XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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Liturgia del: 
4 agosto 2019

La Parola del giorno: Qo 1,2; 2,21-23; Sal 89; Col 3,1-5.9-11

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé:
“Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Spesso accade che il credente venga attratto dalla parola di Dio, rifletta su di essa riscoprendo nel suo contenuto il proprio “essere cristiano”. Sperimenta la contemplazione nella sua fecondità, portatrice di saggezza, aperta alla verità e a quanto accade nel mondo e alla stessa umanità. Il cristiano si allontana dai numerosi agguati dell’egoismo che, a ogni passo, insidiano il suo cammino verso Dio e verso il prossimo.
Egli sa che bisogna essere sempre vigili perché non prevalgano interessi materiali e personali e perché non si sostituisca la volontà di Dio con la propria. Anche il lavoro non può essere solo finalizzato all’accumulo di ricchezze volte unicamente a se stessi, facendo della ricchezza stessa un idolo. A volte, anche Dio viene ridotto a idolo nel cui nome si sviluppano false devozioni, pregiudizi, superstizioni, privilegi. Il proverbio dice: «Chi fa da sé, fa per tre», ma non collabora (lavora) con Dio. Il segreto del cristianesimo è qui: in questo “non per sé”, non per il proprio tornaconto, ma nel distacco dai beni, dai propri vantaggi per un impegno gioioso per la crescita del Regno di Dio nell’edificazione dell’uomo, in questo tempo e in questo contesto. Non sono le ricchezze accumulate, i copiosi raccolti a costruire la bussola del cammino cristiano, quanto la scelta e la gioia di un’esistenza vissuta alla luce del mistero trinitario. Anche oggi, testimonianza e preghiera ci rendono ricchi al cospetto di Dio. Il Signore Gesù ci insegna ad amare e a condividere. È questa la sua scuola che trasforma la nostra preghiera in azione volta al bene.

Mostraci la tua continua benevolenza, o Signore,
e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.
(Colletta della domenica XVIII del Tempo Ordinario)