Marcia Nazionale della Pace - Lecce, 31 dicembre 2012

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L’Azione cattolica ha partecipato in forze a Lecce alla 45° Marcia nazionale della pace organizzati insieme al’Ufficio CEI per la pastorale del lavoro, alla Caritas, a Pax Christi e naturalmente con la preziosa collaborazione della diocesi e dell’AC di Lecce.

La risposta è stata al di sopra di ogni aspettativa a testimoniare che l’impegno per la pace coinvolge l’associazione a 360 gradi e 365 giorni all’anno.

Sono arrivati aderenti, giovani e adulti, dalle tutte  diocesi della Puglia, nonostante le distanze e gli orari. Alcune “delegazioni” guidate dai presidenti e dagli assistenti. In rappresentanza “ufficiale” dell’AC erano presenti l’Assistente Generale, Mons D.Sigalini, il segretario generale,Gigi Borgiani, la segretaria del settore adulti,Gabriella Iavernaro, don Vito Piccinonna e don Tony Drazza.

All’AC era stata affidata in particolare la cura del momento della rinuncia  dedicato alla “Educazione alla Pace. La partecipazione dei laici” terza tappa della marcia in piazza S.Oronzo. All’intervento di Mons Sigalini, -che tra l’altro ha detto che “l’uomo non vive soltanto di trasmissione di conoscenze, ma di un processo, di una capacità di valutare con retta coscienza, accogliere la verità, rispondere con responsabilità alla sua vocazione”. Così l’educazione è un diritto “non negoziabile” per tutti!”- è seguita la testimonianza di Ilaria Quarta ,vice presidente giovani AC di Lecce. Ilaria ha concluso dicendo : “Se “i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo loro” (LG 33), educare alla pace deve vedere in primo luogo la partecipazione attiva dei laici, ai quali spetta non tanto essere persone pacifiche, quanto diffondere una cultura di pace, che miri allo sviluppo “di tutto l’uomo in ogni uomo” - secondo la sempre attuale definizione di Paolo VI - non piegandosi al secolo presente che riduce tutto a produzione misurando il valore dell’uomo sul ‘fare’ e non sull’‘essere’.

La sfida più autentica oggi per educare alla pace è da ‘combattere’ dentro di sé, facendo esercizio di interiorità, per conoscersi prima e tirare poi fuori uno sguardo che sia capace di conoscere l’altro vedendone sempre un potenziale amico, come Gesù, perché - come ci ricorda il nostro Progetto Formativo - il nostro essere educatori è “perché sia formato Cristo in noi” e in chi incontriamo ‘marciando’ sulle strade di ogni giorno!”

Con il nostro consueto entusiasmo ci siamo ritrovati al termine della celebrazione eucaristica nel bellissimo chiostro dell’ex Seminario diocesano che si affaccia sulla piazza del Duomo. Tra un brindisi improvvisato e un abbraccio fraterno ci siamo scambiati il nostro imoegno e desideri odi continuare a “marciare” per la pace.

Il corrispettivo della cena, che abbiamo “saltato” volentieri è stato devoluto a favore dei detenuti della Casa Circondariale di Borgo San Nicola – Lecce


MOMENTO DELLA RINUNCIA - P.zza Sant’Oronzo

“Educare alla pace. La partecipazione dei laici”

 

Ilaria Quarta - Vice Presidente Settore Giovani AC LecceQuesto il tema che mi è stato dato per questa breve testimonianza e mi sembra inevitabile partire dai termini che compongono questo titolo.

LAICI, innanzitutto. Chi è il laico?? Un termine molto ambiguo ultimamente. In questo Anno della Fede, che ricorre nei 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, non posso non fare riferimento proprio al Concilio, che nella Lumen Gentium, la Costituzione dogmatica sulla Chiesa, dedica un intero capitolo ai laici, affermando che “i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo loro” - e conclude, riprendendo dalla Lettera a Diogneto - “ciò che l’anima è nel corpo, questo siano nel mondo i cristiani!”.

Ma quanto è bello! Quanta luce e contemporaneamente quanta responsabilità emana da queste parole! Quanta fiducia ha in noi la Chiesa, se ci ritiene l’anima del mondo, un mondo che viene affidato, consegnato, nelle nostre mani e di cui non possiamo decidere arbitrariamente!

È come se questa sera, a ognuno di noi, e attraverso noi, a ogni cristiano e laico, venisse riconsegnato questo mandato: di rendere operosa e presente la Chiesa nel mondo!

Quanto invece spesso demandiamo ad altri ciò che spetta solo a noi, a ciascuno di noi, come se invece la Chiesa fossero i sacerdoti, i Vescovi, il Papa… Loro ce lo ripetono sempre, con grande umiltà, che hanno bisogno di noi, che loro e noi, insieme, siamo la Chiesa.

Risvegliamoci allora, marciamo sì, qui, questa sera, ma continuiamo poi a marciare sulle strade di ogni giorno consapevoli che su ogni strada che percorriamo non solo possiamo, ma dobbiamo essere noi stessi Chiesa: di ognuno di noi si dovrebbe poter dire: questa è la Chiesa!

 

E com’è possibile questo in concreto?? Non pensiamo a grandi cose, a stendardi da sventolare o coccarde da indossare; non è una raccolta a punti alla fine della quale ritireremo un premio… Gesù ce lo ha detto: “da questo vi riconosceranno, se avrete amore gli uni verso gli altri”… se ameremo, come Lui ci ha amati.

E da laica di Azione Cattolica non posso non pensare subito a quello che il nostro Progetto Formativo ci ricorda sempre, che il nostro servizio e impegno cioè è “affinchè sia formato Cristo in noi”! Lo ripeto, perchè è bellissimo: “affinchè sia formato Cristo in noi!”. E se penso a Cristo e alla forma che dovrebbe avere in noi, penso al suo sguardo, che ha saputo andare aldilà delle apparenze, uno sguardo che raggiungeva il cuore e nel cuore Lui vedeva sempre il buono e il bene che per forza in ognuno c’è, in quanto creato a immagine e somiglianza di Dio.

E il mio, ma in generale l’impegno di ogni laico, deve essere proprio questa conversione di sguardo, che porta a vedere in ognuno non un nemico, ma sempre un potenziale amico. Se c’è davvero questo sguardo, nell’esperienza quotidiana, può fiorire davvero una cultura di pace.

Allora non occorre andare a cercare chissà dove la risposta al bisogno di pace, perchè è già in noi, nel nostro sguardo.

 

EDUCARE - e tocchiamo qui un altro termine di quel titolo iniziale - significa in fondo - dal latino educĕre - ‘tirare fuori’, far emergere, quindi, ciò che in noi già c’è.

Il nostro essere “operatori di pace” deve dunque partire da un operare la pace dentro di sè e questo ci costa, costa molto a noi continuamente in movimento, in ansia, presi dalla fretta, dal fare, dal voler e dover avere sempre tutto sotto controllo, tutto a portata di mano - e spesso a portata di desiderio o capriccio. Ci costa, perchè significa invece fermarsi, fare silenzio, rimanere un pò soli con sè stessi e chiederci: “ma io chi sono? quale futuro mi sto costruendo?”, e avere poi anche il coraggio di cambiare rotta, di fare scelte forti, se la nostra vita ce lo richiede. Il futuro non ce lo costruiscono gli altri: a me, giovane, è stato insegnato che è in questo mio presente che decido chi essere io domani!! E mi mette tanta inquietudine, ma al tempo stesso mi dona la grazia di mettermi in ricerca e interrogarmi, e capire che non si è mai già arrivati, ma si è sempre in cammino e che ogni giorno, se ci impegniamo, possiamo conoscere qualcosa in più di noi stessi. Non possiamo prescindere da questo!! Ci illudiamo se pensiamo di poter vivere senza conoscere chi siamo noi davvero!

Tutto oggi ci spinge - ci lancia proprio - fuori di noi; tutto parla di evasione, ma noi che siamo qui stasera impegniamoci a fare esercizio di INTERIORITÀ, capiamo quanto sia importante questo per educarci ed educare, per tirare fuori quello sguardo che può essere lo stesso sguardo di Cristo, pur riconoscendo poi tutte le nostre fragilità e i nostri limiti, che se non vanno giustificati, vanno però comunque abbracciati e accolti, compresi, conosciuti, perché anche quelli e forse soprattutto quelli ci dicono chi siamo.

Gli apostoli erano uomini come noi, laici come noi, e hanno cambiato il mondo. Erano dodici, solo dodici, e ce l’hanno fatta! Noi questa sera siamo molti di più… cosa dovremmo essere in grado di fare allora se vivessimo davvero il nostro impegno??! Santa Caterina diceva: “se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!”.

E non sono solo parole, perchè se educare è sì “tirare fuori”, è anche vero che al tempo stesso -  sempre dal latino edĕre - significa anche ‘nutrire’! Non basta essere persone pacifiche, non significa questo essere operatori di pace!! Occorre creare e diffondere una cultura di pace!

 

Educare rimanda a una consegna che viene fatta da una generazione all’altra: cosa stiamo consegnando noi al mondo, a questa generazione prima di tutto, e poi alle future? Quale tipo di cultura?

 

Oggi c’è la tendenza a misurare le persone e noi stessi da quanto FACCIAMO e non da ciò che SIAMO! Gli anziani? Non servono a nulla, tanto meglio chiuderli in un centro! I Giovani? Da etichettare perché fannulloni, drogati, viziati!! I diversamente abili? Da ghettizzare! Sacerdoti e frati? E che fanno dalla mattina alla sera! Le suore di clausura? Non era meglio che andassero in India come Madre Teresa!? I malati terminali e chi è attaccato a un respiratore? Che senso ha quella vita, si stacca! Gli immigrati e stranieri? Tutti criminali e ladri!!

È davvero questa la cultura che vogliamo trasmettere??

 

Per concludere, allora, PACE non è assenza di guerre, di violenza.. Pace è riconoscere ogni giorno, nelle situazioni concrete in cui viviamo (scuola, lavoro, famiglia, amici, sport, la comunità cristiana…) il valore che ogni uomo porta in sé; il valore che ogni uomo può avere ‘per me’ e non perché ‘fa’ qualcosa, o mi ‘da’ qualcosa, non riduciamo tutto a ‘produzione’, a ‘efficientismo’!!.. ogni uomo è valore per me per il semplice fatto che esiste e il suo esistere mi interpella e mi fa rendere conto anche del mio stesso esistere!

Non passiamo indifferenti allora, interessiamoci all’altro, interessiamoci al mondo, a quello che succede, non semplicemente leggendo i giornali e tutte le vicende brutte che purtroppo quotidianamente vi sono, ma facendo proprio in modo che ogni vicenda brutta possa aprire lo spazio all’annuncio e all’accoglienza della “vita buona del Vangelo”, un Vangelo che può diventare credibile solo se noi ne diventiamo testimoni credibili.

 

Tante potrebbero essere nel quotidiano le occasioni di attenzione e cura dell’altro, vi riporto quelle che nella nostra esperienza di laici di Azione Cattolica come Diocesi promuoviamo, con progetti di attenzione ai carcerati, alla multietnicità, alla salvaguardia del creato, alle fragilità soprattutto giovanili, alla famiglia.

 

Io credo, e chiudo, che l’esortazione di Paolo VI sia sempre attualissima, di cercare un umanesimo integrale, che miri allo sviluppo di “tutto l’uomo in ogni uomo”, forse davvero questa è la via più importante da percorrere per arrivare alla pace.

 

Un’ultimissima esortazione, da giovane, ai giovani, con le parole che Giovanni Paolo II ci consegnò alla GMG a Roma, nel 2000: “Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino" (cfr Is 21,11-12) in quest'alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.

Cari giovani del secolo che inizia, dicendo «sì» a Cristo, voi dite «sì» ad ogni vostro più nobile ideale. Io prego perché Egli regni nei vostri cuori e nell'umanità del nuovo secolo e millennio. Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione”.

 

Sia questo l’augurio da farci questa notte, per questo nuovo anno ormai alle porte… che in questo 2013 si possa davvero dire di noi che siamo BEATI, perché operiamo la pace!! Auguri a tutti!!!

Ilaria Quarta

Vice Presidente Settore Giovani AC Lecce