ASCENSIONE DEL SIGNORE

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Liturgia del: 
2 giugno 2019

La Parola del giorno: At 1,1-11; Sal 46; Ef 1,17-23

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.
Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

È comprensibile la reazione dei discepoli davanti al Signore Gesù che «si staccò da loro e fu portato verso il cielo». Non ci fu in loro una reazione di dolore, di smarrimento, di nostalgia, ma − come scrive l’evangelista Luca − «dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia». È il ritorno di chi non teme più la città che ha rifiutato il loro Maestro e Signore. La città di Gerusalemme che ha visto il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro, la fuga di quasi tutti i discepoli e la violenza di un potere che si sentiva minacciato nella propria autorità. È ormai possibile abitare a Gerusalemme e in tutte le città del mondo, anche in quelle più travagliate dall’ingiustizia e dalla violenza, perché sopra ogni città c’è lo stesso cielo, e ogni abitante può levare il capo e guardarlo con speranza. In questo cielo abita quel Dio che si è rivelato così vicino da prendere il volto di un uomo, Gesù di Nazaret. Egli rimane il Dio con noi e non ci lascia soli! È possibile guardare in alto per riconoscere davanti a noi il nostro futuro. Nell’Ascensione di Gesù, il Crocifisso risorto, c’è la promessa della nostra partecipazione alla pienezza di vita che sta presso Dio. Con l’Ascensione del Signore Gesù, si ritorna in città con grande gioia e come testimoni che raccontano a tutti il compimento delle promesse di Dio. Non solo con le parole, ma anche con la vita quotidiana si comunica alla propria famiglia e al vicino di casa, al collega di ufficio e all’amico sportivo che la nostra umanità è stata abitata da Dio. Non c’è condizione umana che il Signore Gesù non abbia assunto nella propria carne per plasmarla di nuovo con l’amore vero, quello che dona tutto fino alla fine e che vince perfino la morte. Questa umanità nuova è il dono che il Padre intende elargire a tutti, e per questo chiede ai discepoli del suo Figlio Gesù di andare e «predicare nel suo nome a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme». Abitare la città testimoniando la vita nuova che viene dal Crocifisso risorto è la “predica” che ogni domenica dovrebbe uscire dalla nostre chiese per entrare lungo tutta la settimana in ogni angolo delle nostre città.

Signore,
aprimi il tuo cielo,
perché possa contemplare
la tua bellezza e il tuo volto fissarsi nel mio cuore.
Dischiudimi i segreti delle tue parole,
perché ascoltandole vi collochi cuore, mente e volontà e, giorno
dopo giorno, nel quotidiano della mia città,
possa annunciare la tua gloria, il tuo amore che esiste da sempre.