XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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Liturgia del: 
11 agosto 2019

La Parola del giorno: Sap 18,6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-9

Dal Vangelo secondo Luca (12,35-40 – forma breve)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Da una prima lettura ci accorgiamo subito che questo brano vuole essenzialmente invitare il lettore a essere vigile, pronto a scattare e ad agire immediatamente. Il testo ci trasmette una sensazione di fretta, di incertezza per qualcosa che deve accadere nell’immediato, ma che non è ancora capitata.
Letteralmente l’invito a indossare le vesti strette ai fianchi significa stringere una cintura intorno a una tunica per poter camminare agilmente senza inciampare nel proprio abito.
L’immagine delle vesti legate in vita e delle lampade accese è un invito che Gesù rivolge a tutti i cristiani a tenersi pronti ad agire. Per sottolineare maggiormente la necessità di essere vigili e pronti all’azione Gesù racconta una piccola parabola sui servi che aspettano il loro padrone. L’esempio del servo non ci appare più familiare, ma è comunque utile a comprendere che al cristiano è richiesto un atteggiamento di vigilanza permanente. Il richiamo alla notte rimanda a una condizione in cui è difficile vedere e perciò il compito di vigilare diventa molto faticoso e richiede l’ausilio di una lampada. Questo faticoso lavoro, richiesto al servo, viene premiato con una ricompensa inimmaginabile: il servo siede a tavola e il padrone lo serve. La piccola parabola ci sorprende proprio sul finale, presentandoci un’inversione di ruoli tra il servo e il padrone.
Questa conclusione paradossale ci fa venire in mente il gesto della lavanda dei piedi, raccontato da Giovanni, che Gesù compie durante l’Ultima cena. L’evangelista dunque ci invita a farci servi dei nostri fratelli sull’esempio di Gesù. Il discepolo deve essere pronto a donare la sua vita proprio come il maestro.
La scena del banchetto finale tra servo e padrone è anche un’immagine tipica che allude alla piena comunione che i credenti vivranno con Dio. Questa promessa di comunione – tra Gesù e i suoi discepoli – è rivolta a tutti gli uomini ed è legata alla fedeltà al Signore con la quale avranno vissuto la loro vita. Questa esortazione alla responsabilità nel presente viene rafforzata dall’immagine del padrone di casa che deve vigilare per non farsi derubare. La lunga attesa può portare a scoraggiarsi o ad impigrirsi ed è per questo che Gesù invita gli uomini a vivere il tempo dell’attesa come se il Signore dovesse tornare da un momento all’altro.

Signore Gesù,
donaci la forza di vigilare come servi saggi e fedeli
che attendono il loro padrone,
e sul tuo esempio aiutaci a riconoscere il tuo volto
in quello dei nostri fratelli che soffrono,
per poterli servire e amare come tu hai fatto per noi.