XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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Liturgia del: 
7 luglio 2019

La Parola del giorno: Is 66,10-14c; Sal 65; Gal 6,14-18

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-9 – forma breve)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Le immagini usate da Gesù per descriverci il campo di azione della comunità dei credenti ci rimandano, direttamente, al lavoro di semina e di raccolta che gli agricoltori compiono, ciclicamente, in ogni parte del mondo. Viene facile pensare, magari, a enormi distese di grano coltivato o a infinite piantagioni di alberi da frutto, che attendono il nostro impegno.
Un lavoro immenso. Tanto lavoro di evangelizzazione da compiere. Tante cose da fare. Tanti incontri da organizzare, conferenze, iniziative giovanili, catechesi alle famiglie, ecc., ma la richiesta di preghiera di Gesù ci ridimensiona subito e ci calma il cuore. Il campo è di Dio e noi, tutti, possiamo lavorarci, anzi vi ci dovremmo dedicare con generosità, ma tutto sarà inutile se non ci “accorderemo” – cuore a cuore – con Lui.
Ecco la necessità della preghiera. Come giustamente afferma papa Francesco: «Senza preghiera, tu potrai fare una bella conferenza, una bella istruzione, buona, buona, ma non è la Parola di Dio. Soltanto da un cuore in preghiera può uscire la Parola di Dio» (Meditazione alla Domus Sanctae Marthae, 14 febbraio 2017). Occorre, quindi, la preghiera perché il Signore accompagni la semina nella messe. Il modo giusto per portare agli altri la parola di Dio è pregare, prima, dopo e durante la missione, con la consapevolezza che siamo creature fragili. Ecco perché ci viene presentata la figura dell’agnello.
L’agnello incute tenerezza. È indifeso, piccolo e delicato. Gesù manda gli “operai” come “agnelli in mezzo ai lupi” e li manda poveri, senza bisacce, senza tanti pesi inutili. Li manda liberi, perché non scendano a compromesso con nessuno, scadendo in favoritismi e tentazioni di potere. Così facendo sarà più facile, per questi umili operai, solidarizzare proprio con i più poveri. Ma non dovranno tralasciare nessuno, nemmeno coloro che si sentono superiori agli altri perché ricchi e potenti.
Saranno proprio la tenerezza dell’agnello e quella del Vangelo a toccare il cuore e a confondere anche coloro che abitualmente confidano solo in se stessi.

Signore Gesù, tu ci hai dato l’esempio.
Tu stesso ti sei fatto agnello mite e buono
per entrare nella nostra vita.
Riempici il cuore della tua bontà e mitezza
affinché comprendiamo che tutti siamo chiamati,
ciascuno secondo la propria vocazione,
a stare al mondo come agnelli.
Tutti chiamati a portare gioia in questo mondo. Amen.