Cristo Re

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Liturgia del: 
20 novembre 2016

La Parola del giorno: 2Sam 5,1-3; Sal 121; Col 1,12-20; Lc 23,35-43

Dal Vangelo secondo Luca
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L ’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Gesù è arrivato alla meta del suo lungo viaggio nel Vangelo di Luca. Il punto di arrivo è il Golgota: espulso, fuori le mura, sulla croce, pienamente solidale con i malfattori. Le prime e le ultime parole di Gesù sulla croce sono per il Padre, in mezzo ci sono parole la solidarietà per gli uomini. Non è come i martiri per la giusta causa (Mac 7 ,19) che muoiono disprezzando il nemico. Condannato, giudicato e disprezzato, assolve e prega per i nemici crocifissori. Le tre tentazioni iniziali del deserto, si ripresentano nella forma di derisione radicale (potere, la religione, l’egoismo) e, sembrerebbe, risolutiva: la sua salvezza sembra non avere alcuna rilevanza, né politica, né religiosa, né personale. Ritornello è il “salvi se stesso” , espressione della suprema aspirazione dell’uomo che per affrontare la paura cerca il potere, la religione, l’egoismo. Ma tutto questo è inganno che ci fa ripiombare nella paura. Prima tentazione – derisione: l’uomo per salvarsi cerca di piegare la religione ai propri vantaggi. Ma Gesù contrappone la sapienza della croce che è dono, servizio, umiltà. Seconda tentazione – derisione: come politico Gesù è un debole impotente. Ma egli manifesta la sua potenza donando se stesso nella debolezza, che è forza di Dio. Terza tentazione – derisione: il malfattore rappresenta l’uomo che vorrebbe Dio a propria immagine e somiglianza, perché possa esaudire i propri desideri. Fa di Dio un idolo a proprio uso e consumo. Come mai Gesù continua a stare in croce e non risponde alla triplice derisione? «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà» (Lc 9,24), e «Se il chicco di grano caduto in Terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Dio è proprio colui che mi è talmente vicino da essere nella mia stessa dannazione. Così Gesù mi salva dalla radice del male che è il non sentirmi amato e accolto. Questa è la salvezza dell’altro malfattore. Il secondo malfattore è l’unico nel Vangelo di Luca che chiama Gesù per nome senza ulteriore specificazione: ha scoperto l’amico il cui nome significa “Dio salva” . Ciascuno di noi oggi, peccatore, nell’esperienza dell’amore di Dio, fa già esperienza di paradiso, nell’attesa della pienezza.

Signore, sono qui davanti a te: il peccatore da salvare sono io, il ladrone accanto a te sulla croce da salvare sono io, il centurione che ti pianta i chiodi nelle mani e nei piedi sono io, il governatore Ponzio Pilato che se ne lava le mani sono io, il tuo discepolo fidato Pietro, che ti rinnega e ti lascia solo, sono io. Signore, sono qui, davanti alla tua croce. Concedimi, ti prego, il dono delle lacrime, perché io possa ritrovare la libertà e la pace del mio cuore. (Don Angelo Saporiti)