Seminario sul Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale della pace 2020

La pace come cammino di speranza

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«La pace è “un edificio da costruirsi continuamente”, un cammino che facciamo insieme cercando sempre il bene comune e impegnandoci a mantenere la parola data e a rispettare il diritto»: così scrive papa Francesco - citando anche l’enciclica Gaudium et spes – nel suo Messaggio per la 53ª Giornata mondiale della pace (La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica) celebrata lo scorso 1 gennaio 2020. Un «cammino di speranza», che - ci ricorda Francesco - passa necessariamente attraverso l’ascolto e il dialogo, il riconoscimento degli altri come fratelli, quindi il superamento della paura (che spesso è fonte di conflitto) e la capacità di perdonare. Elementi necessari alla pace sono anche la tensione alla costruzione di un più giusto sistema economico – «poiché la questione della pace permea tutte le dimensioni della vita comunitaria» – e la volontà di ripensare il nostro modo di abitare la casa comune, nella direzione di una conversione ecologica cui il papa richiama già a partire dalla sua prima enciclica, Laudato si’, del 2015.

In questo chiaro orizzonte di impegno per la pace si muoverà il seminario dedicato al Messaggio di Francesco, in programma venerdì 17 gennaio 2020 (dalle ore 17 alle ore 20) a Roma, presso la Domus Mariae in via Aurelia 481, promosso dalla presidenza nazionale dell’Azione cattolica italiana e dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, che, tenendo fede ad una consolidata tradizione di impegno per la promozione di una cultura di pace, hanno scelto di mettersi in cammino con Francesco sulla via della pace, nel segno di quella fraternità che è sempre da scoprire, amare, sperimentare, annunciare e testimoniare.
Intervengono: Gianguido Salvi, vicedirettore del Museo Nazionale dell’Antartide; Maria Luisa Boccacci, coordinatrice Comunità Laudato si’; Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana; Ugo Villani, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto “Giuseppe Toniolo”.

Mentre dal Medio Oriente venti di guerra soffiano tempestosi, vale la pena sottolineare che «la guerra – lo spiega Francesco – comincia spesso con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a rinchiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo». La guerra, aggiunge papa Bergoglio, «si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo».
Eppure, sottolinea il Messaggio, «il desiderio di pace è profondamente inscritto nel cuore dell’uomo e non dobbiamo rassegnarci a nulla che sia meno di questo». Occorre «abbandonare il desiderio di dominare gli altri e imparare a guardarci a vicenda come persone, come figli di Dio, come fratelli». «L’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé», è il monito di Francesco per il quale «solo scegliendo la via del rispetto si potrà rompere la spirale della vendetta e intraprendere il cammino della speranza».

Oltre che conversione dei cuori, per papa Francesco l’impegno per la pace è un cammino di conversione ecologica. «Se una cattiva comprensione dei nostri principi ci ha portato a volte a giustificare l’abuso della natura o il dominio dispotico dell’essere umano sul creato, o le guerre, l’ingiustizia e la violenza, come credenti possiamo riconoscere che in tal modo siamo stati infedeli al tesoro di sapienza che avremmo dovuto custodire».

Per Francesco « il cammino di riconciliazione è anche ascolto e contemplazione del mondo che ci è stato donato da Dio affinché ne facessimo la nostra casa comune. Infatti, le risorse naturali, le numerose forme di vita e la Terra stessa ci sono affidate per essere “coltivate e custodite” anche per le generazioni future, con la partecipazione responsabile e operosa di ognuno. Tutti abbiamo bisogno di un cambiamento nelle convinzioni e nello sguardo, che ci apra maggiormente all’incontro con l’altro e all’accoglienza del dono del creato, che riflette la bellezza e la sapienza del suo Artefice».

La conversione ecologica alla quale Farncesco fa appello «ci conduce quindi a un nuovo sguardo sulla vita, considerando la generosità del Creatore che ci ha donato la Terra e che ci richiama alla gioiosa sobrietà della condivisione. Tale conversione va intesa in maniera integrale, come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita».