Un percorso informativo e formativo in vista della consultazione sul taglio dei parlamentari/2

La posta in gioco (e le posizioni in campo)

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a cura di Gioele Anni - Il referendum confermativo del prossimo 20-21 settembre sarà il quarto nella storia della Repubblica italiana. In questa occasione, i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi sulla modifica della Costituzione che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. Tale modifica è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati lo scorso 8 ottobre 2019, e ora i cittadini devono decidere se confermare quanto deciso dal Parlamento. Il referendum, inizialmente programmato per il 29 marzo 2020, è stato rinviato a causa della pandemia da Coronavirus.

CHE COS’È UN REFERENDUM CONFERMATIVO
Prima di analizzare nel dettaglio il tema del referendum, è bene ricordare le caratteristiche del referendum confermativo (o costituzionale). Questo tipo di votazione viene indetta quando una legge che modifica la Costituzione italiana è stata approvata dal Parlamento con meno dei due terzi dei consensi.
Il referendum confermativo non ha un quorum, quindi non c’è bisogno che un numero minimo di persone vadano alle urne (come avviene invece nei referendum che propongono la cancellazione di una legge, e che risultano validi solo se il 50% + 1 della popolazione avente diritto si reca a votare). Nel referendum del 20 e 21 settembre, come detto, non ci sarà quorum: di conseguenza, chi deciderà di astenersi lascerà che la decisione sia interamente nelle mani di coloro che si recheranno al seggio elettorale.

LA LEGGE COSTITUZIONALE SULLA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI
I cittadini italiani si esprimeranno sulla modifica di tre articoli della Costituzione: il numero 56, il 57 e il 59. Tali articoli riguardano, rispettivamente: la composizione della Camera dei Deputati; la composizione del Senato della Repubblica; il numero dei Senatori a vita.
Nell’ordinamento italiano il Parlamento è suddiviso in due rami: la Camera dei Deputati e il Senato. Le due Camere svolgono le stesse funzioni nel percorso di approvazione delle leggi e di concessione della fiducia al Governo, per questo si parla di “bicameralismo perfetto”. La modifica della Costituzione non cambia il funzionamento delle Camere, ma riduce in modo lineare i componenti di ciascun ramo del Parlamento.

COSA CAMBIA CON LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI
La legge costituzionale introduce queste modifiche:

  • Il numero dei Deputati passa da 630 a 400
  • Il numero dei Senatori passa da 315 a 200
  • La rappresentanza degli italiani residenti all’estero si riduce da 12 a 8 Deputati e da 6 a 4 Senatori
  • Il numero massimo dei Senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica viene fissato a 5 (con la precedente formulazione dell’articolo 59, ogni Presidente poteva creare 5 nuovi Senatori a vita, anche se quelli nominati dal suo predecessore rimanevano ancora in carica)

Secondo le forze politiche che hanno proposto la riforma, essa ha tre obiettivi principali:

  • Ridurre i costi di funzionamento del Parlamento (si stima un risparmio di circa 100 milioni di Euro all’anno)
  • Rendere più efficienti i lavori delle due Camere, in virtù del numero ridotto dei parlamentari
  • Allineare il rapporto tra quantità di popolazione e numero dei rappresentanti del Parlamento italiano a quello degli altri Parlamenti dei Paesi europei

POSIZIONAMENTO DELLE FORZE POLITICHE
Nelle sue prime tre letture (una legge di modifica della Costituzionale viene approvata dopo quattro votazioni, due alla Camera e due al Senato), la norma sulla riduzione dei parlamentari era stata votata dal MoVimento 5 Stelle e dalla Lega Nord, che all’epoca formavano la maggioranza a sostegno del primo governo Conte; e da Forza Italia e Fratelli d’Italia, che pur essendo forze di opposizione si erano espresse a favore del progetto di riforma.
La quarta votazione è avvenuta lo scorso 8 ottobre 2019 in un nuovo scenario politico: a settembre era nato infatti il secondo governo Conte sostenuto dal MoVimento 5 Stelle con Partito Democratico, Liberi e Uguali e il nuovo partito di Italia Viva. In virtù di un accordo tra i partiti di governo anche Pd, LeU e IV hanno votato a favore della riforma nella quarta lettura, portando i consensi sopra i 2/3 per un totale di 553 voti favorevoli alla Camera. Tuttavia, dato che nella precedente lettura al Senato il quorum dei 2/3 non era stato raggiunto, è scattata la richiesta di referendum confermativo della riforma.

ACCORDI NELLA MAGGIORANZA DI GOVERNO
Le forze di maggioranza si sono accordate per approvare in via definitiva, dopo l’eventuale Sì al referendum, alcune leggi che – a detta dei partiti di governo – renderebbero più efficace ed equilibrato l’impatto della riforma. La discussione di alcune di esse è già stata calendarizzata dalle Camere, ma naturalmente l’approvazione non è certa. Tra queste leggi ci sono:

  • l’abbassamento dell’età minima per eleggere i senatori a 18 anni, portando così a equiparare l’età minima degli elettori di Camera e Senato (al momento votano per la Camera i cittadini con minimo 18 anni, per il Senato quelli con minimo 25 anni)
  • la modifica del criterio geografico di elezione dei Senatori, che andrebbero eletti su base “circoscrizionale” anziché su base “regionale”, in modo da non svantaggiare eccessivamente le Regioni più piccole, le quali si troverebbero ad avere una rappresentanza eccessivamente ridotta rispetto al numero degli abitanti
  • la modifica del sistema di elezione del Presidente della Repubblica (attualmente il Capo dello Stato è eletto dalle Camere in seduta comune, più tre delegati per ogni Regione: la maggioranza vuole ridurre il numero dei delegati regionali a due, in modo da bilanciare il minor numero di parlamentari previsti dalla riforma costituzionale)
  • la modifica dei regolamenti parlamentari, per prevedere un funzionamento più efficiente di Camera e Senato
  • una nuova legge elettorale di tipo proporzionale (attualmente è in vigore il “Rosatellum”, sistema con cui si è votato alle elezioni politiche del 2018 e che prevede una quota mista di maggioritario e proporzionale): con la riduzione dei parlamentari, si suppone infatti che la forza o coalizione di maggioranza relativa – qualora vincesse nella maggioranza dei collegi unoniminali – si ritroverebbe in Parlamento con una superiorità numerica sproporzionata rispetto alle altre forze politiche.

L’importanza di votare in modo consapevole”: a proposito delle prossime elezioni regionali e del referendum confermativo.

Nelle prossime schede di questo percorso formativo e informativo daremo voce a due costituzionalisti: uno schierato a favore del Sì alla riforma, e uno che invece sostiene il No.