IV DOMENICA DI QUARESIMA

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Liturgia del: 
22 marzo 2020

La Parola del giorno: 1Sam 16,1b.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5,8-14

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1.6-9.13-17.34-38 – forma breve)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

La guarigione di un cieco è un’ulteriore tappa del cammino attraverso il quale Gesù rivela la sua identità. Egli è Luce, offerta a quanti sentono – in vario modo – di “brancolare nel buio”.
La cecità che segna la vita di quell’uomo diventa l’occasione per pensare alle nostre incertezze.
Ciechi siamo anche noi ogni volta che non sappiamo quali passi compiere, quali direzioni prendere, quali significati attribuire.
Ciechi siamo pure – come alcuni tra i farisei – quando lasciamo che il pregiudizio ci ottenebri, quando ci fermiamo al “sentito dire” o alla mormorazione, quando l’altro diventa “categoria” prima che esperienza e incontro.
Come reagisce Gesù? Possiamo notare come egli compia un gesto. Evocativo dell’agire di Dio agli inizi della creazione. Ma anche indicativo di un atteggiamento: davanti alle sofferenze degli altri non sono opportuni i commenti, spesso non è il caso di moltiplicare le parole. Meglio lasciare spazio a un gesto di premura, di sollievo, di cura. Un gesto che Gesù compie non contro la volontà di quell’uomo, ma pure anticipando ogni sua domanda, quasi a volerlo liberare dall’imbarazzo umiliante di chi mendica.

(A cura della Gioc)

Come mendicanti di luce ci affidiamo a Dio.

Illumina i nostri occhi, Signore,
e rendici capaci di guardare con te alla vita:
in essa la tua creazione si compie,
la tua cura ci rinnova.
Illumina i nostri occhi, Signore,
e aiutaci a guardare ciascuno negli occhi
per scorgervi un fratello
con il quale camminare dietro di te.