Il martirio, una sfida per i giovani

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Nell’estate del 258 un gruppo di giovani che stavano attorno al papa furono assassinati sul posto solo perché partecipavano alla messa, 4 giorni dopo hanno bruciato vivo Lorenzo perché credevano avesse soldi per fare ricchi i delatori, invece i suoi soldi erano i poveri che bussavano alle porte della chiesa ogni giorno. Poco più tardi in settembre hanno preso Cipriano, il vescovo di Cartagine, e gli hanno tagliato la testa; i giovani che gli stavano accanto dicevano a Galerio Massimo, il proconsole, tagliatela anche a noi, siamo della stessa setta sacrilega, anche noi crediamo in Cristo.

 

Sedici anni dopo è stata la volta di Agapito. “Non vengo a patti con chi vuol farmi rinunciare alla fede. Credo in Cristo. Ho trovato in lui il senso della mia vita. Potete pure ammazzarmi, io non posso fare a meno di lui”. Ma che vuoi sapere tu della vita,  che hai 15 anni, che giri tutto il giorno col motorino e che giochi fino a sera col cellulare a mandare messaggini ai tuoi amici e alle tue amiche? Agapito era di famiglia nobile, secondo una tradizione storica fondata, facevano gola anche i suoi possedimenti oltre che rabbia la sua tenacia nell’andare controcorrente, nell’impuntarsi su discorsi che a molti parevano formali.

 

Ma butta una manciata di incenso a queste statue, tanto che è, se sono solo marmo lavorato e tu non credi a loro? Che ti costa dichiarare che rispetti la religione dello stato se tu credi interiormente al tuo Dio? La tua coscienza nessuno te la scalza. Il tuo credo interiore nessuno lo può scalfire. Vedi quanta gente è qui a Preneste a onorare la dea Fortuna. Questo lo stiamo facendo da secoli e credi di essere tu quello che indovina le strade vere della vita?

 

Ma Agapito aveva ascoltato la Parola di Dio che santi pontefici a Roma avevano insegnato. Era stato sicuramente varie volte sulle tombe di S. Pietro e S. Paolo, gli erano fissi nella mente la tenacia e la fiducia in Dio dei martiri che lo avevano preceduto. E aveva scelto di essere fedele a Dio.

 

Attorno al corpo di questo ragazzo, ma soprattutto attorno alla sua testimonianza, alla sua forza di fronte ai carnefici, attorno alla sua fede in Gesù Cristo è stata costruita la nostra società e la nostra identità di prenestini. Ci è rimasto un po’ di paganesimo, qualche tentazione di lasciarci andare alla dea fortuna, a vivere di rimedi, ad aspettare che le cose cambino da sole, ma sostanzialmente è stata più determinante la forza della fede nel definire i nostri rapporti sociali; ne danno testimonianza le tradizioni secolari che ancora resistono e i valori civili di solidarietà e di onestà che ci caratterizzano. Noi cristiani, battezzati prenestini, non possiamo far mancare alla nostra gente e alla nostra società, in questa memoria che nell’anno della fede viviamo, il dono più grande che ci viene da Agapito: la fede in Gesù Cristo, il vangelo, la parola di vita che orienta le nostre esistenze e che vede sempre più nei tempi moderni la necessità di un rinnovamento.

 

Ci ritroviamo qui a celebrare il nostro giovane martire che col suo sangue ha sgretolato la sicumera dei sacerdoti della dea Fortuna e ha permesso alla Parola del Signore di abitare nelle nostre terre. Siamo proprio sullo stesso suolo del tempio. Questa cattedrale fa parte di quella costruzione. Ne fa fede la facciata, il basolato che passa sotto nella cripta. Avevano portato Agapito al santuario imponentissimo, che si vedeva da tutta Roma; qui dove si veniva per sfuggire alla scalogna che segna sempre la vita degli uomini, qui si poteva comprare qualche felicità, soprattutto qualche illusione, qui era sicuramente nel massimo della sua espressione la voglia di divertirsi  prenestina. La gente si divertiva, si incontrava, tirava il fiato dalla calura, veniva a cercare avventure, ci saranno stati anche allora ragazzi e ragazze in cerca del loro amore, famiglie coi bambini, commercianti a tentare di fare stagione, autorità e soldati a tenere ordine, a incontrare persone.

 

Che aveva in cuore questa gioventù che non aveva paura di perdere la vita? Che pensava l’opinione pubblica di questa ecatombe di giovani?

 

Ci sono state altre epoche in cui venivano ammazzati giovani. I nostri nonni e bisnonni ricordano la famosa classe 1899, che fu mandata nella guerra del 15-18, a meno di vent’anni a dare ossigeno a una guerra assurda che si protraeva per troppi anni e di cui non si vedeva la fine. Li hanno chiamati e sono rimasti sempre i ragazzi del ’99. Hanno dato con generosità il loro contributo a una politica dissennata che vedeva solo nella guerra la soluzione dei problemi.

Quanti giovani ancora vengono mandati a fare i kamikaze per sostenere, oggi come ieri, le politiche di ideali assurdi degli adulti, con la violenza sugli inermi.

 

A noi qui nella antica Preneste, oggi il martirio per la fede non lo chiede nessuno. La fede è passata di moda, sembra non dire niente, non ha nessun valore vero, decisivo, nella società di oggi. C’è qualcuno disposto a presentarla come qualcosa di bello, di affascinante? E’ vista purtroppo da molti come un insieme di riti, di obblighi, di pratiche, di processioni lontane dalla vita. Durante la festa di agosto è forse scambiata con il palio, sicuramente è molto meno partecipata che da quello. Per fare una sfilata storica una volta o due all’anno non occorre impegnare la vita, bastano e avanzano alcuni ritagli di tempo.

 

E’ una battaglia persa la nostra memoria di Sant’Agapito? Perché? perchè la gente, i giovani hanno voglia di vivere. Fosse vero che i giovani di oggi non credono più perché hanno una grande voglia di vivere! Sarei contento di una gioventù così, anche se mi toccherà ancora studiare di tutto per aiutarli a scoprire il vero senso della vita. Invece ho davanti una gioventù e un mondo non solo che lascia perdere la fede, ma che disprezza la vita se ogni fine settimana ne dobbiamo piangere più di quaranta per morte da incidenti stradali, dovuti spesso a sballo e mancanza di controllo.

 

Che società è la nostra se si lascia portare via la meglio gioventù nella droga e negli incidenti stradali. Che giovani siete se non mettete al primo posto la vita degli altri e la vostra? Che giovani siete se cominciate ad abbassare la guardia adattandovi allo spinello perché volete essere moderni, vi volete arrotondare quattro soldi, se vi fate di birra ogni fine settimana perché non avete altri modi di stare allegri in compagnia?

 

Non sono qui stasera a chiedere ai giovani di venire a messa, a chiedere agli adulti di mandarli; sono qui solo nel nome di un ragazzo come voi, Agapito, a dire a tutti che la vita è un dono grande di Dio e a lui solo la dovete mettere a disposizione. Oggi non ci chiede il martirio, ma ci chiede di riempire la vita di senso, di buona volontà, di ideali alti, di passioni, di amore, di generosità. La felicità sta da questa parte, non dalla parte dello sballo. Chiedevo una settimana fa, come faccio spesso, ai giovani studenti delle quarte e delle quinte di Spoleto, che avevano votato quasi all’unanimità questa frase: “Essere giovani è sballare e sapere di avere energie per uscirne sempre, anche se un po’ acciaccati.”, non vi pesa il fatto di dovervi risvegliare al mattino col mal di testa, rintronati, e con maggiori difficoltà per cominciare a carburare una nuova giornata difficile? perché vi comportate in questo modo se poi va a finire così male? Mi rispondevano: ne valeva la pena! Vuol dire allora che cercate qualcosa per cui valga la pena di vivere, di impegnarsi, di fare sacrifici.

 

Che cosa c’è nella vita che si può pagare a qualsiasi prezzo perché ne vale la pena? I giovani quando sono lucidi danno ancora buone risposte; mi dicono: l’amore. E’ un insieme di emozioni, di sentimenti, di pensieri, di forze, di istinti, di slanci per cui val la pena di vivere. E noi adulti che facciamo? Inquiniamo loro anche questo perché spesso l’amore che viviamo lo facciamo assomigliare a sopportazione, interesse, calcolo, vizio, opportunità. I giovani, le stesse giovani coppie, sono ancora capaci di innamorarsi. Hanno ancora dei sogni, anche se quando si accorgono che l’amore che vivono è lontano dai sogni si lasciano, non ci mettono molto ad andare dall’avvocato.

 

Ma l’amore è l’esperienza più bella che Dio ci dà. Dio aveva visto Adamo con la bocca aperta a guardare il creato, a meravigliarsi della natura, a fare il turista nei paradisi del mondo, ma ne avvertiva l’estrema scontentezza e povertà… Nel paradiso terrestre Adamo forse si dava a tutti gli sballi che voleva, si divertiva con tutte le moto e le macchine che voleva, forse si faceva di birra, ma Dio vedeva che era ancora triste, che non stava al massimo… Dio ha sognato con Lui e gli ha creato la donna

 

Vogliamo ricostruire amore alla vita partendo da qui, partendo dalla grandezza dell’amore che Dio ci ha messo nel cuore, rifiutando tutte le contraffazioni che abbiamo inventato per ingannare, il tutto e subito che ci lascia più vuoti che felici.

 

Agapito è partito da qui per ridare alla sua vita la bellezza massima. Ha incontrato Gesù Cristo in una società che non lo apprezzava, anzi lo combatteva. Lo hanno portato qui per fargli vedere lucciole attraenti, ma lui aveva intuito la luce e non si adattava più a queste nebbie. S’è fatto ammazzare per Cristo, perché ne era perdutamente innamorato.

 

Dio ci chiama a cose più grandi, a una vita più intensa, a un mondo più giusto, ma lo ha affidato a noi. Se siete qui stasera, credo che sono finiti per voi i tempi in cui anche voi non eravate più convinti che la fede fosse la scommessa vera della vita. Oggi o si è cristiani veri, e Agapito ce ne indica la figura, o non vale al pena di esserlo.

 

Ma noi pur nella nostra debolezza lo vogliamo essere.

 

L’amore che abbiamo in cuore dobbiamo esprimerlo, tirarlo fuori, metterlo a disposizione per un mondo più bello. Agapito da giovane ha fatto questo e ha dato tutto senza riserve, per amore di Cristo, proprio con l’entusiasmo dei suoi quindici anni. Possiamo sperare e pregare che la nostra gioventù si butti in questa bella avventura di un amore pulito, di un cuore generoso, di una intelligenza bella e buona.

 

Statio quaresimale a Sant’Agapito 27 febbraio 2013