In ricordo di Giuseppe Lazzati, a trent’anni dalla morte

Colui che visse pienamente l’unità dei distinti

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di Alberto Ratti* - Gratitudine. Se devo pensare ad una parola che possa ben esprimere i miei sentimenti e i miei pensieri nei confronti della figura del professor Giuseppe Lazzati, non posso che usare gratitudine e riconoscenza. Nonostante non abbia avuto la fortuna di conoscerlo – sono nato l’anno dopo la sua morte – leggendo i suoi scritti e approfondendo la sua biografia, ho sentito chiare la sua vicinanza e paternità.
I motivi per cui dirgli “grazie!” ancora oggi sono moltissimi: si tratta di miracoli quotidiani che il professore continuamente elargisce, incastonati nelle pieghe dell’esistenza e nelle giornate che spesso scorrono via senza la giusta attenzione e consapevolezza. Posso testimoniare, invece, che nei passaggi e frangenti decisivi della mia fin qui giovane esistenza e della mia vocazione, il professor Lazzati mi è stato accanto, mi ha guidato e in qualche modo mi ha accompagnato, così come ha fatto in vita con tanti giovani e tanti studenti, come ho sentito raccontare da chi lo ha conosciuto e da chi bussava alla porta del suo studio o del Rettorato in Università Cattolica o saliva all’Eremo di San Salvatore sopra Erba per ascoltare le sue conferenze e i suoi corsi di discernimento vocazionale.
Ricordare oggi Lazzati a 30 anni esatti dalla morte (18 maggio 1986) significa non dimenticarne il pensiero e la testimonianza, carichi di significato e di indicazioni anche per il presente. Come affermava il cardinale Martini: «Lazzati ci appare in modo vero un uomo bruciato interiormente dal desiderio di corrispondere alla chiamata di Dio, di attuare in sé e nel mondo la verità del Vangelo. In lui il Vangelo di Gesù ha assunto il volto dell’uomo contemporaneo». Da quel volto, in moltissimi, anche dopo la sua morte, siamo stati colpiti e affascinati.
Giovani e meno giovani. Credenti e non credenti. Italiani e non solo. Lazzati è stato un grande educatore e un maestro di vita, di quelli che oggi mancano nel panorama civile ed ecclesiale del nostro Paese.
Un maestro che si seguiva e amava intensamente proprio perché incarnava in maniera credibile quanto diceva e quanto predicava, che rettamente testimoniava il Vangelo nella società e nel tempo che stava vivendo. È chiaro che inquadrare il professor Lazzati (1909 – 1986) in poche parole è difficilissimo: egli, infatti, nella sua vita, è stato moltissime cose e ha accettato molteplici diaconie.
Ha ricoperto il ruolo di presidente diocesano della Gioventù di Azione Cattolica, è stato deputato nelle fila della Democrazia Cristiana all’Assemblea Costituente e nella prima legislatura repubblicana, direttore del quotidiano cattolico ambrosiano “L’Italia”, professore e poi rettore all’Università Cattolica del Sacro Cuore (1968 – 1983), fondatore dell’Istituto Secolare di Cristo Re, presidente diocesano di Azione Cattolica, instancabile educatore e formatore delle generazioni più giovani. A partire dagli anni d’impegno in Azione Cattolica e fino alla morte, Lazzati approfondisce una doppia intuizione: quella della responsabilità dei laici cristiani nella Chiesa e nel mondo e quella del valore cristiano della realtà secolare. In Giuseppe Lazzati laicità e virtù cristiane si sono compenetrate. Lazzati fu uno straordinario uomo di fede, una fede che lungi dall’essere compresa come alienazione dal reale, era invece comprensione del reale come lo conosce Dio, alla luce di Dio.
Per dirla con le parole del Professore: «La vita in Cristo è la chiave di volta dell’essere e dell’agire della vita del cristiano». Proprio per questo il fedele laico è chiamato e guidato dallo Spirito a cercare «il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio», a vivere l’unità dei distinti, ossia l’unità fra vita in Cristo e impegno laicale. Altra caratteristica che contraddistinse Giuseppe Lazzati fu la grande passione per la verità e il servizio agli altri nella carità. Il lavoro – soprattutto culturale – e l’agire di Lazzati avevano sempre al centro l’interesse per l’uomo, il progresso morale dell’uomo, il servizio all’uomo. In particolare, figlio e discepolo del Concilio Vaticano II, egli sottolineò con insistenza l’importanza per il credente di costruire la città dell’uomo insieme al non credente, per il bene di tutti e non, invece, quello di costruire una cittadella cristiana.
Come disse il cardinale Tettamanzi nell’omelia per il centenario dalla nascita, «di figure così avvertiamo oggi un grande bisogno: per la santità della Chiesa e per il bene della società. Chiediamo allora a Dio di fare tesoro di esempi così luminosi. Sulle orme di Lazzati, la vita di tutti e di ciascuno di noi sia vissuta e donata con libertà responsabile, nella gratitudine gioiosa e costante per la chiamata che il Signore ci ha rivolto nel Battesimo alla fede cristiana e alla vita e missione nella Chiesa. Ci aiuti ad essere “pietre vive” che ogni giorno edificano, sulla “pietra angolare” che è Cristo, la sua Chiesa come segno e presenza dell’amore di Dio che è in mezzo a noi!».
E per l’intercessione del professore, così sia!

*Componente del Centro Studi dell’Azione Cattolica Italiana