Tutti i Santi

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Liturgia del: 
1 novembre 2016

La Parola del giorno: Ap 7 ,2-4.9-14, Sal 23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a

Dal Vangelo secondo Matteo
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia,perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

L’apertura della scena è solenne. Tutto dice che sta per accadere qualcosa di importante: Gesù proclama il suo programma di vita. Questo programma sarà anche il programma di vita di ogni cristiano. È la pagina del vangelo più misteriosa e più attraente. Mi pare di non averla mai capita abbastanza. Ci fermiamo solo su due piccole perle che riflettono la luce di tutte le beatitudini. «Beati i poveri in spirito». Noi la intendiamo spesso come «Felici quelli che sono poveri spiritualmente». Erri De Luca traduce partendo dall’ebraico, lingua con la quale il Vangelo di Matteo fu scritto: «Letizie per gli abbattuti di fiato». Questi poveri a cui Gesù annuncia felicità, sono allora quelli che sono così sfiniti che non hanno il fiato per stare in piedi. Sono a terra, abbattuti, senza fiato appunto. Dio sta dalla loro parte. Hanno la ricchezza più grande. Le beatitudini sono un annuncio di una felicità paradossale. Come mettiamo insieme la povertà, il pianto, la persecuzione, con la gioia? Ma Michael David Semeraro dice che chi riesce ad accettare se stesso nelle sue povertà, fragilità e ostilità ricevute, potrà essere veramente felice anche in questa vita. Sapendo che la pienezza ce l’avremo solo nell’altra vita. Chi cioè impara a vivere riconciliato con le proprie ferite, capace di perdonare se stesso prima ancora degli altri, poiché sa di essere infinitamente amato e perdonato da Dio, costui è “beato”. Chi è se stesso, pacificato nella sua creaturalità, confidente nel Padre: costui è “beato”. Possiamo allora capire meglio che i poveri possono essere realmente felici, perché si sono affidati a Dio, che è il loro difensore. E noi non possiamo non metterci dalla parte dei più poveri. Che siano gli affamati dei popoli poveri, o gli immigrati che arrivano a casa nostra, o i compagni di studio o di lavoro che sono in vario modo svantaggiati, o sofferenti o fragili. Le Beatitudini parlano anche di noi, quando siamo poveri e quando piangiamo. E succede. E parlano dei perseguitati di oggi a causa della fede. E parla della Chiesa: «Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri». Queste parole di papa Francesco siano la luce per tutti noi che dentro la Chiesa ci vogliamo stare.

Beati siete voi che non dite mai “basta”, perché non siete mai sazi. Beati voi che non tenete mai la porta chiusa, perché aspettate sempre qualcuno. Beati siete voi che siete convinti di non poter crescere da soli e non vi accontentate degli amici del cuore, ma siete aperti ad ogni uomo. Beati voi che credete nell’amicizia e cominciate voi a donarla. Beati voi che di fronte a un fratello che soffre dite sempre «Me ne importa». Beati siete voi il cui cuore non è mai completamente appagato, vuole raggiungere tutti i fratelli e le sorelle del mondo.