ASCENSIONE DEL SIGNORE

Versione stampabileVersione stampabile
Liturgia del: 
24 maggio 2020

La Parola del giorno: At 1,1-11; Sal 46; Ef 1,17-23

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

I versetti che descrivono l’episodio dell’Ascensione richiamano con forza i discepoli a comprendere che è iniziata per loro una nuova tappa. Cristo Gesù è definitivamente asceso al cielo, per tornare un giorno; i discepoli devono invece prepararsi a vivere la missione condotti da quello stesso Spirito che guidò l’esistenza e la missione di Gesù di Nazaret, perché la Parola possa continuare la sua corsa e far crescere il numero di coloro che vengono alla fede nel Signore Gesù, mediante l’opera di annuncio e di testimonianza dei discepoli del risorto.
Matteo, diversamente dagli altri sinottici, non ci descrive l’episodio dell’Ascensione.
Gesù si mostra ai suoi discepoli in Galilea sul monte che aveva fissato. Il monte è un luogo simbolico: è il luogo della rivelazione, è il luogo in cui si rivela la divinità, ecco perché quando i discepoli vedono il loro Maestro, si prostrano ai suoi piedi e lo adorano, riconoscendolo come Dio. Il Vangelo sottolinea che alcuni però dubitano. Dubitano che il Cristo sia risorto, che Gesù sia vivo. È la fatica della fede nella risurrezione. La fede è un atto libero dell’uomo al Dio che si rivela a Lui, la fede nella risurrezione non appartiene al mondo dell’evidenza, né della dimostrazione. Pur essendo una certezza, essa scaturisce dalla libera accoglienza da parte dei discepoli. Ecco perché Gesù si avvicina a loro, è ancora il Signore che si fa incontro, per far sì che i discepoli possano compiere l’atto di fede; dona loro l’autorivelazione incentrata sulla sua autorità e sulla missione che affida loro. La sua autorità è quella del Figlio dell’uomo, il servo di Jahvé, sofferente e umiliato, il Figlio dell’uomo glorificato.
Nello stesso tempo, però, è un’autorità che non è imposta, scaturisce da un annuncio e da un insegnamento che può essere solo accettato liberamente, con l’inserimento nel suo mistero pasquale mediante il battesimo, e l’assimilazione dei suoi insegnamenti attraverso un discepolato volontario e impegnato.
Il Vangelo di Matteo termina con l’affermazione: «Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo». Il Signore Risorto, nella vita e nel mistero della Chiesa, suggella la fedeltà di Dio: ormai Dio, in Cristo Gesù, è definitivamente il Dio con noi, come era stato annunciato all’inizio del Vangelo.

(A cura dei Consultori di ispirazione cristiana)

Non è andato “più lontano”, ma nel “più profondo” della vita e della storia.

La tua ascensione al cielo, Signore,
ci colma di gioia perché è finito per noi il tempo di stare a guardare
ciò che fai e comincia il tempo del nostro impegno di discepoli testimoni.
Ciò che ci hai affidato rompe il guscio del nostro individualismo
e dello stare a guardare, facendoci piuttosto sentire
responsabili in prima persona della fede dei nostri fratelli.
A noi, Signore, affidi il tuo Vangelo,
perché lo annunciamo in ogni incontro.
Dacci la forza della fede, che ebbero i tuoi primi discepoli,
così che non ci vinca il timore, non ci fermino le difficoltà,
non ci avvilisca l’incomprensione, ma sempre e ovunque, possiamo
essere la tua lieta notizia, testimoni credibili del tuo amore.