VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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Liturgia del: 
16 febbraio 2020

La Parola del giorno: Sir 15,15-20; Sal 118; 1Cor 2,6-10

Dal Vangelo secondo Matteo (5,20-22a.27-28.33-34a.37 – forma breve)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

La giustizia di cui parla Gesù è la fedeltà alla legge di Dio, una nuova fedeltà, resa possibile e urgente dall’interpretazione autorevole che Gesù dà di questa legge. «Egli [infatti] insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi» (Mt 7,29). È tutta questione di prospettiva: gli scribi hanno il loro cuore appesantito dalla legge antica; Gesù chiede ai suoi discepoli, quindi anche a noi oggi, di liberarci dalla schiavitù di una legge ancorata a criteri troppo umani, legata alla mentalità ebraica dell’Antico Testamento. L’amore nominato nella Torah non è ancora libero, perché vive del contraccambio, è un amore dipendente dall’amore dell’altro e pertanto giustifica l’odio di fronte all’odio altrui. Il nuovo orientamento proposto da Cristo non si giustifica più sulla corrispondenza dei sentimenti, ma sull’intelligenza creativa del cuore, non dipende più dalla disposizione d’animo dell’altro, vede chi è l’altro nell’intimo, e lo riscopre vicino nella colpa comune e nella comune miseria. Si tratta del superamento dell’antico concetto di giustizia: al di sopra di questa giustizia c’è lo sguardo di Dio, il principio della libertà, dell’amore creativo, della grazia, tutte cose che la giustizia “antica” non vede. È giunto il momento, dice il Signore, di superare la legge degli antichi per aderire alla nuova legge dell’amore, una legge che riesce a cogliere la differenza fra il peccato fatto e il desiderio del peccato, che ci rende più capaci di amare gli altri e noi stessi in quanto ci scopriamo bisognosi del suo perdono e del suo sguardo amorevole e fedele sulle nostre vite. In realtà quello che ci propone Gesù è un modo di vivere più libero, e molto più profondo e impegnativo di quello che ci prospetta un semplice elenco di regole da rispettare.
E ancora una volta Dio ci insegna ad andare oltre l’umano, restando umani.

(A cura del Centro italiano femminile)

Il Vangelo «non è una morale, ma una sconvolgente liberazione» (G. Vannucci).

O Signore,
nessuno può pretendere
di presentarsi puro allo sguardo divino.
Aiutaci ad attendere la manifestazione
del tuo amore e del tuo perdono:
un’attesa che tiene desta
tutta l’umanità a te fedele
«ancor più che una sentinella all’aurora».
(Sal 129)