La rielezione di Mattarella: una scelta che rassicura

Da «Dialoghi». Tre elementi salienti: un testimone di esemplare senso del dovere, un garante della stabilità di governo e dell’equilibrio tra i poteri, un interprete delle attese e delle speranze dei cittadini.

La corale soddisfazione per la riconferma a larghissima maggioranza di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, dopo una settimana travagliata da tanti tentativi e forzature di parte, rappresenta di per sé il riconoscimento migliore della bontà della scelta operata dal parlamento integrato dai delegati regionali. In effetti, senza qui riprendere i molteplici significativi attestati di stima che immediatamente sono stati formulati – oltre che dalla maggior parte delle forze politiche e sociali nazionali – anche dai responsabili europei e di altri Paesi democratici, si è subito percepito il ripristino di un clima di serenità dopo le tensioni e contrapposizioni di candidature a vario titolo inadeguate, se non talora pericolose per la stabilità del governo in un delicato periodo di emergenze sanitarie, economiche e sociali.
D’altra parte, la generale condivisione per il proseguimento dell’alta responsabilità di un presidente che già aveva dimostrato la concreta capacità di rappresentare i valori unitari della Repubblica e di garantire tutto il sistema, specie nei momenti di crisi, con un rigoroso rispetto della Costituzione, non è che la riconferma di un diffuso apprezzamento per Mattarella, oggetto negli ultimi mesi in svariate occasioni pubbliche di tanti applausi sinceri in quanto simbolo della politica che tutti i cittadini democratici vorrebbero. Dunque un’ottima notizia per il nostro Paese, evidenziata anzitutto dal prolungato applauso di chi lo aveva eletto, seppure a fronte della cattiva prova di molti leader dei partiti politici.

In attesa delle dichiarazioni presidenziali dopo il giuramento per il nuovo mandato, ci sembra che si possano – anzi si debbano – fin d’ora sottolineare almeno tre elementi salienti riguardo a quanto accaduto e alle prospettive. In primo luogo la testimonianza che si è avuta dell’esemplare senso del dovere da parte di Mattarella, il quale – pur riluttante al rinnovo del mandato sia per comprensibili ragioni personali sia perché convinto dell’inopportunità costituzionale di una rielezione ad una carica di così lunga durata – ha saputo far prevalere, come rilevato da papa Francesco, uno “spirito di generosa responsabilità”, anzitutto perché sollecitato dalla spontanea iniziativa di tanti parlamentari a fronte delle difficoltà dei leader di partito. È qui emersa una volta di più la matrice della sua formazione culturale politico-democratica, in cui il senso del servizio ha un preciso significato.

Si può poi aggiungere che questa sua capacità di ascolto e di dedizione al bene comune – in sintonia con quanto auspicato nel documento “Il Presidente che vorremmo”, sottoscritto anche dall’Istituto Bachelet – rappresenta una specifica garanzia di poter contare su un vertice del sistema in grado di esercitare, quando necessario, quel ruolo di mediazione e saggia ponderazione che può assicurare equilibrio tra i poteri e stabilità di governo, tanto più indispensabile in una fase così delicata con varie emergenze, in cui si devono tra l’altro operare scelte tempestive e coerenti col Pnrr ed evitare derive propagandistiche o populistiche.

C’è inoltre particolare necessità di poter contare nei prossimi anni di un’autorità istituzionale super partes capace di rendersi davvero interprete delle attese e delle speranze dei cittadini, in grado anche di richiamare organi pubblici e forze politiche a esercitare i propri compiti per dar vita ad alcune riforme da considerare prioritarie. A cominciare, già in questo finale di legislatura, dall’adeguamento dei regolamenti parlamentari per tener conto del nuovo volto delle due camere e dell’esigenza di scoraggiare i cambi di casacca, nonché della necessità di una legge elettorale che ripristini la possibilità reale di scegliere gli eletti da parte degli elettori. E poi, appena possibile, la revisione del bicameralismo perfetto, con spazio alle autonomie, e l’impossibilità pro futuro di rielezione del Capo dello Stato.

Articolo pubblicato sul blog di rivistadialoghi.it, sito della rivista «Dialoghi», trimestrale culturale promosso dall’Azione cattolica italiana. Gian Candido De Martin è professore emerito di Diritto pubblico alla LUISS “Guido Carli” di Roma e presidente dell’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici “Vittorio Bachelet”.

Autore articolo

Gian Candido De Martin

Prossimo articolo