XXXIII domenica del Tempo Ordinario

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Liturgia del: 
13 novembre 2016

La Parola del giorno: MI 3,19-20a; Sal 97 , 2Ts 3,7-12, Lc 21,5-19

Dal Vangelo secondo Luca
Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Il Vangelo di Luca, vero filo conduttore di questo anno liturgico, ci ha abituato a parole e atteggiamenti di Gesù nei quali risplende chiaramente il volto misericordioso del Padre. Ecco perché il tono e i contenuti della pericope evangelica di questa domenica sembrano stridere con pagine cariche di tenerezza e dolcezza. Eppure anche queste parole di Gesù rientrano perfettamente nel ritratto del Dio della misericordia che il terzo Vangelo ha dipinto. Anzi, ne suonano come una ulteriore conferma. La vera misericordia, sembra dirci Gesù, non è solo accoglienza gratuita, disinteressata e senza giudizio, perdono e tenerezza. È un atto d’amore di Gesù verso i discepoli anche l’invito a relativizzare tutto ciò che è apparenza “di cui non rimarrà pietra su pietra” per arrivare a puntare la vita su ciò che realmente conta. È ancora un atto di amore misericordioso chiamarli a guardare la realtà storica e umana in tutte le sue sfaccettature, anche quelle più drammatiche, dolorose e sconvolgenti, con profonda oggettività, senza dietrologie o catastrofismi e soprattutto senza lasciarsi terrorizzare e paralizzare da paure irrazionali. È infine un atto di straordinaria misericordia del Padre indicare la via dura, ma efficace, della “perseveranza” come la via della salvezza. La storia con tutte le sue contraddizioni, i suoi limiti e le sue ombre, ribadisce con forza Gesù con le parole ma soprattutto con la sua vita, è il campo dove può e deve crescere la nostra “testimonianza” ed una vera testimonianza è figlia dell’aver scoperto ciò che è essenziale, del realismo e della perseveranza.

 

Signore, apri al nostro cuore la via ardua ma luminosa della perseveranza. Aiutaci ad attraversare sofferenze e prove della vita mantenendoci saldi e fedeli, consapevoli di essere sempre, comunque e dovunque sotto il tuo sguardo misericordioso e tenero. Amen.