Lampedusa, i veri drammi e il teatrino della politica

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Marco Iasevoli - Ti svegli la mattina e la tua mente va, ovviamente, a quanto accaduto alle Camere ieri. Poi apri i siti e resti gelato: «Orrore a Lampedusa, barcone bruciato. Almeno 80 morti, 250 dispersi, tra loro donne incinte e bambini…». Cosa ti resta più da dire su Berlusconi e Alfano, su Letta e Renzi?

Resti stranito, spaesato. Appena ieri pensavi che la politica fosse l’epicentro del Paese. Oggi invece ti salta davanti agli occhi lo spread enorme tra la realtà di plastica del Palazzo e il dramma vero delle persone in carne ed ossa. Certo, è gustoso ripensare alle mille capriole di Berlusconi. È interessante vedere in Alfano il primo vero tentativo di costruire un centrodestra normale. È legittimo essere incuriositi dal fatto che il Pd abbia in qualche modo sostenuto la dissidenza nel centrodestra. Ma, parliamoci chiaro, di fronte alla morte sono chiacchiere, chiacchiere vuote.

Lampedusa invece pone una domanda secca, dritta allo stomaco: è necessario che ogni convulsione di un leader o di un partito porti a schiacciare il tasto “stop” sulla vita del Paese? È legittimo? È accettabile? È accettabile che ieri si sia perso tempo in una messa in scena di 14 ore da cui le persone, gli italiani, erano distanti mille miglia? Forse è un parallelo troppo forte, che disturba, qualcuno lo troverà anche ingiusto, ma val la pena rifletterci almeno un secondo: ieri, mentre lì dentro, nel Palazzo, si giocava una partita fondata su interessi personali, centinaia di persone correvano terrorizzate verso la morte. E ogni giorno, ogni santo giorno, accade qualcosa del genere rispetto ai giovani senza lavoro, agli anziani soli, alle famiglie allo stremo: il Palazzo da una parte, la realtà dall’altra.

Morti, morti, ancora morti. 25mila nel Mediterraneo solo negli ultimi 20 anni. Una tragedia infinita, la grande tragedia italiana insieme all’altra assoluta priorità: 3 milioni di giovani a spasso, delusi, senza lavoro e senza speranza. E loro che fanno? Si inventano una crisetta politica del tutto velleitaria e senza alcun ancoraggio alla realtà, sfidando buon senso e senso del bene comune. Provocatoriamente: quanto sarebbe stato più utile se ieri il governo per intero, e il Parlamento per intero, avessero scritto a Bruxelles una lettera ultimativa, in cui chiedere risorse vere per prevenire le morti in mare dei disperati, in cui chiedere accordi di vera cooperazione tra gli Stati che permetta un’accoglienza dignitosa a tutti, in cui chiedere finalmente una politica estera comune.

Il tempo della politica deve essere tempo speso per affrontare le urgenze e i problemi. Il tempo sprecato è un tempo peccaminoso, specie per chi ha responsabilità pubbliche. Francesco a Lampedusa denunciò “la globalizzazione dell’indifferenza”. È segno di profonda indifferenza impegnare la mente e le opere in cose che non contano, tralasciando quelle che contano. Avremo modo di capire dove va la politica italiana. Ma serviranno a poco, nuovi ed eventuali assetti istituzionali e partitici, se la politica non si umanizzerà, diventando sensibile, vicina, prossima.

Ora basta! Nota della presidenza nazionale sui fatti di Lampedusa