a livello della Chiesa universale che a livello di Chiese in Italia, come una straordinaria e preziosa occasione per tutta l’Azione cattolica per rigenerare la propria scelta di essere una forma inclusiva e popolare che accompagna ciascuna persona a scoprire la gioia del Vangelo.

Restituendo fiducia nell’uomo, nella sua capacità di bene, nella sua attitudine “generativa” e nella sua naturale propensione a “essere in relazione”.

Dalla parrocchia al mondo

Siamo in piazza San Pietro perché l’Ac è profondamente radicata nelle Chiese locali. È con i piedi e le mani nelle diocesi e nelle parrocchie, nella Chiesa che vive là dove le persone vivono. Ma allo stesso tempo è capace di camminare con la testa alzata, con lo sguardo volto al cammino della Chiesa universale.

Ci siamo, infine, perché amiamo incontrare il Vangelo sul ciglio della strada, negli incroci della vita, sul pianerottolo di un condominio, nelle ore di lavoro di un operaio in fabbrica, accanto ai giovani che tentano nuove sfide nel campo della ricerca e dell’impresa, in parrocchia, nelle Chiese locali, in famiglia, gustando la memoria dei “nostri” anziani e accompagnando il cammino di piccoli e ragazzi.

Racconteremo questo a papa Francesco. Con mitezza, nel lungo abbraccio di un popolo che gli vuole bene e che osa immaginare un futuro pieno di speranza.

*pubblicato il 25 aprile sull’inserto di Avvenire dedicato all’Incontro nazionale dell’Ac con papa Francesco

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