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Notarstefano: «Liberare risorse attivando relazioni di comunità»

La sussidiarietà cresce e fa crescere il paese

La sussidiarietà contribuisce allo sviluppo sociale, ad esempio facilitando la ricerca di un lavoro e riducendo il rischio di povertà. Presentato alla Lumsa di Palermo il Rapporto sulla sussidiarietà 2021/2022

«L’efficacia delle politiche pubbliche si misura oggi sempre più dal loro impatto sociale, ossia dalla effettiva attitudine a generare sviluppo umano e integrale, promuovendo insieme il capitale umano e quello sociale di un territorio e liberando le risorse attivando autentiche relazioni di comunità. La ricerca della Fondazione costituisce un prezioso contributo per valutare e misurare tale impatto in una fase di trasformazione che investe diversi settori della vita civile e pubblica del nostro paese»: così Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Ac e docente di Statistica economica, intervenendo alla presentazione di “Sussidiarietà e… sviluppo sociale. Rapporto sulla sussidiarietà 2021-2022”, curato dalla Fondazione per la Sussidiarietà e realizzato in collaborazione conl’Istat, giovedì 4 maggio presso l’Università Lumsa – Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Comunicazione di Palermo. All’incontro sono inoltre intervenuti Sergio Paternostro, presidente del corso di Laurea in Economia e Commercio, Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Roberto Lagalla, sindaco di Palermo, Frà Mauro Billetta, parroco della Parrocchia Sant’Agnese – Danisinni.

Il no profit vale 84 miliardi di euro

Secondo i dati del Rapporto, il non profit dà un contributo vitale alla crescita dell’Italia: il valore della produzione ha raggiunto nel 2022 gli 84 miliardi di euro (+5% rispetto al 2020). L’impatto reale sfiora i 100 miliardi di euro, considerando l’attività degli oltre 6 milioni di volontari presenti nel nostro paese. L’economia sociale (cooperative, mutue, associazioni e fondazioni) conta a fine 2022 oltre 400.000 enti (+7% in 6 anni), quasi 1,6 milioni di addetti e, appunto, oltre 6 milioni di volontari, la cui attività equivale a 875.000 addetti, secondo gli standard dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO).

L’Italia paese a forte vocazione solidale

L’Italia si conferma un paese a forte vocazione solidale: la penisola svetta anche nella classifica del volontariato che coinvolge il 26% degli adulti. Meglio di noi solo la Germania (34%). Seguono Francia (24%), Gran Bretagna (23%) e Spagna (15%). Il Rapporto rivela che la sussidiarietà, intesa come partecipazione ad attività collettive, sociali e politiche, contribuisce a migliorare la qualità della vita, facilita la ricerca di un lavoro e riduce il rischio di povertà. Lo studio mostra una forte correlazione positiva fra impegno sussidiario e l’occupazione. In particolare, la partecipazione a programmi di formazione continua favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro, a tutte le età (0,7 su una scala da 0 a 1). Un impatto positivo nella capacità di trovare lavoro deriva dalla partecipazione ad attività culturali fuori casa (0,89), dalla partecipazione sociale (0,88) e ad organizzazioni non profit (0,7). Gli stessi fattori contribuiscono a ridurre il rischio di povertà e allontana il pericolo di non arrivare a fine mese con i propri redditi.

Il “tasso di Sussidiarietà” aumenta il tasso di occupazione

«Questa ricerca, la prima del genere in Italia, dimostra che la presenza di un privato sociale attivo e dinamico contribuisce ad attenuare le condizioni di disagio e favorisce l’occupazione», ha sottolineato Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, «Il terzo pilastro tra Stato e mercato, quello della comunità, gioca un ruolo chiave per lo sviluppo e va perciò valorizzato e sostenuto. Lo studio mostra che la sussidiarietà è il carburante che fa andare il motore di un sistema socio-economico».
Infatti, le analisi condotte con gli strumenti della statistica hanno messo in evidenza che l’impegno in attività sociali aiuta i singoli e la collettività a creare lavoro. Nelle regioni in cui è più alto il “tasso di Sussidiarietà” aumenta anche il tasso di occupazione e viceversa. C’è quindi una dipendenza reciproca.

L’economia sociale al centro dei processi di sviluppo

In sintesi, il Rapporto suggerisce un approccio che metta al centro dei processi di sviluppo l’ecosistema dell’economia sociale. Un cambiamento che coinvolge il settore privato – con un approccio stakeholder oriented e con nuove forme di impresa -, le amministrazioni pubbliche – attraverso un’amministrazione condivisa con il Terzo settore – e il settore finanziario, grazie a investimenti socialmente responsabili. Il tutto cercando di dare conto della complessità e delle difficoltà che le società moderne stanno attraversando e che richiedono una capacità di adattamento continuo, che non può essere affidato esclusivamente allo Stato o al mercato.

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