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I dati del Censimento permanente delle istituzioni non profit

Meno volontari, ma più determinanti

Pubblicati i dati Istat del secondo Censimento permanente delle istituzioni non profit: il numero complessivo di volontari è in calo di oltre il 15% rispetto al 2015. Si avvale della loro presenza oltre il 72% degli enti Inp, nelle diverse forme giuridiche, in particolare le associazioni

A guardare i numeri, il mondo del volontariato non godrebbe di buona salute. Mentre l’intero sistema del non profit fa crescere il suo “fatturato” e il Pil del paese (II valore della produzione delle realtà no profit ha raggiunto nel 2022 gli 84 miliardi di euro con un +5% rispetto al 2020), secondo i dati Istat della seconda edizione del Censimento permanente delle istituzioni non profit-INP (data di riferimento 31 dicembre 2021 su dati del 2020) le istituzioni non profit (vedi anche definizione Istat allegata) attive in Italia sono 363.499 e impiegano complessivamente 870.183 dipendenti e 4.661.270 volontari. I dipendenti sono cresciuti del 10% rispetto al 2015 (anno della precedente edizione) mentre i volontari sono in calo del 15,7% rispetto al 2015. Il numero delle organizzazioni invece è aumentato dell’8,1% dal 2015.

La radiografia delle istituzioni non profit (INP) in italia

Nel 2020, le istituzioni non profit (INP) crescono di più al Sud (1,7%) e nelle Isole (+0,6%), sono stabili al Centro e nel Nord-ovest, in diminuzione al Nord-est (-0,5%). I dipendenti impiegati dalle INP aumentano di più nelle Isole (+5,1%), al Centro (+2,7%) e al Sud (+2,1%), diversamente dal Nord-ovest che presenta una variazione negativa (-1,0%).
Sebbene a partire dal 2018 siano cresciute di più nel Mezzogiorno, le INP presentano una distribuzione territoriale piuttosto concentrata: oltre il 50% è attivo al Nord, il 22,2% al Centro, il 18,2% e il 9,4% rispettivamente al Sud e nelle Isole. In riferimento ai dipendenti la concentrazione territoriale è anche più evidente: per il 57,2% sono impiegati nelle regioni del Nord contro il 20,0% del Mezzogiorno.
La forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni (85,2%) resta l’associazione, seguono le INP con altra forma giuridica (8,4%), le cooperative sociali (4,1%) e le fondazioni (2,3%). La distribuzione dei dipendenti per forma giuridica permane piuttosto eterogenea, con il 52,9% impiegato dalle cooperative sociali e quote che si attestano al 19,6% nelle associazioni e al 15,3% nelle INP con altra forma giuridica.
Il settore dello sport raccoglie il 32,9% delle INP, seguono i settori delle Attività culturali e artistiche (15,9%), delle Attività ricreative e di socializzazione (14,3%), dell’Assistenza sociale e protezione civile (9,9%). La distribuzione del personale dipendente, pur eterogenea, è concentrata in pochi settori: Assistenza sociale e protezione civile (48,4%), Istruzione e ricerca (15,0%), Sanità (11,9%) e Sviluppo economico e coesione sociale (11,4%).

Le associazioni: la casa preferita dai volontari

Considerando la forma giuridica delle INP, le unità che si avvalgono di volontari sono nella stragrande maggioranza dei casi associazioni (89,1% sia di istituzioni con volontari che di volontari). Seguono le istituzioni con altra forma giuridica, pari al 6,3% (in cui sono compresi comitati, enti ecclesiastici, società di mutuo soccorso), che impiegano l’8,4% dei volontari del settore; le fondazioni (1,8%) e le cooperative sociali (2,6%). La composizione dei volontari per forma giuridica delle INP rilevata nel 2021 risulta molto simile a quella rilevata nel 2015.

Dalla cultura alla socializzazione, passando per lo sport

Le istituzioni che operano grazie al contributo dei volontari e i volontari stessi si concentrano nei settori delle attività culturali e artistiche, sportive, ricreative e di socializzazione, che insieme aggregano il 65,2% delle istituzioni con volontari e il 54,5% dei volontari. Seguono i settori dell’Assistenza sociale e protezione civile (con il 10% di istituzioni e il 14,7% di volontari) e quello della Sanità (con il 4,4% di istituzioni e il 9,8% dei volontari). Il 6,5% dei volontari presta invece la propria attività in istituzioni non profit a carattere religioso.

Le concause di una crisi (prevedibile)

Tornando a quel 15,7% in meno di volontari, i dati Istat suggeriscono tre concause: la struttura demografica del Paese che comincia a scaricare i suoi effetti anche in questo ambito, non solo in “epicentri” ormai conosciuti come il mercato del lavoro o il sistema scolastico; le crescenti disuguaglianze che tendono ad assottigliare quegli strati sociali che storicamente rappresentano (o rappresentavano) il principale bacino di impegno volontario (per disponibilità di tempo, sicurezza economica, bagaglio culturale); la disintermediazione dall’impegno e dalle cause sociali che hanno sempre meno bisogno di luoghi e organizzazioni formali anche perché fanno uso di risorse digitali.

Il volotariato resta un pilastro del non profit (e del paese)

Al di là dei dati occorre dire però – e lo sottolinea la stessa Istat – che i volontari italiani se pur in calo numerico, rappresentano uno dei pilastri portanti del settore non profit, svolgendo attività che incidono fortemente sullo sviluppo economico e sociale del paese, sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e il benessere dei cittadini. E occorre sottolineare quanto sia stato più che mai rilevante il loro contributo nel far fronte alle vulnerabilità e ai disagi sorti in seguito all’emergenza sanitaria da Covid-19. Più precisamente, alla luce dei risultati della rilevazione, il 72,1% delle realtà INP attive nel 2021 si avvaleva dell’attività gratuita di almeno uno dei 4,661 milioni di volontari.

Tra INP e stakeholder una relazione che cresce

La rilevazione Istat ha consentito di raccogliere informazioni utili anche a delineare la rete di relazioni delle istituzioni non profit, con particolare attenzione alle relazioni significative con gli stakeholder e alle varie modalità di coinvolgimento. Diciamo subito, allora, che le relazioni che le INP strutturano sul territorio rappresentano un asset importante, poiché è anche su di esse che si innescano processi di inclusione e di innovazione sociale.
Inoltre la rete dei rapporti sociali ed economici che le INP costruiscono è un importante componente del capitale sociale: attraverso l’analisi del coinvolgimento nelle strategie istituzionali dei soggetti interni (soci, volontari, lavoratori), ma anche dei beneficiari, si può cogliere la relazionalità intrinseca e la capacità di generare capitale sociale da parte delle istituzioni non profit. Più in generale, si va verso un rapporto tra INP e stakeholder fatto non solo di consultazioni per esplicitare e mediare gli interessi in campo ma anche per programmare e progettare insieme.

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