IV DOMENICA DI PASQUA

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Liturgia del: 
12 maggio 2019

La Parola del giorno: At 13,14.43-52; Sal 99; Ap 7,9.14b-17

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».

Ogni anno, in questa domenica, ritorna e viene riproposta alla nostra riflessione la figura di Gesù Buon Pastore, immagine sotto la quale Egli amò descrivere e illuminare la sua opera di salvezza e il suo rapporto con ognuno di noi.
Gesù, venendo nel mondo si è presentato come quel Buon Pastore promesso da Dio con tutte le sue caratteristiche. Egli conosce, ama le sue pecorelle, le chiama per nome; per Lui esse non sono un numero, ma persone amiche. Egli dà loro la vita, le difende, le accompagna, va in cerca di quella smarrita, riunisce le disperse. In altre parole, è un pastore a servizio del gregge fino a dare la propria vita. Questa immagine, sotto la quale Gesù ama presentarsi, è un invito a verificare la personale adesione a Cristo e a rinnovare l’impegno a fondare la vita su di Lui. Ma è anche forte sollecitazione a rinnovare la nostra fiducia nella sua Parola. Una parola che diventa ascolto e che è guida a non fare di testa propria, ad avere davanti agli occhi le indicazioni di Gesù, la cui voce si fa sentire in tanti modi. Non basta ascoltare: Gesù chiama a seguirLo, e questa sequela presuppone adesione pratica, concreta e sincera alla sua persona e alla sua missione.
L’uomo di oggi rifiuta il ruolo di “pecora”: eppure, senza che ce ne accorgiamo, noi ci lasciamo guidare supinamente da ogni sorta di manipolazione e di persuasione occulta. Altri creano modelli di benessere e di comportamento, ideali e obiettivi di progresso, e noi li seguiamo. Noi andiamo dietro, timorosi di perdere il passo, storditi e anche plagiati dalla pubblicità.
Cristo ci propone di fare con Lui un’esperienza di liberazione.
Essere guidati da Lui fa emergere la persona con la sua identità, con le sue ricchezze, con un destino vero. C’è libertà perché il Signore, lungi dal mortificare la nostra personalità, ci aiuta a crescere, a formarci; Egli ci personalizza con la sua conoscenza e con il suo amore; fa emergere in noi la creatura nuova, consapevole e forte, quella che il mondo non può manipolare perché non è più sotto la sua presa: «Chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
E chi cammina nella luce, che è Cristo, sa scegliere, sa distinguere le cose, i valori, le ombre dalla realtà. Se camminiamo accompagnati da Gesù risorto, sappiamo dove siamo diretti, camminiamo senza fretta e senza compromessi, sappiamo ciò che ci attende: partecipare alla sua stessa vita.

Ti ringraziamo, Signore,
per il tuo amore, per la tua misericordia,
per la tua pazienza verso di noi.
Aiutaci a seguirti docilmente e responsabilmente,
perché tutta la nostra vita sia un annuncio
della tua presenza che salva.
Tu sei Dio, e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.