II DOMENICA DOPO NATALE

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Liturgia del: 
5 gennaio 2020

La Parola del giorno: Sir 24,1-2.8-12; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-5.9-14 – forma breve)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Il prologo del Vangelo di Giovanni è un testo mirabile, una sintesi vertiginosa della fede cristiana, un abisso di luce, che indica come Dio ha voluto entrare nella storia e diventare uomo.
Parte dall’alto: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio», ed ecco la novità inaudita e umanamente inconcepibile: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Innanzitutto, l’evangelista osa immergere il suo sguardo nell’eternità, tempo-spazio impossibile da comprendere pienamente all’uomo, così fragile e di passaggio in questo mondo. All’inizio, prima dunque della creazione dell’universo, la Parola era, esisteva fuori del tempo, da tutta l’eternità.
Era parola di Dio, era Dio stesso. Ma questa vita divina ha voluto donarsi, uscire da se stessa, il Mistero ha scelto di fare compagnia all’uomo dentro le coordinate dello spazio e del tempo, è venuto sulla terra affinché l’uomo, fragile e limitato, lo ascoltasse e potesse conoscere e toccare con mano l’amore del Padre. Il Verbo di Dio è lo stesso Gesù, presente e operante nel mondo. L’evangelista Giovanni non nasconde poi la drammaticità dell’Incarnazione del Figlio di Dio, sottolineando che al dono d’amore di Dio fa riscontro la non accoglienza da parte degli uomini. La Parola è la luce, eppure gli uomini hanno preferito le tenebre, hanno chiuso la porta in faccia al Figlio di Dio. È il mistero del male che insidia la vita degli uomini e che richiede vigilanza e attenzione perché non prevalga. Ma Gesù, il Logos, non desiste e non smette di offrire se stesso e la sua grazia che salva! Gesù è paziente, sa aspettare, aspetta sempre. Il prologo è un messaggio di speranza e di salvezza.
E come l’apostolo Giovanni, anche chi lo incontra è chiamato a testimoniare con gioia il messaggio del Vangelo della vita, della luce, della speranza e dell’amore.

(A cura del Centro turistico giovanile)

«Il Verbo si fece carne»: qualcosa di Dio in ciascuno di noi; in ogni vita c’è santità e luce.

O Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti,
ti sei fatto uomo per accompagnare con discrezione,
con tenerezza e potenza il nostro cammino faticoso.
Sostienici sempre nelle nostre fatiche quotidiane,
rendici testimoni fedeli e riempi della tua gloria il mondo intero.