La policy Ac per la promozione di un ambiente educativo sicuro

Sulla scia del “Progetto Safe”, l’Ac ha dato avvio a un programma formativo che sostenga gli educatori nella tutela dei diritti dei minori, da cui è scaturita la stesura di una policy e dei relativi impegni.

Si è concluso oggi, con un convegno in Vaticano, il “Progetto Safe– Educare e Accogliere in ambienti sicuri realizzato dall’Azione Cattolica, dal Csi e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, con il sostegno dell’Unione Europea. Due anni di lavoro, in particolare di ricerca e formazione sul campo (già sottoposti ad attività di valutazione da un gruppo di esperti dell’Università Cattolica sede di Piacenza), per rispondere alla mancanza di consapevolezza e conoscenza sulle misure per rilevare precocemente, segnalare e prevenire gli abusi sui minori tra individui di organizzazioni religiose impegnate in attività sociali, ricreative e sportive con i più piccoli. Con l’obiettivo di sostenere l’inserimento delle politiche di tutela dei minori in alcune delle più grandi organizzazioni religiose italiane e garantire uno strumento di formazione efficace per le persone che hanno a vario titolo contatti regolari con i minori.

Una lacuna che il “Progetto Safe” ha cercato di colmare attraverso sessioni di formazione in 27 province di 13 regioni italiane, raggiungendo 1184 persone tra leader locali, professionisti e volontari di organizzazioni religiose che hanno rapporti regolari con più di 46.300 bambini. Risultato: i corsi di formazione hanno aumentato il grado di consapevolezza che i membri delle associazioni e i volontari avevano degli abusi sui minori, delle loro cause, dei fattori di rischio e di quelli protettivi, delle conseguenze ad ampio raggio e del modo in cui l’associazione a cui appartengono dovrebbe o non dovrebbe gestire questi casi.

In sostanza sono complessivamente aumentati il grado di conoscenza e competenza nel campo dell’abuso sui minori, sulla capacita di interpretare i segnali di aiuto delle potenziali vittime, sulla comunicazione protettiva, sulle buone pratiche condivise e sui codici di condotta. Il tutto in un quadro di rilancio di un’autentica alleanza educativa, un patto di corresponsabilità, tra tutte le generazioni adulte che, pur nel rispetto dei diversi ruoli e delle specifiche competenze, sono chiamate ad accompagnare e prendersi cura responsabilmente del percorso di crescita delle nuove generazioni.

In riferimento all’Ac, il “Progetto Safe” ha visto il coinvolgimento di 8 associazioni diocesane (Nardó – Gallipoli, Conversano – Monopoli, Macerata, Piacenza, Ferrara, Genova, Verona e Cagliari), per le quali è stato preparato uno specifico percorso di formazione, svolto tra novembre 2020 e settembre 2021, curato da un team di docenti universitari, che ha visto la partecipazione di oltre 250 educatori e di oltre 90 responsabili associativi (responsabili e consiglieri diocesani e parrocchiali, membri d’equipe diocesane).

Da questa esperienza – come ha sottolineato il presidente nazionale Ac Giuseppe Notarstefano nel suo intervento al Convegno – è scaturita «una rinnovata consapevolezza di cosa possa significare promuovere un ambiente educativo sicuro per i più piccoli, declinando questa attenzione alla specificità della realtà ecclesiale e associativa». E soprattutto: «La partecipazione attiva del Ac al progetto ha condotto alla stesura di una “Policy dell’Ac per la Promozione di ambienti educativi sicuri” che impegna l’Azione Cattolica per la promozione, per la prevenzione e per la formazione degli educatori. (In allegato trovate il pdf del documento integrale. La policy è stata redatta a cura di Rosa Colucci, Claudio di Perna, Martino Nardelli e Antonio Vannisanti).

In sintesi, la policy prevede:

Innanzitutto, la costruzione di un ambiente sicuro. Significa impegnarsi a garantire che la relazione educativa sia un’esperienza di protezione e di cura positiva e il più possibile gioiosa per tutte le ragazze e i ragazzi, mettendoli al sicuro non solo da eventuali pericoli o abusi, ma anche da negligenze e disattenzioni o da una formazione carente e superficiale. Significa che per occuparsi dei più piccoli occorre avere una preoccupazione autentica per loro. Per questo, il processo educativo deve partire dalla conoscenza delle differenze dei bisogni e dal riconoscimento e dal rispetto delle diverse inclinazioni di ciascuno di loro. Andare dunque oltre il trasferimento di nozioni e di azioni educative standardizzate, aprendosi alla costruzione di relazioni significative, attente e fiduciose.

Un ambiente capace di restituire un senso di accogliente protezione. Solo cosi si riesce a dare sicurezza al bambino e si fa crescere in lui la fiducia in se stesso, rendendolo più capace di affrontare e contrastare situazioni che possano destare malessere. Per fare questo serve aiutare i piccoli a condividere le proprie emozioni e difficoltà, ponendosi in ascolto delle loro paure, cercando di comprendere i loro bisogni, incoraggiandoli, senza intrusività, a esprimere le proprie preoccupazioni, parlando apertamente di cosa possono fare nel caso in cui emerga un qualsiasi problema.

Dare la massima attenzione alle dinamiche di gruppo. L’esperienza di gruppo è un punto di forza dell’azione educativa, una delle situazioni che insegnano alle persone a uscire da sé stesse. Occorre però porre grande attenzione anche a quelle dinamiche disfunzionali che possono sfociare in relazioni abusanti all’interno del gruppo dei pari, da parte dei più grandi nei confronti dei più piccoli, o da parte dei più “forti” nei confronti dei più fragili, cercando di prevenire e comunque contrastando tutti quei comportamenti all’interno del gruppo dei pari che possono intimidire o creare disagio, insicurezza, paura, senso di esclusione o di isolamento.

Un’attenzione particolare si riserva a tutte quelle condizioni di maggiore fragilità, tra cui la disabilità e lo svantaggio socioculturale, in cui aumenta il rischio di incorrere in relazioni disfunzionali e potenzialmente dannose per i più piccoli e i più fragili.

La scelta degli educatori deve riflettere l’impegno dell’Associazione per la tutela dei bambini, delle bambine e degli adolescenti, garantendo che siano adottate valutazioni, controlli e procedure per escludere chiunque non sia idoneo a lavorare con i minori.

Gli educatori sono formati e supportati nello sviluppo di sensibilità, conoscenze ed esperienze sulla tutela dei più piccoli, adeguate al loro ruolo all’interno dell’organizzazione. È compito dell’Ac formare i propri educatori a un “ascolto attento”.

Tutti coloro che collaborano a qualsiasi titolo con l’Azione cattolica, tutti i soci, giovani e adulti, e in particolare coloro che vengono chiamati al servizio educativo, devono essere resi sensibili e consapevoli dell’esistenza di rischi di abuso e maltrattamento a danno delle bambine, dei bambini e degli adolescenti.

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Autore articolo

Antonio Martino