Immigrazione. Rapporto Caritas Migrantes 2020

Nel nome di Samar. Conoscere per comprendere

Versione stampabileVersione stampabile

Nemmeno una circostanza grave e carica di dolore come l’attuale pandemia è stata in grado di arrestare i discorsi d’odio verso i migranti o le strumentalizzazioni politiche sul tema dell’immigrazione. Eppure nei giorni più difficili, quando i bollettini riportavano la morte di centinaia di persone a causa del virus, abbiamo registrato una notizia che, pur nella sua drammaticità, è apparsa da subito come un segno inequivocabile dei tempi. Il 9 aprile scorso moriva in Veneto uno dei tanti medici di base che, nell’esercizio della professione, è rimasto vittima del Covid-19: il suo nome era Samar Sinjab, una donna siriana di 62 anni, che fino a pochi giorni prima di morire ha seguito i suoi 1.600 pazienti anche dal letto di ospedale dov’era ricoverata in gravi condizioni. Lei e la sua storia di donna proveniente da Damasco, lo stesso luogo da cui sono giunti migliaia di rifugiati negli ultimi anni, è il simbolo di un’integrazione riuscita. La dottoressa Sinjab ha incarnato lo spirito più profondo che anima ogni persona migrante: la volontà di migliorare la propria condizione e quella della propria famiglia.

Per questo motivo nessun migrante può essere considerato semplicemente un numero, come ci ricorda papa Francesco, ma una persona che, come tante altre nel corso della storia, ha sperimentato l’esperienza del viaggio per migliorare se stesso e il Paese dove si è stabilito. «Non si tratta di numeri, si tratta di persone! Se le incontriamo arriveremo a conoscerle. E conoscendo le loro storie riusciremo a comprendere» (Messaggio per la 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, 13 maggio 2020).

Comprenderemo che spesso si sono lasciate alle spalle vissuti difficili, connotati da fragilità e precarietà esistenziale. Ma comprenderemo anche che quelle stesse persone possono essere una grande risorsa, come è stata Samar per l’Italia, avvicinandoci con il suo impegno a quell’umanesimo che non ha frontiere ed è capace di superare «il tempo dell’indifferenza, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve ritrovarsi unito» (Messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua 2020, 12 aprile 2020). Dunque, conoscere per comprendere e un obiettivo da perseguire, «una sfida pastorale alla quale siamo chiamati a rispondere».

In questa cornice va inserito il Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes 2020  (Sintesi e Completo) che, come di consueto, intende contribuire a questo sforzo conoscitivo mettendo a disposizione dei lettori numeri, ma soprattutto analisi e storie di cittadini stranieri che sono diventati migranti per scelta o per necessità. Giungendo a seguirne le vicende, tra nuove realizzazioni e persistenti difficoltà, nel loro Paese di adozione, l’Italia, nel quale ricercano una «casa comune» che sia al tempo stesso materiale e spirituale.

Durante i giorni più difficili della pandemia, ricorda il Papa nel suo messaggio, «per settimane il silenzio ha regnato nelle nostre strade. Un silenzio drammatico e inquietante, che però ci ha offerto l’occasione di ascoltare il grido di chi è più vulnerabile». Ed è solo ascoltando che «abbiamo l’opportunità di riconciliarci con il prossimo, con tanti scartati, con noi stessi e con Dio, che mai si stanca di offrirci la sua misericordia». «Ce lo insegna Dio stesso - ricorda il Papa - che, inviando il suo Figlio nel mondo, ha voluto ascoltare il gemito dell’umanità».