Il 21 marzo a Padova la XXIV Giornata della Memoria e dell’Impegno

Nel nome di don Peppe Diana

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19 marzo del 1994, la camorra assassina don Peppe Diana nella sacrestia della Chiesa di San Nicola a Casal di Principe. Nel 25esimo della sua morte, è al martirio del giovane prete campano, e alle migliaia di altre vittime innocenti della barbarie mafiosa, che è dedicata la XXIV Giornata della Memoria e dell’Impegno , che si terra in tutta Italia e avrà come piazza principale Padova. Alla Giornata promossa da Libera aderisce anche l’Azione cattolica, che invita tutti alla partecipazione nella città del santo e nei tanti luoghi dove si svolgerà la manifestazione. Durante la giornata saranno letti i circa 1000 nomi di vittime innocenti delle mafie: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché come don Peppe, con rigore, hanno compiuto il loro dovere.

Scrive don Ciotti su Famiglia Cristiana: «Non c’è stato un giorno, in questo quarto di secolo, in cui non abbiamo sentito la presenza di don Peppe Diana attraverso l’impegno di chi, con tenacia e spesso coraggio – essendo un impegno, ahinoi, ancora troppo controcorrente – cerca non solo di “seguire” il Vangelo ma di viverlo, di tradurlo in scelte, atti e comportamenti, dentro e fuori dalla Chiesa». E aggiunge: «Ecco perché oggi, a 25 anni dal suo assassinio, è essenziale non limitarsi a ricordare: bisogna fare del ricordo un pungolo di coscienza, una memoria viva. E un grande stimolo ci viene, in questo frangente in cui la sacra parola “popolo” rischia di diventare un concetto ambiguo, strumentale, una foglia di fico alla sete di potere dei “populisti”, proprio il documento “Per amore del mio popolo non tacerò”, che don Peppe scrisse e pubblicò insieme ai sacerdoti della Foranìa di Casal di Principe nel Natale del 1991, pochi mesi prima delle stragi di mafia, di quella storia di immane violenza che la mattina del 19 marzo 1994 uccise il corpo ma non lo spirito di quel giovane, scomodo prete che si apprestava a celebrare la Messa».

Le parole di quel documento intriso del sangue del martirio suonano ancora oggi vivide e senza tempo. Scrivono don Peppe e i suoi confratelli sacerdoti: «È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi». Una denuncia che sale dal basso verso l’alto, denunciano l’abbandono legale e civile in cui versano ieri come oggi pezzi interi del nostro paese: «La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini». Il documento non fa sconti a nessuno, neanche alla Chiesa: «Le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa: «deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio». E conclude profeticamente, con parole che fanno eco a quelle di papa Francesco: «Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili».