Mafie. La “variante” che non arretra

Libera e la rivista Lavialibera presentano il dossier-denuncia “La tempesta perfetta 2022. La variate criminalità”: tutti i numeri e le storie del contagio criminale nel nostro Paese nei due anni di pandemia

Esiste una variante che, come quelle del virus, provoca malattia e morte sociale indebolendo la democrazia e ostacolando il cambiamento. Ma che, agendo nell’ombra, viene poco localizzata e quindi non abbastanza combattuta. Una variante alla quale rischiamo di abituarci in una convivenza che sarebbe alla lunga letale.

Non si tratta di una malattia recente. Già alla fine del secolo scorso, infatti, analisti del crimine organizzato parlarono di “inabissamento” per spiegare perché, dopo Capaci e via d’Amelio, le mafie avessero sospeso la strategia delle bombe e degli attentati. Sostenevano che si trattava di una scelta precisa ma contingente, dettata dal timore di suscitare allarme sociale e dure reazioni da parte dello Stato. Stava accadendo in realtà qualcosa di profondamente diverso: l’inabissamento era infatti un adeguamento e, al tempo stesso, una metamorfosi.

Con grande tempestività e indubbia lungimiranza strategica le mafie hanno saputo cogliere le opportunità della globalizzazione, cioè dell’espansione mondiale del “libero mercato”, dove libero vuol dire in sostanza privo di regole, soggetto alla sola legge del più forte. Da allora hanno cambiato abiti e modi, avendo scoperto che attraverso manovre finanziarie era possibile riciclare, investire, moltiplicare i loro patrimoni senza ricorrere con la frequenza di prima alla violenza diretta. Sono diventate così mafie “imprenditrici”, capaci di padroneggiare i meccanismi più sofisticati della finanza, di prevedere e in parte influenzare, col peso dei loro patrimoni, le fluttuazioni delle Borse, di assicurarsi le prestazioni di professionisti e tecnici di prim’ordine. Nella testa “arcaica” del boss si è impiantata la visione “moderna” del manager. Così se i fatti di sangue oggi paiono in diminuzione – ma in certi contesti la violenza diretta e l’omicidio sono ancora prassi – è perché la “variante” mafiosa ha assunto sempre più l’aspetto di una più generica “variante criminale” che uccide meno i corpi e più le speranze, agendo come un parassita sociale che ruba il bene comune, i diritti, inquinando l’economia e minando le basi della democrazia.

In questi due anni di Covid il contagio della “variante criminale” è arrivato – come dimostra questa ricerca – ai massimi livelli storici approfittando dello stallo politico, economico e sociale determinato dal virus. Picco raggiunto come sempre nell’ombra e perciò ampiamente sottovalutato nelle sue conseguenze, nonostante le denunce di Libera e degli organi istituzionali preposti al contrasto del crimine organizzato.

Per questo è necessario conoscere la realtà documentata da questa ricerca giunta alla seconda edizione. Tanto più necessario in un momento in cui la curva del virus pare in forte discesa e stanno arrivando i cospicui fondi europei per la cosiddetta “ripartenza”.

Tutti ci auguriamo di lasciarci alle spalle la pandemia e lo stallo in cui per due anni ci ha costretti a vivere, ma ripartire con la “variante criminale” ancora diffusa nel corpo sociale rischia di trasformare la ripartenza in una ricaduta nei virus di mafia e corruzione, una ricaduta dalla quale sarà difficile rialzarsi.

Autore articolo

Luigi Ciotti

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