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Crisi climatica. La testimonianza di una socia di Ac alla Conferenza sulla Laudate Deum

Insieme possiamo salvare la nostra terra

Foto Shutterstock - Incendio in Sicilia luglio 2023
Foto Shutterstock - Incendio in Sicilia luglio 2023

Lo scorso 5 ottobre nei giardini Vaticani si è tenuta la Conferenza “Laudate Deum: voci e testimonianza sulla crisi climatica”, organizzata dal Dicastro per la Comunicazione e dalla Sala Stampa Vaticana. Non c’è più molto tempo: l’appello lanciato da papa Francesco con l’esortazione apostolica è stato ripreso e rilanciato da personaggi importanti di diversi campi del sapere, dal premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, all’attivista ambientale indiana Vandana Shiva, al fondatore di “Slow food” Carlo Petrini.
Particolarmente significativa e toccante la testimonianza di Alessandra Sarmentino, socia di Azione Cattolica, animatrice del Progetto Policoro dell’arcidiocesi di Palermo e del Movimento Laudato si’. Di seguito il testo di Alessandra.

Grazie per il generoso invito che mi avete rivolto. È motivo per me di orgoglio ma anche di grande responsabilità.
Vorrei iniziare questo mio intervento raccontavi una storia e provando a costruire con Voi delle immagini. Pensate alla maestosità della Cattedrale di Palermo, del duomo di Monreale o di Cefalù; visualizzate la Valle dei Templi e la potenza dell’Etna; pensatevi al parco delle Madonie o a Siracusa col suo teatro greco.
Adesso rappresentatevi tutte queste meraviglie architettoniche e paesaggistiche invase dalle fiamme; provate a sentire il grido della terra.

Luglio 2023: tutta la Sicilia brucia. Autostrade non percorribili, aeroporti chiusi, interi paesi isolati. Succede che una coppia di anziani viene trovata, ad incendi domati, carbonizzata in casa; accade che viene distrutta la Chiesa di Santa Maria di Gesù in Palermo. Il fuoco ha investito non solo l’edificio di culto ma anche l’attiguo cimitero monumentale e il convento di San Benedetto il Moro.
Nessuna via di fuga. Un’intera regione intrappolata dentro sé stessa per due ragioni: il cambiamento climatico, che è sotto gli occhi di tutti, e i piromani che in questo cambiamento di clima trovano terreno fertile.
Gli incendi distruggono, come conseguenza diretta, qualsiasi forma di vita di flora e fauna; provocano il surriscaldamento del suolo dando vita a reazioni chimiche e biologiche tali da riflettersi sulla sua fertilità. Avanza la desertificazione, la terra non è più in grado di ospitare la vita.
A seguire, quali conseguenze indirette frane ed inondazioni.

Settembre 2023: la Sicilia continua a bruciare. Anche questa volta autostrade chiuse, aeroporti inavvicinabili. In buona sostanza, la stessa storia che si ripete.
Muore una donna in procinto di salvare il suo cavallo; viene a mancare un uomo a causa di un malore improvviso mentre fuggiva dalla sua casa divorata dalle fiamme.
Mi domando e vi domando: chi ripagherà mai i cuori dei familiari delle vittime per questa umanità tormentata?

A tal proposito mi piace riportare le parole dell’Arcivescovo Monsignor Corrado Lorefice dell’Arcidiocesi di Palermo: “(…) quello che è accaduto è l’esito ultimo di decenni di decisioni, scelte, gesti e omissioni. La responsabilità di questo disastro ricade certo su chi ha avuto in mano la cosa pubblica; sulle nostre crepe educative, come anche sul modo di annunciare il Vangelo nelle nostre comunità cristiane. Ricade su di noi, su di noi in quanto popolo”.

Vorrei vi arrivasse il dolore che provo nel raccontarvi questi avvenimenti. È lo stesso di un mese fa, quando ci prodigavamo per festeggiare il Tempo del Creato; nel frattempo io vacillavo.
Mi sono chiesta se ne valesse la pena. Tanto posso preannunciarvi, quasi con assoluta certezza, che al prossimo vento di scirocco ed ai prossimi 40 gradi la Sicilia brucerà ancora.
Ed il danno sarà ineguagliabile. Anche questa volta.
In termini di vite perdute, di ettari di boschi bruciati, di vegetazione andata persa.
Di ritorno economico, anche quello.
E di cattiva immagine.

Sapete qual è il problema più grande di questa triste storia? L’abitudine.
Ci siamo abituati a questo scenario di morte che ci fa però paura solo quando è a ridosso delle nostre case.
Ed allora, proprio quando ho avvertito che mi stavo abituando, mi sono imposta di dover parlare, ovunque e con chiunque, della necessità di salvare la nostra casa.
Dovremmo farlo in famiglia, a scuola, nei centri ricreativi, negli oratori. Dovremmo imparare a piantare fiori lì dove hanno provato a calpestarli.

Cittadinanza attiva (un tema a me molto caro grazie agli anni in Azione Cattolica, al mandato come animatrice del Progetto Policoro ed alla mia presenza nel Movimento Laudato Sì) significa esserci qui ed ora, nel presente per costruire un futuro migliore.
Ognuno con le proprie capacità e competenze.
A quel grido di aiuto della nostra terra, alla possibile desertificazione della Sicilia, quindi, occorre rispondere con la vita che ri-nasce e con la natura che si ri-crea, anche nei momenti più tristi.
È bellissimo il messaggio che Papa Francesco lancia prima nella Laudato sì ed adesso nella Laudate Deum: “l’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”.
Collaborare, lavorare con… con l’altro, per l’altro.

Questo è, a mio avviso, il significato più profondo dell’esperienza di oggi. Questa nostra casa ha bisogno dell’aiuto di tutti, del contadino, dell’insegnante, della casalinga, dell’imprenditore.
Tutti siamo chiamati a prendercene cura.
Si chiama amore, che altro non è che rimanere insieme anche e soprattutto nelle avversità. È dire “puoi contare su di me anche quando vacilli” o, come accade in questa storia, “anche quando bruci”.
Concludo con un interrogativo: stiamo davvero facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità? Grazie per l’attenzione.

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