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Consapevolezza, metodo, prospettive: le tre piste su cui si prosegue. A settembre il documento sui contenuti emersi dalle “Piazze della democrazia”. Zuppi: «Al cuore della democrazia c’è la persona».

La Settimana sociale si conclude ma non chiude

Nella foto, una delle molte giovanissime delegate alla Settimana sociale
Nella foto, una delle molte giovanissime delegate alla Settimana sociale

«Al cuore della democrazia c’è la persona. Da Trieste si è levato un grande messaggio di partecipazione. La Chiesa tiene insieme la dimensione spirituale e quella sociale, sempre: guai a pensare che siano distinte o, peggio ancora, indipendenti». Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha sintetizzato così, oggi in conferenza stampa, l’esperienza della Settimana sociale dei cattolici in Italia che domani si concluderà con la Messa celebrata da Papa Francesco in piazza Unità d’Italia. Da mercoledì scorso sono state 1.200 le persone che hanno preso parte ai lavori congressuali, di cui 310 giovani e 368 donne, due rappresentanze molto significative; oltre 80 i vescovi partecipanti; una settantina le “Buone pratiche” che si sono presentate al pubblico nel solco del cammino sinodale della Chiesa.

Card. Zuppi: «La Chiesa tiene sempre assieme la dimensione spirituale e quella sociale»

Incontrando i giornalisti, il cardinale Zuppi si è detto soddisfatto di quanto accaduto in questi giorni a Trieste: «Abbiamo visto emergere tanta vita vera, tante esperienze concrete ispirate alla Dottrina sociale della Chiesa e che hanno fatto emergere una bellissima realtà della vita della Chiesa, quotidiana, feriale, magari poco conosciuta».
« Al cuore della democrazia – ha affermato – c’è la persona. In momento di anche di disaffezione e individualismo, con la Settimana sociale abbiamo fatto parlare, abbiamo ascoltato e abbiamo raccolto». Il cardinale Zuppi ha rimarcato come la Dottrina sociale della Chiesa tenga insieme lo spirituale e il sociale, difendendo la persona dall’inizio alla fine, sempre. «A Trieste abbiamo visto il gusto dell’impegno, della condivisione, del dono agli altri. Qui non c’è vittimismo, ma tanta gioia e voglia di fare e la contentezza di averlo fatto. Voglio – ha aggiunto il presidente della Cei – un grandissimo ringraziamento al Presidente della Repubblica Mattarella, che ha detto parole inequivocabili e di grandissima sapienza. Poi Le interpretazioni sono piccine. Qui c’è tanta umiltà in cui sta la vera grandezza. Continuiamo a camminare sulle orme del Signore Gesù presente, che è tanto sull’altare della messa, quanto nel sociale della quotidianità. Infatti – ha concluso il porporato – come diceva il cardinale Lercaro, se condivideremo il pane del cielo, come non condivideremo il pane della terra?».

Mons. Renna: «Le comunità cristiane favoriscano le vocazioni all’impegno politico»

Dopo il presidente della Cei ha preso la parola monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato scientifico e organizzatore della Settimana sociale dei cattolici, monsignor Luigi Renna che ha lanciato un appello: «Torniamo a investire sulle scuole di formazione all’impegno sociopolitico dei cristiani. Da sempre nelle comunità cristiane fioriscono vocazioni a lavorare per il bene comune». Il presule ha sottolineato che «a Trieste si è trovato il popolo dei cattolici, che ha dato uno spaccato di sé stesso: non l’Italia dei “senza” (senza giovani, senza donne, senza lavoro, senza speranza ecc.…), ma dell’Italia che si interessa degli altri e si sforza di rigenerare i luoghi, anche i più lontani. Abbiamo assistito a un laboratorio di pensiero, con tanto ascolto e tanto confronto, senza scrivere conclusioni precostituite. Da qui si rafforza una consapevolezza: la Chiesa è chiamata a riscoprire l’alfabetizzazione del sociale e del politico, che resta la più alta forma di carità». Monsignor Renna ha ricordato che la bussola di queste giornate è stata l’enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti e che è importantissimo è stato il lavoro delle “Piazze della democrazia”, che ha coinvolto molte persone, e la presentazione di una selezione di un centinaio di realtà caritative che si spendono per gli ultimi, in tutta Italia. Un percorso che non finisce ma continuerà. Parlando ai giornalisti mons. Renna fa sapere, inoltre, che a «settembre sarà reso noto ciò che è emerso dalle “Piazze della democrazia” in termini di contenuti».

Dalla carità elicita dei piccoli gesti alla carità imperata che invece si organizza

«Dobbiamo continuare a lavorare – ha spiegato l’arcivescovo di Catania – con questo metodo: ascolto e confronto. Resteranno le piazze tematiche, le tavole delle buone pratiche, la promozione del dialogo delle persone impegnate in politica per discutere sulle questioni al di là delle differenze e delle divisioni di partito. Ad emergere è il bisogno di riprendere in mano la formazione all’impegno sociopolitico dei cattolici, chiamati ad animare un pensiero, a spendere le proprie competenze e a offrire la propria testimonianza». Questo può portare frutto in un tempo in cui, lo si è visto nelle recenti elezioni, anche tanti cattolici non votano. «Dobbiamo passare – ha continuato monsignor Renna – dalla carità elicita dei piccoli gesti alla carità imperata che invece si organizza: è un po’ come la metafora del passare dal dare un pesce per mangiare, a insegnare a pescare. L’enciclica Gaudium et spes ci insegna che il bene comune sono le condizioni personali e insieme comunitarie per raggiungere il bene di ciascuno e di tutti», ha continuato evidenziando che – a proposito dell’incontro di ieri autoconvocato da un’ottantina di amministratori pubblici che hanno colto l’occasione della presenza a Trieste per vedersi e condividere un documento di impegno a creare reti di collaborazione su temi trasversali, tralasciando da parte le appartenenze partitiche – ha sottolineato che «non spetta alla Chiesa organizzare incontri tra politici, però possiamo senz’altro dire che ben vengano perché sono un bell’esempio di persone che vogliono confrontarsi assieme». Da sempre le comunità cristiane sono «luoghi dove nascono vocazioni all’impegno politico. Noi siamo chiamati a rilanciare la formazione in questo senso».

Padre Costa: «Il tempo della democrazia non è mai tempo perso»

Contribuire, ascoltare, tessere insieme, proporre per decidere, accompagnare. Sono gli «elementi chiave» indicati da padre Giacomo Costa sul versante del «metodo», affinché i lavori della Settimana sociale non si fermino all’esperienza di Triste. «Contribuire nel senso che tutti sono chiamati a prendere parte alla vita democratica». Nessuno può esserne escluso, e cita i giovani, i poveri, gli stranieri: «Tutti possono contribuire alla crescita del Paese». Ascoltare: «Occorre allacciare i bottoni della fiducia reciproca», riconoscendo i rispettivi limiti e mettendo in comune la propria voce, le rispettive idee. «Tessere insieme, ovvero cogliere le consonanze e le dissonanze, entrambe interessanti». Quindi «proporre per decidere, elaborare proposte, assumere decisioni», «costruendo un consenso che eviti le fratture». Padre Costa specifica: «il tempo della democrazia non è mai tempo perso». Non ultimo, Costa parla di accompagnamento, «perché i processi hanno bisogno di essere accompagnati. Basti pensare al grande contributo portato qui a Trieste dai giovani facilitatori» nei laboratori della partecipazione. Cita, infine, il cammino sinodale «che mette al centro la partecipazione, una risposta all’individualismo e al populismo. Un metodo di agire carico di speranze».

Granata: «La democrazia deve tornare nelle piazze delle città»

«Siamo vivi. Qui a Trieste, nei rispettivi territori. Abbiamo avvertito la brezza dello Spirito, abbiamo compreso, insieme, che occorre partecipare». Elena Granata, componente del Comitato scientifico, interviene all’assemblea dei delegati della Settimana sociale, per individuare alcune «prospettive». Indica la necessità di non dimenticare «ciò che abbiamo fatto qui», perché c’è «il rischio» di ritenere che «sia stato tutto un sogno». «Si tratta di continuare ad attenerci alla dinamica partecipativa che abbiamo sperimentato in questi giorni». Occorre del resto «rialfabetizzarsi alla democrazia, e questo vale per ogni generazione».

Aggiunge: «L’elaborazione politica, l’agire pensante chiede un linguaggio nuovo, un pensiero che sta nella complessità, sviluppando competenze». Partecipazione e democrazia chiamano in causa i «luoghi, perché non si può mai essere estranei rispetto ai luoghi in cui viviamo». «Oggi a Trieste ci sentiamo spinti dalla Fratelli tutti. E non vorremmo che Papa Francesco debba scrivere una ‘Fratelli tutti 2’ perché non abbiamo messo in pratica la prima». La professoressa Granata ricorda che i delegati hanno «sperimentato alcune formule». Anzitutto «le “Piazze della democrazia”, per mostrare come la democrazia deve tornare nelle piazze delle città». Quindi segnala i «dialoghi tra le buone pratiche, spazi nuovi di messa in rete», domandandosi «cosa possiamo fare per essere utili e sfidanti per la politica». Cita, infine, la possibilità di «promuovere luoghi di confronto e discernimento» tra persone impegnate in politica.

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