XXVIII domenica del Tempo Ordinario

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Liturgia del: 
9 ottobre 2016

La Parola del giorno: 2Re 5,14-17; Sal 97; 2Tm 2,8-13; Lc 17 ,11-19

Dal Vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Gesù riprende il cammino verso Gerusalemme, una sorta di pellegrinaggio lungo il quale incontra instancabilmente le periferie esistenziali dell’uomo, provocando la sua risposta. Tra queste non a caso il Vangelo si sofferma spesso sull’esperienza della malattia e del dolore: è questa la circostanza in cui – ieri come oggi – la fede è messa a dura prova. Ad avvicinare Gesù stavolta sono dieci lebbrosi, persone che, proprio a motivo della loro malattia, vengono tenute ai margini della vita sociale e religiosa del popolo e ritenute responsabili di mancanze verso Dio. Pur tenendosi a dovuta distanza, come volevano le prescrizioni in materia, alzano la voce verso Gesù e invocano la sua pietà! A differenza di altre guarigioni, Gesù non li tocca e non li intrattiene in un dialogo prolungato, ma li invia verso i sacerdoti, ai quali era assegnata la facoltà di verificare la guarigione e la dichiarazione della loro purità, e dunque il loro reinserimento nella comunità. Le parole di Gesù sembrano anticipare la guarigione che accade lungo la strada e i dieci lebbrosi accolgono la sua parola senza replicare. Ma ottenuta la guarigione, si comportano come coloro che reputano dovuta la salute, una sorta di ristabilimento di una condizione iniziale, ingiustamente infranta dalla malattia. Soltanto uno di loro, un samaritano, sembra essere veramente toccato dall’incontro con Gesù: con uno spirito che sembra ricordare Namaan il Siro (cfr. 2Re 5,15), quest’uomo guarito dalla lebbra torna indietro per dire grazie del dono ricevuto; e il dono non è semplicemente la guarigione corporale, della quale si sono accontentati gli altri nove, bensì una rilettura del proprio vissuto alla luce dell’incontro con Gesù. È Gesù dunque che colloca l’uomo guarito in una nuova relazione con Dio e lo conferma nel suo cammino di fede; ora non dovrà più abitare le periferie dell’esistenza, con gli occhi bassi di chi viene escluso, perché il Signore ha avuto misericordia di lui e gli ha ridato la dignità di essere umano. Ed è sempre Gesù che, con rammarico e un velo di amarezza, guarda gli uomini e le donne di ogni tempo che spesso si limitano ad invocare il suo intervento per situazioni contingenti, dimenticando di vivere poi riconoscenti del dono ricevuto.

Signore Gesù, che ti lasci incontrare affinché ogni uomo possa fare esperienza della tua misericordia, donaci l’umiltà di volgere lo sguardo verso di te affinché ogni nostra fragilità possa essere superata e ogni nostro gesto sia testimonianza verace e credibile che esprime la fiducia nel tuo progetto di salvezza.