LA STORIA DELL'AC

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Il progetto di Caritas e Ac per i giovani desiderosi di spendere un anno della propria vita a servizio degli altri

Mi sta a cuore

C’è, in ogni passo mosso, in ogni strada ritta o tortuosa, in ogni snodo del nostro cammino la ricerca di un senso più grande nelle nostre scelte. Quell’anelito di speranza per un mondo migliore, una vita di pace, un futuro etico e sostenibile, che ci spinge a metterci per strada provando ad agire, a operare un significativo cambiamento non solo nelle nostre storie personali, ma anche nell’ambiente che ci circonda. Il tragitto prosegue incessante: a volte incespichiamo, altre volte vorremmo soltanto mollare, ma l’istinto ci suggerisce di fare il possibile per andare avanti e avvicinarsi il più possibile alla meta selezionata.

Immaginare, a un certo punto della propria via, di dovere ricalcolare il percorso, prendendo un’inaspettata deviazione rispetto a ciò che sembra tracciato sulla mappa, è una decisione che all’inizio annichilisce. Si corre il rischio di pensare che tutti i passi compiuti fino a quel momento

siano stati inutili. E allora ci si vorrebbe fermare, lasciando che gli altri viaggiatori vadano avanti, sedendosi a terra e non muovendosi più.

Il senso del ricalcolo

Ma un vero cammino non funziona così. A prescindere da ogni potenziale scelta sbagliata, il pellegrino è libero di lasciarsi vincere dallo sconforto. Salvo, subito dopo, riprendere il proprio zaino e ricominciare a tracciare una strada diversa, compiendo un esercizio di umiltà non indifferente. Passo dopo passo le gambe pesano sempre meno e la tristezza lascia il posto alla meraviglia. E, solo alla fine, ci si rende conto che probabilmente il ricalcolo era necessario per riscoprire la bellezza del tragitto. E che, trascendendo, forse la via che si era chiamati a compiere in realtà era proprio questa.

Mi sta a cuore

In un’ottica di gratuità e dono di sé, quattro ragazzi di diversa età, provenienza e background esperenziale hanno abbandonato la loro vita precedente, raggiungendo a marzo una nuova casa, una nuova città e un nuovo contesto lavorativo.

Antonella, Asia, Miriam e Alessio hanno deciso di prendere parte alla seconda edizione di Mi sta a cuore, progetto di Caritas italiana, in collaborazione con l’Azione cattolica, dedicato ai ragazzi e alle ragazze tra i venti e i trenta anni desiderosi di spendere un anno della propria vita a servizio degli altri. Caritas ha dato la possibilità ai giovani di essere parte attiva del cambiamento, aprendo la propria sede nazionale e ponendo le fondamenta per una prospettiva cristiana sempre più vicina ai bisogni e alle necessità dei cittadini del futuro. All’interno degli uffici della sede nazionale, situata a Roma, i quattro vincitori della borsa di studio erogata da Inecoop (Istituto Nazionale per l’Educazione Cooperativa) lavorano a stretto contatto con gli operatori, i quali mettono a disposizione le proprie competenze in una visuale improntata sulla formazione e sulla crescita comunitaria. Mi sta a cuore, appunto.

La parola ai giovani

Ma la vera sfida si concentra soprattutto alla fine dell’orario lavorativo: i giovani, infatti, vivono anche nella stessa casa, sperimentando davvero la bellezza e le difficoltà di essere parte della stessa famiglia. Nello sviluppare progetti comuni e nelle mansioni d’ufficio tanto quanto nel cucinare, lavare, pulire e vivere insieme la quotidianità, ecco allora emergere il senso più profondo del cammino in quello spirito di fraternità, che di Mi sta a cuore è leitmotiv e base portante.

«In seguito a un periodo di riflessione e pausa dall’università, ho deciso di iniziare questa sfida», dice Miriam, studentessa ventiduenne proveniente da Iglesias (Su), «per cominciare a conoscere e sperimentare me stessa anche in un’ottica di vita lavorativa, cercando intanto di capire quale strada faccia per me».

La decisione di deviare da un percorso precedentemente intrapreso, ricercando la propria via personale e umana attraverso il contributo sociale, è condivisa anche da Alessio, ventottenne nato e cresciuto a Palermo, che l’anno scorso si è laureato in Digital marketing e giornalismo: «Venivo da una vita e un contesto lavorativo in cui non mi sentivo rappresentato, percepivo di non stare facendo nulla per il prossimo. Ho perciò deciso di licenziarmi e di tentare questa nuova avventura, conoscendo l’ambiente Caritas già da quando avevo fatto servizio civile nella mia diocesi di origine. Negli ultimi anni ho partecipato a missioni umanitarie in tutto il mondo, ma avevo paura di ammettere a me stesso che tutto ciò fosse ben più di un mero desiderio giovanile di viaggiare e scoprire nuove culture. Adesso so che è proprio all’aiuto e al sostegno degli altri che voglio dedicare la mia vita».

Le buone prassi di Mi sta a cuore

In questi mesi di servizio, i ragazzi hanno già avuto la possibilità di ampliare il proprio punto di vista, entrando in contatto con una rete di portata internazionale che unisce associazioni del terzo settore, movimenti e gruppi cristiani, che hanno nella creazione di buone prassi il loro minimo comune multiplo.

«Il 21 marzo abbiamo partecipato alla marcia nazionale di Libera, poi ad aprile siamo stati in Friuli per il convegno nazionale di Caritas, dove abbiamo potuto conoscere rappresentanti di tante diocesi italiane e attraversare il confine tra Gorizia e Nova Gorica per ascoltare bellissime testimonianze di unione e integrazione tra italiani e sloveni» racconta Asia, ventitreenne studentessa di Scienze culturali proveniente da Leverano (Le). «Il 25 aprile, inoltre, ci trovavamo in Piazza San Pietro come volontari per l’evento di Azione cattolica, di cui sono educatrice: questa esperienza per noi è stata molto significativa, perché ci ha permesso di metterci al servizio degli altri insieme a un gruppo coeso, facendoci sentire parte di una grande squadra».

«Questa esperienza è folle, poiché improvvisamente ti ritrovi a vivere e a condividere la tua vita e le tue emozioni con persone che non conosci e che non avresti mai avuto modo di conoscere», dice infine Antonella, storica dell’arte di trent’anni proveniente da Oria (Br). «Fare parte di Mi sta a cuore significa mettere da parte la propria individualità, uscire dalla zona di comfort e cercare quotidianamente l’incontro con coloro che sono sia coinquilini che colleghi. In questi mesi ho avuto modo di imparare a disinnescare, andando oltre le mie convinzioni personali e capendo come anche le idee degli altri abbiano una rilevanza».

In cammino…

Caritas italiana, da sempre attenta alle necessità giovanili, ha messo a punto un percorso di introspezione, condivisione e mutuo scambio, potendo quest’anno contare anche sul supporto dell’Azione cattolica italiana. In fondo, potremmo pensare che il vero cammino sia costituito non tanto dalla destinazione finale, quanto soprattutto dalle ricchezze acquisite grazie ai compagni di viaggio. Chi racconta la propria storia, chi mette a disposizione uno spuntino e un sorso d’acqua, chi si ferma ad aspettare l’altro: l’obiettivo è proprio imparare a camminare, facendosi forza reciprocamente e riscoprendo, giorno dopo giorno, che non bisogna mollare né perdere la speranza. Che magari, dopo l’ultima salita, il panorama sarà mozzafiato.

*L’articolo è stato scritto da Alessio, Antonella, Asia e Miriam, i quattro giovani che prendono parte al progetto Mi sta a cuore

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