V DOMENICA DI QUARESIMA

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Liturgia del: 
29 marzo 2020

La Parola del giorno: Ez 37,12-14; Sal 129; Rm 8,8-11

Dal Vangelo secondo Giovanni (11,3-7.17.20-27.33b-45 – forma breve)
In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù:
«Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù:
«Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».
Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò:
«Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».
Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

La risurrezione di Lazzaro è uno dei punti centrali del Vangelo di Giovanni, ma è anche una sfida all’uomo contemporaneo.
C’è indubbiamente in questo episodio l’anticipazione, quasi l’annuncio della risurrezione del Cristo. C’è l’affermazione che non siamo fatti per la morte. C’è la forza di un amore che porta a chiedere e a sperare cose impossibili. Ma è una sfida, perché vuole dimostrare che il Regno di Dio si compie su questa terra, nella nostra vita, nel nostro impegno in famiglia, nel lavoro, nella società, nella politica.

(A cura dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti)

Dio è innamorato dei suoi amici, non li lascerà nelle mani della morte.

Signore, la risurrezione di Lazzaro
è un episodio lontano nel tempo,
un racconto che il tempo trascorso può farci sembrare
una leggenda, quasi una fake news.
Aiutaci a far sì che i segni che Cristo ci ha dato
«perché il mondo creda» restino di fronte ai nostri occhi
come pezzi della nostra storia e della nostra esperienza.