Celebrazione di apertura della XVI Assemblea nazionale di AC – Domus Pacis, 28 aprile 2017

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“Rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi” (Fil 2,2). Con questo appello alla concordia, presupposto della Pentecoste, varchiamo la soglia della XVI Assemblea nazionale di AC, tempo forte di discernimento comunitario sul tema Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale.

Il discernimento comunitario, quale metodo della sinodalità, non può essere compiuto senza chiedere al Signore “un cuore docile, saggio e intelligente” (cf. 1Re 3,9-12). Il discernimento comunitario richiede, infatti, maturità umana e spirituale, capacità di lettura dei segni dei tempi, affinità con le intenzioni della Chiesa e, soprattutto, uno stile di comunicazione fraterna che faccia emergere come principio educativo la spiritualità della comunione e come criterio orientativo la logica della convergenza. Il discernimento comunitario non è un sistema di logica deduttiva né, tanto meno, la somma matematica dei diversi pareri, ma l’intuizione condivisa degli appelli dello Spirito, “che risuonano anche negli avvenimenti della storia”.

L’autorevolezza del discernimento comunitario dipende dalla libertà di non imporre i propri schemi di comprensione, i propri parametri culturali e retroterra ecclesiali. Esso suppone la capacità “di dialogare – osserva Papa Francesco –, cioè di ascoltare con umiltà e di parlare con franchezza”, rispettando un rigoroso protocollo:

  • considerare gli altri, con tutta umiltà, superiori a se stessi, senza farsi condizionare dalle antipatie e nemmeno dalle simpatie, “gareggiando nello stimarsi a vicenda”;
  • nutrire un po’ di diffidenza verso il proprio giudizio, sempre appellabile, manifestando fermezza nelle cose essenziali e libertà dai punti di vista troppo soggettivi;
  • trovare soluzioni condivise non esitando, talvolta, a fare un passo indietro, poiché “l’unità prevale sul conflitto, che non può essere ignorato o dissimulato”;
  • cercare i punti di convergenza a partire dalla scoperta di quelli di tangenza, superando i criteri della democrazia parlamentare, fondati sulla maggioranza;
  • coniugare analisi e sintesi, utilizzando non solo il microscopio ma anche il telescopio, perché “il tutto è più importante della parte e della semplice somma delle parti”;
  • riconoscere che “il tempo è superiore allo spazio”, avviando processi a lunga scadenza, senza lasciarsi sopraffare dall’ossessione dei risultati immediati;
  • ammettere che “la realtà è più importante dell’idea” e, di conseguenza, “una individuazione dei fini senza la ricerca dei mezzi per raggiungerli è destinata a fallire”.

Edificante è l’opera di discernimento comunitario – narrata nella lettera inviata ai fratelli di Antiochia – che ha portato gli apostoli e gli anziani della comunità di Gerusalemme a prendere la ferma decisione di non importunare, con le prescrizioni della Legge, “quelli che dalle nazioni si convertono a Dio” (cf. At 15,22-29). “Abbiamo deciso lo Spirito santo e noi” (At 15,28): da questa formula – letta in sinossi con le parole pronunciate da Pietro davanti al Sinedrio: “Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito santo” (At 5,32) – si evince, da una parte, che è impossibile rendere “ragione della speranza” senza mettersi alla scuola dello Spirito, guidati dalle Scritture, e, dall’altra, che lo Spirito santo si serve delle mediazioni umane per agire nella storia.

Una delle frontiere del discernimento comunitario che l’ACI non può rinunciare a esplorare, facendo “memoria del futuro”, è quella di ricomprendere – non di ripensare! – la “scelta religiosa”, così come Vittorio Bachelet l’ha definita traducendo l’insegnamento conciliare sull’apostolato dei laici, chiamati a essere “sale della terra” e “luce del mondo” (cf. Mt 5,13-16). Le similitudini del sale e della luce sono in opposizione tra loro ma non in contrapposizione: il sale svolge la sua funzione sciogliendosi, scomparendo; la lampada assolve il suo compito se non è nascosta sotto il moggio ma collocata sul candelabro. “Attraverso la polarità di queste immagini – osserva Enzo Bianchi – Gesù raccomanda di mantenere una tensione dinamica tra nascondimento e visibilità”.

Maria, “protagonista umile e discreta dei primi passi della Comunità apostolica”, ottenga a tutti gli aderenti all’AC la grazia di vivere “radicati nel futuro”, custodendo l’essenziale dell’esperienza associativa maturata in 150 anni di storia: la cura della vita interiore.

+ Gualtiero Sigismondi