L'Ac ricorda Carretto a 25 anni dalla morte

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Sono davvero tante le persone che passano in pellegrinaggio sulla tomba di Fratel Carlo. Passano, bussano alle ore più impensate, nelle ore più calde! “Sono …, venivo quì ai bei  tempi, quando c’era Carretto”!  Raccontano. Persone diverse, racconti simili ma uniti da uno spirito uguale, da un profondo senso di riconoscenza verso colui che ha segnato lo stile di vita, la scelta di vivere la vita buona del Vangelo. Persone che alla luce della Parola, accompagnati dalle parole o dagli scritti di Carlo Carretto hanno trovato un tesoro e non lo hanno tenuto nascosto; che hanno perseverato nella fede e nell’impegno.


Attorno a Fratel Carlo, davanti alla sua tomba ci ritroviamo a Spello, il pomeriggio del 5 ottobre, per commemorarlo in semplicità e fraternità a 25 anni dalla morte. In questo anno della fede ha un grande significato ricordarlo e ricordare quanto diceva pochi giorni prima di morire: “quando verrete sulla mia tomba, chiedete il dono della fede!”.


Chi viene, viene per fede non per ammirare, per ricordare o per venerare un santo. Carretto non è né santo né beato; è una persona cha ha creduto, che si è innamorato di Dio, che ha vissuto spendendosi secondo la sua Parola. E noi che siamo qui oggi non veneriamo; i ricordi sono passi di vita; quello che lui ha detto e scritto è spinta di fede, di carità, di speranza per l’oggi di ciascuno e di tutti quelli che incontriamo.


Della sua vita possiamo ripercorrere i passi. Bambino in una famiglia cristiana e in difficoltà come tante oggi; una famiglia migrante. Poi maestro e diplomato in filosofia; militare. Lo ricordiamo in parrocchia dove ha conosciuto l’AC della quale e nella quale divenne infaticabile apostolo. Non per fare proseliti, come ci richiama oggi Papa Francesco. Il suo obiettivo, innamorato dell’amore di Dio, era quello di far conoscere a tutti questo amore. E, ancora, lo ricordiamo “a tempo pieno” e senza mezze misure. Capace di radunare in piazza S.Pietro migliaia di giovani e pronto a lasciare l’AC che qualcuno voleva orientare diversamente. Poi la scelta del deserto, quella definitiva. “A 44 anni avvenne la chiamata più seria della mia vita, la chiamata alla vita contemplativa” così scriveva Fratel Carlo. Non che le altre non fossero serie ma era la più vera per innestarsi definitivamente in Dio e seguirlo, lasciando tutto, trovando Tutto. E alla fine qui a Spello.


A Spello, a S.Girolamo, negli eremi frequentati da migliaia di giovani ha concluso la sua vita profetica; quanti tratti del Concilio, della Chiesa dopo di lui incrociamo nella sua vita e nei suoi scritti! Che significa per noi oggi commemorare Carlo Carretto? Un amico che ci ha preceduto nella fede, che ha risposto in totalità alla chiamata, che da innamorato di Dio ha fatto innamorare, che ha servito la Chiesa nonostante le incomprensioni, che ha proclamato instancabilmente quella Parola che è fonte di vita. Per noi oggi, AC di oggi, essere qui non è per un vago tentativo di imitazione di ciò che è stato o per ciò che ha fatto Carretto ma perché anche noi siamo consapevoli di una chiamata. Una chiamata esigente ad una relazione piena con Dio, intrecciare fede e vita, incrociare gente sui sentieri del mondo. A partire dalla consapevolezza che Dio ha fatto cose buone e noi siamo parte di queste cose; dal desiderio di andare al di là delle cose che non significa tanto fare a meno del materiale quanto a vivere con il di più della fede; dal saper stare nella città con quella interiorità che ci rende visibile testimoni dell’invisibile. Con la certezza che “ciò che conta è amare”.


Gigi Borgiani