XXXI domenica del Tempo Ordinario

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Liturgia del: 
30 ottobre 2016

La Parola del giorno: Sap 11,22-12,2, Sal 144; 1Ts 1,11-2,2; Lc 19,1-10

Dal Vangelo secondo Luca
Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Siamo a Gerico, città della bellezza. Zaccheo, in quanto pubblicano, era escluso dalla salvezza per legge, come ricco lo era per il Vangelo. Zaccheo era un caso impossibile, cuore inespugnabile come lo era la città in cui viveva. Ma «nulla è impossibile a Dio» (Lc 18,27) e «le prostitute e i pubblicani vi precederanno nel Regno dei cieli» (Mc 21,31). Zaccheo cerca Gesù. Come al Salmo 63: «O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, come terra deserta, arida, senz’acqua». È il cercare affannato dell’ammalato che cerca la luce dell’aurora come sollievo nella notte della sofferenza. Zaccheo scoprirà chi è Gesù quando incrocerà il suo sguardo. Lo sguardo di Gesù svela la verità della persona e le permette di ricominciare.
Gesù dice a Zaccheo: «Oggi devo rimanere a casa tua». Questa parolina – oggi – indica che ogni giorno può essere il tempo favorevole della salvezza: come a Natale (2,11: «Oggi vi è nato un salvatore»); a Nàzaret (4,21: «Oggi si è adempiuta questa Parola»); con il malfattore in croce (23,43: «Oggi sarai con me in Paradiso»). La casa dell’insalvabile diventa il luogo sacro dell’incontro con la salvezza. La Parola può rimanere, dimorare nelle nostre case, essere accolta con gioia, come la gioia del Natale. La città della bellezza è la città in cui gli insalvabili vengono salvati e diventano protagonisti di salvezza per altri. La vera bellezza è quando io mi ritrovo inaspettatamente e immeritatamente perdonato, amato, accolto. La vera bellezza è quando nella comunità cristiana o nella società civile sono accolti i piccoli e gli ultimi. Così è il nostro desiderio del Signore. Come quello di Zaccheo. Ma nella nostra ricerca di Dio siamo sempre sorpresi e preceduti, poiché è lui che ci cerca per primo, noi sempre perduti. Siamo anche noi quell’ammalato insonne che nel suo letto di dolore cerca l’aurora come unico sollievo. Le nostre case sono i luoghi dove si vive l’oggi della salvezza per ciascuno di noi. Autentiche relazioni familiari. Incontri di gruppi dove la Parola illumina la vita reale. L ’amore dell’uomo e della donna come incarnazione dell’amore di Dio. La trasmissione libera e coraggiosa della fede ai figli. Sono esperienze che fanno la nostra salvezza oggi.

 

O Signore Gesù, so che devi passare dalle mie parti, dove sono io, tu devi passare di qui: sei venuto apposta! Ti prego, fammi trovare un albero, fammi trovare qualcuno che io ritenga più grande, migliore di me, per salire sulle sue spalle e cercare di vedere te, soprattutto per farmi vedere da te, e sentirmi da te chiamare per nome. Allora correrò, o Signore, correrò senza più pesi verso di te.