SABATO SANTO - VEGLIA PASQUALE

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Liturgia del: 
20 aprile 2019

La Parola del giorno: Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-17a.18-28; Rm 6,3-11; Sal 117

Dal Vangelo secondo Luca (24,1-12)
Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo.
Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

«Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre». Questo passo, recitato ogni domenica alla messa all’interno del Credo, cristallizza in poche parole il senso di questo racconto del Vangelo e, di più, della nostra fede. «Ma se Cristo non fu risuscitato, è [...] vana la vostra fede» (1Cor 15,14), diceva san Paolo; e nei fatti, quale istituzione e quale sacramento potrebbero mantenere il loro valore nei secoli in assenza della sconfitta della morte da parte di Gesù? Le tre donne si erano recate al sepolcro portando il necessario per rendere onore a un corpo morto, mancando di fede nell’annuncio del Salvatore, e venendo addirittura “rimproverate” dagli angeli che citano letteralmente le parole di Gesù in vita. L’incredulità non finisce qui, però, e infatti coinvolge anche gli apostoli, che non riescono a concepire all’inizio l’idea che la mortalità, principio base del ragionare umano, possa essere stata superata. I due angeli ci invitano ad andare oltre i ragionamenti condizionati dalla nostra natura di finitudine e ad abbracciare la fede nel miracolo che si è compiuto. Gesù non ha evitato la morte, ma l’ha attraversata per giungere alla risurrezione. La tomba, cioè, non è sempre stata vuota, ma è stata svuotata il terzo giorno dopo la sua morte. L’enorme pietra, difficilissima da spostare, è stata tolta, e il sepolcro viene lasciato aperto, simboleggiando il collegamento tra la terra e il cielo che la risurrezione ha stabilito. Notiamo infine come l’atto di risorgere di Gesù, la cui veridicità è garantita dalla presenza degli angeli, non è descritto direttamente da Luca. Questo perché il centro dell’evento non è il come ciò sia accaduto, ma il cosa sia accaduto, una Buona novella alla quale siamo tutti chiamati a conformare la nostra vita.

O Signore,
ti ringraziamo per tutte le pene, le angosce e le umiliazioni
che hai dovuto sopportare quando, come Padre e Figlio insieme,
hai deciso di farti carne e di vivere da uomo fra gli uomini,
morendo come un semplice criminale, ma risorgendo infine
dalla carne a corpo immortale.
A noi, semplici mortali, tutto questo lascia stupiti
e risulta di difficile comprensione.
Ma crediamo in te e ti glorifichiamo.
Grazie Gesù, nostro Signore risorto. Amen.