Ho un popolo numeroso in questa città. XVII Assemblea nazionale - 25 aprile - 2 maggio 2021

V DOMENICA DI PASQUA

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Liturgia del: 
2 maggio 2021

La Parola del giorno: At 9,26-31; Sal 21; 1Gv 3,18-24

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Gesù si paragona alla vite. Questa produce uva buona da cui si ottiene il vino. Tutto ciò simboleggia la grazia, la vita nuova che scaturisce da Gesù e passa nella nostra vita. Noi siamo infatti i tralci innestati in Lui e, mediante l’adozione a figli, partecipiamo della sua linfa vitale. Dio è l’agricoltore che si prende cura della vigna, si prende cura di noi. Quanta pazienza occorre avere per una vigna in attesa del raccolto e quanto impegno lavorativo per condurla bene! Dio attende sempre ed è paziente con noi. Certo, ogni tralcio che non porta frutto in Gesù viene tagliato perché possa portare più frutto. L’azione della potatura in noi è data dalla sua Parola che ci forgia, togliendo tutto ciò che non serve, che ci danneggia e ci impedisce di crescere. La parola di Dio pota tutte quelle fronde egoistiche e spinose che impediscono di maturare nell’amore, nella vita nuova. Ogni taglio naturalmente produce dolore: come il medico che, se non opera togliendo la parte infetta, non potrà mai farla guarire, così l’agricoltore se non pota non avrà un buon raccolto. L’invito è a restare uniti a Lui. Da soli non possiamo pretendere di portare frutti d’amore: cadremo sempre nella logica dell’interesse che pretende, che dà per avere, che è incapace di generosità. Gesù è la vite, noi siamo i tralci, senza di Lui non possiamo nulla. Staccati dal suo amore siamo votati alla morte, a portare marciume: invidia, gelosia, maldicenza, tutte opere del male. Se rimaniamo in Lui e le sue parole diventeranno nostra carne, potremo manifestare la sua presenza come discepoli e far assaggiare il buon vino delle opere di amore: concordia, pace, bontà, magnanimità, condivisione, vita. (A cura dell’Associazione cattolica operatori sanitari)

Innesti fecondi.

Signore Gesù, tu sei la vite vera. Il Padre tuo è il vignaiolo. La tua Parola in me ha un'azione di potatura, toglie tutto ciò che non è grazia, non è vita. Aiutami ad ascoltarla, facendola penetrare nelle pieghe più nascoste della mia anima perché possa sgorgare il vino nuovo. Fammi restare unito a te perché, senza di te, non posso nulla. Lontano da te la mia vita è destinata a seccarsi e a null'altro serve. Prenditi cura di me, anche quando non sarò in grado di capire il dolore per l'azione di potatura del Padre tuo, e donami la capacità di saper attendere il buon frutto senza la pretesa di raggiungere il risultato immediato.