VENERDÌ SANTO - PASSIONE DEL SIGNORE

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Liturgia del: 
19 aprile 2019

La Parola del giorno: Is 52,13 – 53,12; Sal 30; Eb 4,14-16

Dal Vangelo secondo Giovanni (18,1 – 19,42 - forma breve)
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo [...].
Giuda dunque vi andò. [...]. Pilato [...] fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». [...].
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». [...]. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!
». E gli davano schiaffi. [...].
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: [...] «Via! Via! Crocifiggilo!». [...]. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. [...].
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete».
Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. [...].
Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

La liturgia del Venerdì Santo si apre in silenzio con un atto di adorante prostrazione e si chiude in silenzio. Sono poche le parole di commento, profondo è l’ascolto, prolungata la risonanza interiore. La passione secondo Giovanni narra con cura i passaggi del desiderio ardente di comunione di Gesù, di un amore che è servizio, del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro, del processo costruito e attuato contro Gesù. Proprio nel confronto con Pilato, Gesù può esprimere in che senso egli è Re e cos’è il suo Regno. Lo fa con un linguaggio caro all’autore del quarto Vangelo, che fin dalle prime pagine parla di un’appartenenza alla terra e di un modo di parlare terreno, opposto a un provenire dal cielo, un rinascere dall’alto e parlare con parole celesti, con una sapienza non di questo mondo. Ciò che segue subito dopo – la coronazione di spine, l’iscrizione appesa sul capo di Gesù innalzato sulla croce – confermano la novità di questo Regno e congiungono quest’ora della donazione suprema con alcuni gesti che l’hanno preparata: la metafora del chicco di frumento caduto in terra, la promessa di attirare tutti a sé nell’innalzamento sulla croce, la lavanda dei piedi, la preghiera per l’unità dei discepoli proprio mentre quest’unità si sta frantumando per tradimento e paura. Sotto la croce, Giovanni narra l’atto stupendo con cui Gesù consegna la madre al discepolo amato e questi alla madre: generati entrambi come Chiesa nascente proprio qui, in quest’ora, quando Gesù consegna il suo spirito al Padre.

Padre santo, aiutami a riconoscere la tua volontà nelle cose che non comprendo. Fammi dono del santo discernimento, quello che mi permette di riconoscerti anche lì dove la mia mente mai mi porterebbe: la strada della croce. Essa è la sola che porta alla vita vera, quella della risurrezione. Amen.