Mettiamoci in ascolto

Con il Messaggio per la 56ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Papa Francesco invita tutti ad «Ascoltare con le orecchie del cuore»; la strada per esercitare un vero dialogo e su cui mettersi in cammino.

Se per saper scrivere è necessario leggere molto, per saper raccontare è necessario ascoltare molto, e farlo bene con le orecchie della mente e con quelle del cuore. È questa una sintesi, sicuramente un po’ eccessiva, del Messaggio di Papa Francesco per la 56ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 29 maggio prossimo, messaggio che, come da tradizione, è stato reso noto il 24 gennaio in occasione della memoria di San Francesco di Sales, il patrono di giornalisti e comunicatori.

Il messaggio del Santo Padre è, a ben vedere, uno splendido “pezzo”, quasi un vero e proprio articolo: il linguaggio è comprensibile e ricco di “colore”, l’argomento è trattato con cura, le citazioni sono appropriate e mai fuori luogo. Il Papa ci dimostra di essere un “bravo giornalista” e, di conseguenza, di saper ascoltare; ci dimostra che è importante partire da lì per riuscire a esercitare un dialogo vero e non un monologo a due voci, un “duologo”, secondo l’interpretazione che Francesco riprende dal filosofo Abraham Kaplan.

L’ascolto, il cuore del messaggio, viene tradotto in ascolto delle parole e della Parola che salva, come ascolto delle orecchie e del cuore, come modalità di confrontarsi con l’altra persona e non come il silenzio, educato, che lascia esprimere l’altro senza altro interesse che non il ribattere con le proprie parole. Un ascolto che, potremmo dire, fa crescere e fa scaturire un’idea più alta, un’amicizia più stretta, un compromesso più giusto. E, per restare al tema delle comunicazioni sociali, un racconto più rispettoso e più vero, perché chi ha il compito, e la responsabilità, di raccontare non lo faccia a partire da un’idea che resta ferma, ma dalla volontà di dare voce e di narrare quello che effettivamente incontra.

Un ascolto, quello che ci chiede Francesco, che si esercita ed è faticoso. La fatica dell’ascolto, in fondo, è la fatica che come Azione cattolica siamo chiamati a compiere quando facciamo discernimento, quando cerchiamo un punto d’incontro, quando ci impegniamo in un’impresa. È quella fatica, sana e liberante, che è richiesta sempre nelle nostre attività, e a maggior ragione nel dialogo. È la fatica del Sinodo, del camminare insieme con gli altri verso il Signore sotto la guida dello Spirito Santo. Sinodo che non a caso Francesco richiama con forza e con dolcezza: un cammino, quello sinodale, che parte proprio dall’ascolto e che abbiamo il compito di intraprendere da subito.

Il Papa parla agli operatori della comunicazione, ai giornalisti, a chi opera sui social (e qui l’invito è più che mai rivolto ad evitare derive e “sordità” che possono nuocere), ma anche a tutti i cristiani e a tutti i cittadini. Mettiamoci in ascolto allora, per poter raccontare e per metterci in cammino.

Autore articolo

Paolo Seghedoni