LE PALME

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Liturgia del: 
14 aprile 2019

La Parola del giorno: Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11

Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)
In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

«Gesù camminava davanti a tutti». Sembra quasi di vederlo.
Non è indietro o confuso tra la folla, ma la precede. È in movimento. Cogliamo la natura missionaria della sua venuta: inviato dal Padre, esorta coloro che lo seguono ad andare, ad annunciare quanto visto e udito. Nei pressi del monte degli Ulivi, prima di percorrere l’ultimo tratto verso Gerusalemme, chiama due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio». Il villaggio indica il luogo della tradizione e della resistenza ad accogliere la novità, il cambiamento. Slegano un asinello, lo conducono al Maestro che sale in groppa. Non ha, però, l’atteggiamento di un re potente e vittorioso. Non indossa abiti preziosi e non è in sella a un cavallo come si conviene a un re dominatore. È venuto per servire. «La folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio». Già il profeta Zaccaria (9,9)
aveva annunciato un re giusto, umile, che cavalca un puledro d’asina e annuncia la pace. Ma questa profezia era rimasta inascoltata, “legata”. Si legge, infatti, che accanto a quelli che lo acclamano ci sono anche coloro che mormorano e non approvano. Sono i farisei − tutori della legge, imbrigliati nella presunzione di conoscere la volontà di Dio e incapaci di riconoscerne il Figlio − che chiedono a Gesù di “rimproverare” i discepoli perché quello che dicono non è, a loro avviso, secondo Dio. Che senso ha invocare un messia di pace? Vanno, pertanto, ripresi, quasi esorcizzati perché solo una presenza demoniaca può far loro acclamare Gesù come re mite. Quella folla rivoluziona la loro mentalità: come può un messia essere umile, presentarsi come ultimo? È sicuramente un eretico. Si comincia a tramare, considerando Gesù un pericolo, un destabilizzatore.
Man mano il canto di benedizione si trasformerà così nell’urlo: «Crocifiggilo!».

Signore Gesù, principe della pace, insegnaci l’umiltà.
Fa’ che comprendiamo la tua vera regalità.
Vogliamo costruire il tuo Regno
con mattoni di gioia e di condivisione.
Le tue vesti non sono lucenti,
ma sulla tunica risplende il grembiule.
Il tuo trono è l’amore,
e da esso discendi per “slegare”
tutto ciò che è vero e parla di te.