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Le preoccupazioni dei cattolici sullo stato di salute dell’Ue in vista delle prossime elezioni europee

L’Europa e quel cammino da riprendere

Video – Cittadini e credenti nell’Europa che verrà – Sessione del mattino

Video – Cittadini e credenti nell’Europa che verrà – Sessione del pomeriggio

Il futuro dell’Europa ci interessa e ci appartiene, come cittadini e come credenti. In particolare, siamo coscienti che le prossime elezioni europee (6-9 giugno 2024) rappresentino uno sparti acque nella costruzione della casa comune degli europei. I “lavori” sono in stallo e occorre farli ripartire al più presto. Così che l’Europa unita non resti una incompiuta (senza una fiscalità unica, senza una difesa comune, senza una vera politica estera unica, senza una costituzione ma figlia di trattati), alla merce degli interessi di parte che ciascuno degli inquilini si si trascina con sé.

È il pensiero di fondo che ha attraversato il convegno “Cittadini e credenti nell’Europa che verrà” tenutosi ieri a Roma, presso l’Università Lumsa, e promosso da Azione Cattolica, Meic, Mieac e Fuci, per ragionare su quello che gli americani chiamano “stato (di salute) dell’Unione”; in questo caso a ragion veduta, essedo gli Usa una federazione di Stati, cosa che – lo ricordiamo – non è l’Unione europea, essendo ad oggi (più o meno) solo il frutto di accordi (trattati) tra Stati che hanno accettato di rinunciare a pezzi di sovranità nazionale (ad esempio quella monetaria).

Un federalismo europeo compiuto: l’unica via possibile

Di fronte alle sfide che attraversano il vecchio continente, guerra e crisi economica su tutte, risaltano ancor di più i limiti di una Unione tra 27 Paesi che tale non è ancora. Bloccata da lacci e lacciuoli. Primo tra tutti un “criterio di unanimità” delle decisioni che porta a nessuna decisione o a compromessi che ai più paiono pezze peggiori del buco (pensiamo al “ricatto” messo in atto dal governo ungherese, e non solo, sulla politica di gestione dei migranti). Andare, verso il federalismo europeo compiuto è dunque l’unica via possibile per uscire dal pantano, facendo dell’Unione un soggetto politico autonomo e svincolato dai mal di pancia dei singoli Stati membri.

Oltre l’incompiutezza, la disillusione e la tecnocrazia

Superando quella che il sociologo Mauro Magatti ha definito “l’Europa incompiuta”, denunciando la disillusione come «il sentimento prevalente oggi, perché viviamo il dramma della guerra in un continente che nasceva su un’idea di pace, e per il dramma della logica dei muri con cui affrontiamo il tema migratorio».
Secondo il sociologo dell’Università Cattolica, «la legislatura europea che si è conclusa ha molti punti positivi, specie nella capacità che ha avuto di rispondere tempestivamente a molte emergenze, dalla pandemia alla guerra in Ucraina». Tuttavia «la lentezza con cui stiamo discutendo il tema della difesa comune è problematica quanto ingiustificata». Magatti riconosce che l’“obiezione tecnocratica” degli antieuropeisti ha un suo fondamento «e con essa – pur da europeista convinto – bisogna discutere e dare risposte», e la risposta non può che essere «un di più di politica e non di norme». E fa un esempio concreto: «Tutti siamo per la sostenibilità, ma la transizione ecologica è stata posta in modo tale che i costi sono a carico delle parti più deboli della società». È stata “pensata” in modalità tecnocratica e non politica.

Mons. Crociata: la secolarizzazione indebolisce la base popolare di tutte le Chiese in Europa

Il convegno è proseguito sul tema del contributo religioso alla costruzione europea. Mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (Comece), ha voluto ricordare le parole di Romano Guardini: «L’Europa, ciò che è, lo è attraverso Cristo […] Se l’Europa si staccasse totalmente da Cristo allora, e nella misura in cui questo avvenisse, cesserebbe di essere».
Il presule ha quindi sottolineato la necessità che «cultura ed ethos si poggino su una radice profonda per poter sopravvivere». Dal che, portato all’oggi del vecchio continente, ne deriva da un lato «la difficoltà a dialogare con una Europa che non è più quella dei democristiani Schuman, De Gasperi e Monnet, ma anche a fare i conti con una secolarizzazione che indebolisce la base popolare di tutte le Chiese in Europa».
«Non dimentichiamo che le fedi sono il retroterra plurisecolare da dove nascono i Paesi dell’Europa. E che il cristianesimo è un elemento fondamentale all’idea di un’Unione dei Paesi europei», ha osservato mons. Crociata. Denunciando: «Oggi ci troviamo immersi in un paradigma consumistico e tecnocratico che produce una riduzione privatistica di ogni istanza etica».

Prodi: il futuro dell’Europa passa dalla Francia

A dar manforte al presidente della Comece l’intervento di Romano Prodi, che della Commissione europea è stato presidente. Guardando ai fenomeni di stravolgimento della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta fino ad ora e all’allontanamento progressivo tra Stati Uniti ed Europa, Prodi nel sull’intervento ha richiamato alla responsabilità uno dei Paesi che maggiormente ha peso negli assetti dell’Unione: la Francia. Anche se posizioni come quella assunta dalla Francia sull’aborto in Costituzione – decisione approvata pochi giorni fa – «non fa che allontanare la Francia e dividere l’Europa».

A partire dalla difesa comune

Eppure, per Prodi, «nell’ottica di una difesa comune e di un riequilibrio in seno alla Nato, la Ue dovrebbe parlare con una voce sola». Questo, però, può avvenire solo con l’aiuto della Franci. Del suo arsenale nucleare e del suo seggio con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu». Dunque, solo partendo dalla Francia è possibile, attualmente, costruire una politica di difesa comune in Ue. Così come una prospettiva unitaria di politica estera comune, che riconsideri un riequilibrio delle forze nel Patto Atlantico. Prodi ha ricordato: «La Nato è un patto, non una obbedienza», sottolineando che oggi la posizione dell’Europa è fin troppo subordinata ai desiderata di Washington».

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